test banner

1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 30 del 24-7-2019

N. 192 SENTENZA 5 giugno - 19 luglio 201

N. 192 SENTENZA 5 giugno - 19 luglio 2019 Giudizio di legittimita' costituzionale in via principale. Impiego pubblico regionale - Assegnazione temporanea di personale - Trattamento economico del personale proveniente da altre pubbliche amministrazioni - Indisponibilita' del posto in dotazione organica del dipendente regionale in assegnazione temporanea. - Legge della Regione Toscana 29 giugno 2018, n. 32 (Disposizioni in materia di reclutamento speciale finalizzate al superamento del precariato. Modifiche alla l.r. 1/2009 in materia di capacita' assunzionale e assegnazione temporanea dei dipendenti), artt. 5, comma 1, e 6, comma 2, nella parte in cui inserisce i commi 9-ter e 9-quater nell'art. 29 della legge della regione Toscana 8 gennaio 2009, n. 1 (Testo unico in materia di organizzazione e ordinamento del personale). - (T-190192) (GU 1a Serie Speciale - Corte Costituzionale n.30 del 24-7-2019

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimita' costituzionale degli artt. 5, comma
1, e 6, comma 2, della legge della Regione Toscana 29 giugno 2018, n.
32 (Disposizioni in materia di reclutamento speciale finalizzate al
superamento del precariato. Modifiche alla l.r. 1/2009 in materia di
capacita' assunzionale e assegnazione temporanea dei dipendenti),
promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso
notificato il 10-17 settembre 2018, depositato in cancelleria il 18
settembre 2018, iscritto al n. 62 del registro ricorsi 2018 e
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 42, prima
serie speciale, dell'anno 2018.
Visto l'atto di costituzione della Regione Toscana;
udito nella udienza pubblica del 4 giugno 2019 il Giudice
relatore Silvana Sciarra;
uditi l'avvocato dello Stato Gianna Maria De Socio per il
Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Marcello Cecchetti
per la Regione Toscana.

Ritenuto in fatto

1.- Con ricorso, notificato il 10-17 settembre 2018, depositato
il 18 settembre 2018, il Presidente del Consiglio dei ministri,
rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha
promosso questioni di legittimita' costituzionale degli artt. 5,
comma 1, e 6, comma 2, della legge della Regione Toscana 29 giugno
2018, n. 32 (Disposizioni in materia di reclutamento speciale
finalizzate al superamento del precariato. Modifiche alla l.r. 1/2009
in materia di capacita' assunzionale e assegnazione temporanea dei
dipendenti), in riferimento, nel complesso, agli artt. 3, 117,
secondo comma, lettera l), e terzo comma, della Costituzione.
Il ricorrente ha impugnato, anzitutto, l'art. 5, comma 1, della
citata legge regionale n. 32 del 2018, che ha introdotto l'art.
22-bis nella legge della Regione Toscana 8 gennaio 2009, n. 1 (Testo
unico in materia di organizzazione e ordinamento del personale).
Quest'ultimo e' censurato in quanto definirebbe la capacita'
assunzionale della Regione e degli enti da essa dipendenti in misura
"complessiva" in contrasto con i principi di coordinamento della
finanza pubblica di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., stabiliti
dall'art. 1, comma 228, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, recante
«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale
dello Stato (legge di stabilita' 2016)», secondo cui il fabbisogno e'
determinato in relazione a ciascuna singola amministrazione, senza
possibilita' di compensazioni o travaso tra piu' amministrazioni.
Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato, altresi',
l'art. 6, comma 2, della citata legge regionale n. 32 del 2018, la'
dove ha inserito i commi 9-ter e 9-quater nell'art. 29 della legge
regionale n. 1 del 2009.
Quanto al comma 9-ter, esso e' impugnato nella parte in cui
dispone che la Regione, sulla base di appositi protocolli, puo'
utilizzare personale in assegnazione temporanea proveniente da altre
pubbliche amministrazioni, precisando che «[i]l personale conserva il
trattamento economico, anche accessorio, in godimento alla data di
assegnazione» e che «[i] relativi oneri finanziari sono a carico del
bilancio regionale». In tal modo, la citata disposizione avrebbe leso
la sfera di competenza esclusiva del legislatore statale in materia
di «ordinamento civile» di cui all'art. 117, secondo comma, lettera
l), Cost., ponendosi in contrasto con l'art. 70, comma 12, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali
sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni
pubbliche).
Tale norma stabilisce che l'ente che utilizza il personale deve
rimborsare all'amministrazione di appartenenza del lavoratore gli
oneri relativi al solo trattamento fondamentale, come determinato in
base al contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) allo stesso
direttamente applicabile, senza nulla dire sul trattamento
accessorio. Quanto a quest'ultimo, il ricorrente precisa che esso,
secondo una regola generale ormai consolidata nella prassi
amministrativa, dovrebbe essere corrisposto al dipendente dall'ente
presso il quale lo stesso svolge la sua prestazione, al fine di
evitare situazioni di disparita' di trattamento tra lavoratori
addetti ai medesimi compiti.
La citata disposizione regionale, inoltre, determinerebbe una
disparita' di trattamento rispetto alla generalita' delle altre
amministrazioni pubbliche, in violazione dell'art. 3 Cost.
Quanto al comma 9-quater dell'art. 29 della legge reg. Toscana n.
1 del 2009, esso e' impugnato in quanto dispone che «il posto in
dotazione organica del dipendente regionale in assegnazione
temporanea resta indisponibile per tutta la durata della stessa. Il
personale proveniente da altre pubbliche amministrazioni in
assegnazione temporanea presso la Regione non ricopre posti in
dotazione organica e non rileva ai fini del rispetto dei limiti di
cui all'articolo 18-bis» della legge regionale n. 1 del 2009.
In tal modo, la norma regionale derogherebbe ai limiti fissati
dall'art. 19, comma 5-bis, del d.lgs. n. 165 del 2001, - peraltro non
recepito dall'art. 18-bis della legge regionale n. 1 del 2009 nella
sua piu' recente formulazione - in ordine al conferimento di
incarichi dirigenziali al personale proveniente da altre pubbliche
amministrazioni in assegnazione temporanea presso la Regione, in
violazione sia dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., che
riserva alla competenza esclusiva statale la disciplina
dell'«ordinamento civile», sia del principio di eguaglianza di cui
all'art. 3 Cost., in quanto creerebbe una disparita' di trattamento
rispetto a quanto previsto per la generalita' delle altre
amministrazioni pubbliche.
Nella memoria depositata nell'imminenza dell'udienza pubblica, il
Presidente del Consiglio dei ministri, preso atto dell'intervenuta
modifica dell'art. 22-bis della legge regionale n. 1 del 2009,
introdotto dall'impugnato art. 5, comma 1, della legge reg. Toscana
n. 32 del 2018, ad opera dell'art. 1, comma 1, della legge della
Regione Toscana 12 ottobre 2018, n. 56 (Disposizioni in materia di
capacita' assunzionale della Giunta regionale e degli enti dipendenti
e di reclutamento speciale finalizzato al superamento del precariato.
Modifiche alla l.r. 1/2009 e alla l.r. 32/2018), ha rinunciato,
parzialmente, al ricorso, ritenendo la sopraggiunta modifica idonea a
superare i vizi di illegittimita' costituzionale che inficiavano il
predetto art. 5, comma 1, della legge regionale n. 32 del 2018.
2.- Nel giudizio si e' costituita la Regione Toscana che ha
chiesto che il ricorso sia respinto.
In particolare, con riguardo alle censure rivolte all'art. 6,
comma 2, della legge reg. Toscana n. 32 del 2018, nella parte in cui
ha inserito il comma 9-ter nell'art. 29 della legge reg. Toscana n. 1
del 2009, la Regione ha precisato che esso non farebbe altro che dare
attuazione a quanto stabilito dall'art. 23-bis, comma 7, del d.lgs.
n. 165 del 2001, in tema di assegnazione temporanea di personale
presso altre pubbliche amministrazioni o imprese private per la
realizzazione di singoli progetti di loro interesse specifico, con il
consenso dell'interessato. Piu' precisamente, nel prevedere che il
trattamento economico del personale in assegnazione temporanea, ivi
compreso il trattamento accessorio, sia quello in godimento presso
l'amministrazione di provenienza, tale norma avrebbe solo tutelato
l'interesse specifico dell'amministrazione di provenienza a che il
progetto sia seguito dal proprio dipendente, cui si intende garantire
certezza giuridica in ordine alla quantificazione del trattamento
economico accessorio.
Anche le censure rivolte al comma 9-quater, inserito nel citato
art. 29 della legge reg. Toscana n. 1 del 2009 dall'art. 6, comma 2,
della legge reg. Toscana n. 32 del 2018, sarebbero prive di
fondamento. Le attivita' connesse alle assegnazioni temporanee di
personale rivestirebbero carattere esclusivamente progettuale e,
qualora comportassero il coinvolgimento di personale dirigente, non
implicherebbero l'attribuzione a quest'ultimo della responsabilita'
di strutture. Per questo motivo, la Regione Toscana ha ritenuto di
non dover computare le unita' di personale dirigenziale di cui
trattasi nella quota del 10 per cento prevista dall'art. 18-bis,
comma 1, della legge regionale n. 1 del 2009.
Con memoria depositata nell'imminenza dell'udienza pubblica, la
Regione Toscana ha accettato la rinuncia parziale al ricorso
presentata dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento
all'art. 5, comma 1, della legge reg. Toscana n. 32 del 2018.
3.- All'udienza pubblica le parti hanno insistito per
l'accoglimento delle conclusioni formulate nelle difese scritte.

Considerato in diritto

1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso
questioni di legittimita' costituzionale, in via principale, degli
artt. 5, comma 1, e 6, comma 2, della legge della Regione Toscana 29
giugno 2018, n. 32 (Disposizioni in materia di reclutamento speciale
finalizzate al superamento del precariato. Modifiche alla l.r. 1/2009
in materia di capacita' assunzionale e assegnazione temporanea dei
dipendenti), in riferimento, nel complesso, agli artt. 3, 117,
secondo comma, lettera l), e terzo comma, della Costituzione.
2.- Nelle more del giudizio, la Regione Toscana ha approvato la
legge regionale 12 ottobre 2018, n. 56 (Disposizioni in materia di
capacita' assunzionale della Giunta regionale e degli enti dipendenti
e di reclutamento speciale finalizzato al superamento del precariato.
Modifiche alla l.r. 1/2009 e alla l.r. 32/2018), il cui art. 1, comma
1, ha modificato l'art. 22-bis della legge regionale n. 1 del 2009,
introdotto dall'impugnato art. 5, comma 1, della citata legge
regionale n. 32 del 2018. Tale modifica e' stata ritenuta idonea a
superare i vizi di legittimita' costituzionale denunciati dal
Presidente del Consiglio dei ministri, che, quindi, ha rinunciato al
ricorso per questa parte. La Regione ha dichiarato di accettare tale
rinuncia parziale.
Pertanto, ai sensi dell'art. 23 delle Norme integrative per i
giudizi davanti alla Corte costituzionale, deve essere dichiarata
l'estinzione del processo in relazione alla questione di legittimita'
costituzionale dell'art. 5, comma 1, della legge reg. Toscana n. 32
del 2018, promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri.
3.- Restano, quindi, da esaminare le questioni inerenti all'art.
6, comma 2, della medesima legge regionale n. 32 del 2018.
3.1.- Il citato art. 6, comma 2, della legge reg. Toscana n. 32
del 2018 e' anzitutto impugnato nella parte in cui inserisce il comma
9-ter nell'art. 29 della legge della Regione Toscana 8 gennaio 2009,
n. 1 (Testo unico in materia di organizzazione e ordinamento del
personale).
Il ricorrente ritiene che tale comma, la' dove stabilisce che il
personale in assegnazione temporanea alla Regione, proveniente da
altre pubbliche amministrazioni, «conserva il trattamento economico,
anche accessorio, in godimento alla data di assegnazione» e che «[i]
relativi oneri finanziari sono a carico del bilancio regionale»,
abbia leso la sfera di competenza esclusiva del legislatore statale
in materia di «ordinamento civile» di cui all'art. 117, secondo
comma, lettera l), Cost., , ponendosi in contrasto con l'art. 70,
comma 12, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme
generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche).
Secondo questa norma l'ente che utilizza il personale deve
rimborsare all'amministrazione di appartenenza del lavoratore gli
oneri relativi al solo trattamento fondamentale, come determinato in
base al contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) allo stesso
direttamente applicabile. Nulla e' detto sul trattamento accessorio.
Quest'ultimo, secondo una regola generale ormai consolidata nella
prassi amministrativa, dovrebbe essere corrisposto al dipendente
dall'ente presso il quale lo stesso svolge la sua prestazione, al
fine di evitare situazioni di disparita' di trattamento tra
lavoratori addetti ai medesimi compiti.
Il ricorrente ritiene, inoltre, che la citata disposizione
regionale determini una disparita' di trattamento rispetto a quanto
previsto per la generalita' delle altre amministrazioni pubbliche, in
violazione dell'art. 3 Cost.
3.1.1.- Le questioni non sono fondate.
L'art. 6, comma 2, contenuto nella legge reg. Toscana n. 32 del
2018, nella parte in cui inserisce il comma 9-ter nell'art. 29 della
legge reg. Toscana n. 1 del 2009, prevede l'utilizzazione, da parte
della Regione, di personale temporaneamente assegnato da altre
amministrazioni per la realizzazione di singoli progetti, sulla base
di «appositi protocolli». Si da', in tal modo, applicazione all'art.
23-bis, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, che individua una
particolare forma di mobilita' temporanea dei lavoratori pubblici fra
amministrazioni pubbliche, ma anche fra amministrazioni pubbliche e
imprese private, attraverso l'assegnazione temporanea di personale,
sulla scorta di appositi protocolli. L'istituto, introdotto dall'art.
7 della legge 15 luglio 2002, n. 145 (Disposizioni per il riordino
della dirigenza statale e per favorire lo scambio di esperienze e
l'interazione tra pubblico e privato), ha caratteri del tutto
particolari, perche' si prefigge di soddisfare contestualmente sia le
esigenze di una circolazione piu' efficiente e flessibile delle
professionalita' all'interno delle amministrazioni pubbliche (e delle
imprese), sia il contenimento dei costi per il personale pubblico.
Esso e' stato introdotto dal legislatore statale al fine di
consentire la realizzazione di specifici progetti di interesse per
l'amministrazione di appartenenza e per quella destinataria, per un
tempo definito e al di fuori dell'ordinaria amministrazione. Cio'
implica che sia acquisito il consenso del lavoratore interessato,
prima che sia siglato il protocollo d'intesa con cui le parti
«disciplinano le funzioni, le modalita' di inserimento», nonche'
«l'onere per la corresponsione del trattamento economico da porre a
carico delle imprese destinatarie».
Con il ricorso a questo strumento le amministrazioni possono
avviare specifiche attivita' e raggiungere obiettivi di efficienza e
specializzazione, se necessario con progetti sperimentali,
nell'espletamento di servizi destinati alla collettivita'. Esse
coinvolgono nella mobilita' il personale proveniente da altre
amministrazioni, disposto a maturare esperienze professionali
temporanee in un nuovo contesto, senza che cio' comporti aumenti di
spesa connessi a nuove assunzioni.
In questa prospettiva di efficienza organizzativa si muove la
norma regionale censurata, che promuove la sottoscrizione di
protocolli in vista della realizzazione di specifici progetti
condivisi, per l'erogazione dei servizi di propria competenza. Per
incentivare la mobilita' del personale proveniente da altre
amministrazioni, la medesima norma assicura che l'assegnazione
temporanea, cosi' come non puo' in alcun modo modificare la posizione
del personale assegnato (il rapporto di lavoro alle dipendenze
dell'amministrazione di appartenenza resta delineato sulla base
dell'originario contratto di lavoro), non incide sul relativo
trattamento economico, che resta quello definito prima dell'avvio
della mobilita', secondo la normativa vigente. Nell'accollarsi un
tale onere la Regione rinvia al protocollo d'intesa, come previsto
dall'art. 23-bis, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, la puntuale
disciplina di tutti gli aspetti.
Si tratta, a ben vedere, della disciplina di aspetti
dell'organizzazione amministrativa che, nell'ambito della propria
competenza residuale, la Regione esercita seguendo obiettivi di
efficienza e valorizzazione della professionalita' di quanti,
provenendo da altre amministrazioni, accedono alla mobilita'
temporanea sulla base di appositi protocolli, idonei, tra l'altro, a
garantire il contenimento della spesa. Contrariamente a quanto
dedotto dal ricorrente - che peraltro invoca erroneamente l'art. 70,
comma 12, del d.lgs. n 165 del 2001 inerente a tutt'altra mobilita'
temporanea imposta dalla legge o dal regolamento - il legislatore
toscano attua quanto previsto dal legislatore statale, senza violare
la sfera di competenza di quest'ultimo in materia di «ordinamento
civile».
Sulla base di argomenti analoghi, anche la questione promossa,
nei confronti del citato comma 9-ter della legge reg. Toscana n. 1
del 2009, in riferimento all'art. 3 Cost., non e' fondata.
La norma regionale si limita a dare applicazione all'art 23-bis
del d.lgs. n. 165 del 2001 e non determina, pertanto, disparita' di
trattamento. La soluzione delineata dalla norma impugnata, coerente
con la normativa statale, puo' essere, infatti, accolta e seguita da
altre pubbliche amministrazioni.
3.2.- L'art. 6, comma 2, della legge reg. Toscana n. 32 del 2018
e', inoltre, impugnato nella parte in cui, inserendo il comma
9-quater nell'art. 29 del citato «Testo unico in materia di
organizzazione e ordinamento del personale», dispone che «il
personale proveniente da altre pubbliche amministrazioni in
assegnazione temporanea presso la Regione non ricopre posti in
dotazione organica e non rileva ai fini del rispetto dei limiti di
cui all'articolo 18-bis» della legge regionale n. 1 del 2009.
In tal modo, la norma regionale derogherebbe ai limiti fissati
dall'art. 19, comma 5-bis, del d.lgs. n. 165 del 2001, in ordine al
conferimento di incarichi dirigenziali al personale proveniente da
altre pubbliche amministrazioni in assegnazione temporanea presso la
Regione, in violazione sia dell'art. 117, secondo comma, lettera l),
Cost., che riserva alla competenza esclusiva statale l'«ordinamento
civile», sia del principio di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost.,
poiche' vi sarebbe una disparita' di trattamento rispetto a quanto
previsto per la generalita' delle altre amministrazioni pubbliche.
3.2.1.- Anche tali questioni non sono fondate.
Occorre, anzitutto, tener conto del contesto normativo in cui si
inserisce la norma impugnata. L'art. 6, comma 2, della legge reg.
Toscana n. 32 del 2018 inserisce nell'art. 29 della legge reg.
Toscana n. 1 del 2009 i commi 9-bis, 9-ter e 9-quater, tutti volti a
disciplinare l'assegnazione temporanea di personale proveniente da
altre pubbliche amministrazioni sulla base di protocolli di intesa
per singoli progetti di interesse specifico dell'Amministrazione, di
cui all'art. 23-bis, comma 7, del d.lgs. n 165 del 2001.
Mentre il comma 9-bis disciplina l'ipotesi di assegnazione
temporanea del personale regionale presso altre amministrazioni
pubbliche o imprese private, il comma 9-ter - esaminato supra -
disciplina l'ipotesi dell'assegnazione temporanea presso la Regione
di personale proveniente da altre pubbliche amministrazioni con la
stipulazione di appositi protocolli. Il comma 9-quater (ora in esame)
cosi' esordisce: «[i]l posto in dotazione organica del dipendente
regionale in assegnazione temporanea resta indisponibile per tutta la
durata della stessa» e prosegue prevedendo che «[i]l personale
proveniente da altre pubbliche amministrazioni in assegnazione
temporanea presso la Regione non ricopre posti in dotazione
organica». Tali previsioni devono essere lette in stretta connessione
con quanto scritto nel periodo successivo. Nel caso in cui sia
temporaneamente assegnato personale dirigenziale, quest'ultimo non
rileva ai fini del rispetto dei limiti al conferimento degli
incarichi dirigenziali a dirigenti di altre amministrazioni pubbliche
fissati dall'art. 18-bis della legge regionale n. 1 del 2009, in
linea con l'art. 19, comma 5-bis, del d.lgs. n. 165 del 2001.
Occorre, infatti, precisare che l'art 18-bis della legge reg.
Toscana n. 1 del 2009, inserito dall'art. 21 della legge della
Regione Toscana 30 dicembre 2014, n. 90 recante «Modifiche alla legge
regionale 8 gennaio 2009, n. 1 (Testo unico in materia di
organizzazione e ordinamento del personale) e alle leggi regionali
59/1996, 60/1999, 6/2000, 43/2006, 38/2007, 20/2008, 26/2009,
30/2009, 39/2009, 40/2009, 66/2011, 23/2012, 77/2012 e 80/2012)»,
dispone che «gli incarichi dirigenziali possono essere conferiti, nel
limite del 10 per cento della dotazione organica dei dirigenti e dei
direttori della Giunta regionale, a dirigenti di altre
amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del
richiamato d.lgs. 165/2001, previo collocamento fuori ruolo,
aspettativa non retribuita, comando o analogo provvedimento, secondo
i rispettivi ordinamenti [...] ai sensi dell'articolo 19, comma
5-bis, del d.lgs. 165/2001».
Tale disposizione statale, inserita dalla legge n. 145 del 2002,
prevede che le pubbliche amministrazioni possano conferire incarichi
dirigenziali «entro il limite del 10 per cento della dotazione
organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli di
cui [...] all'articolo 23 e del 5 per cento della dotazione organica
di quelli appartenenti alla seconda fascia [...], anche a dirigenti
non appartenenti ai ruoli di cui all'articolo 23, purche' dipendenti
delle amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2» (testo
originario). Essa ha integrato la previsione, di cui al comma 6 del
medesimo articolo, che riguarda il conferimento di incarichi
dirigenziali a soggetti esterni, «di particolare e comprovata
qualificazione professionale» entro il medesimo limite «del 10 per
cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima
fascia dei ruoli di cui all'articolo 23 e dell'8 per cento della
dotazione organica di quelli appartenenti alla seconda fascia».
Entrambe le disposizioni, in seguito modificate piu' volte
(cosicche', secondo il testo attualmente vigente, i limiti posti dal
comma 5-bis sono saliti al «15 per cento della dotazione organica dei
dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli di cui al medesimo
articolo 23 e del 10 per cento della dotazione organica di quelli
appartenenti alla seconda fascia» e si e' prevista la possibilita' di
un ulteriore aumento, «rispettivamente, fino ad un massimo del 25 e
del 18 per cento»), rispondono - come questa Corte ha gia' avuto modo
di affermare - all'esigenza di attribuire, anche temporaneamente, la
direzione delle strutture fondamentali dell'apparato burocratico a
soggetti muniti di adeguate competenze, se necessario esterne
all'amministrazione, in mancanza di dipendenti che vantino simili
requisiti (sentenza n. 105 del 2013), con la precipua finalita' di
assicurare il buon andamento dell'amministrazione. Esse riflettono,
inoltre, l'esigenza di contenere entro limiti quantitativi ristretti
simili deviazioni dalla regola generale che attiene al conferimento
degli incarichi ai dirigenti inquadrati nei ruoli
dell'amministrazione, «al fine di non vanificare, nei fatti, le
esigenze tutelate dall'art. 97 Cost.» (sentenza n. 105 del 2013).
Si tratta, come appare evidente, di soddisfare esigenze diverse,
fra loro complementari, proprio perche' riconducibili al buon
andamento dell'amministrazione e riferite alla direzione di strutture
burocratiche fondamentali, cui compete lo svolgimento delle attivita'
ordinarie, in vista del perseguimento delle finalita' istituzionali
delle medesime amministrazioni pubbliche.
Le previsioni, inserite nel Capo II (Dirigenza) del Titolo II
(Organizzazione) del d.lgs. n. 165 del 2001, si applicano alle
amministrazioni dello Stato (art. 13), ma vincolano anche le Regioni,
quanto ai «principi» (art. 27), fissati dal legislatore statale a
garanzia del buon andamento e dell'imparzialita' dell'amministrazione
(sentenza n. 251 del 2016), ravvisabile nel ragionevole
contemperamento dell'esigenza di integrare le professionalita'
interne con altre che l'amministrazione non sia in grado di reperire,
attingendo al suo personale con qualifica dirigenziale. Il travaso di
professionalita' provenienti da altre pubbliche amministrazioni, che
puo' anche risultare in una mobilita' "virtuosa" fra le stesse,
avviene in armonia con l'art. 97 Cost., in un'ottica di
organizzazione e programmazione. E' questa l'ottica adottata dalla
Regione Toscana, nel definire i limiti al conferimento degli
incarichi dirigenziali, secondo quanto previsto dall'art 18-bis della
legge regionale n. 1 del 2009.
Diverso e' l'orizzonte della norma regionale impugnata.
L'assegnazione temporanea del personale di altre amministrazioni e'
prevista, come gia' detto, per la gestione di un progetto comune tra
l'amministrazione e altri soggetti, pubblici o privati, che
presuppone un interesse condiviso, per un tempo definito, al di fuori
dell'ordinaria amministrazione. Come per il comma 9-ter, si tratta di
uno strumento di carattere eccezionale, per la specificita' e
temporaneita' del progetto. Per questo motivo il personale dirigente,
assegnato all'amministrazione regionale solo per il tempo necessario
alla realizzazione del progetto, non ricopre posti di dotazione
organica, poiche' non rientra fra quanti, per categoria e profilo
professionale necessari allo svolgimento dell'attivita' dell'ente,
contribuiscono al conseguimento degli obiettivi e delle finalita'
istituzionali dello stesso. L'assegnazione temporanea non comporta,
infatti, la direzione di strutture burocratiche fondamentali preposte
all'attivita' ordinaria dell'amministrazione, poiche' il dirigente
indirizza la sua attivita' alla realizzazione di un progetto
specifico e "straordinario".
La norma regionale, anche in questo caso orientata a delineare
una modalita' di azione della stessa amministrazione regionale, non
fa altro che dare attuazione all'art. 23-bis del d.lgs. n. 165 del
2001, senza ledere la sfera di competenza statale.
Ne' si riscontra violazione dell'art. 3 Cost., sull'assunto della
pretesa disparita' di trattamento con la generalita' delle altre
amministrazioni pubbliche.
Poiche' la norma regionale costituisce attuazione di quanto
stabilito dal legislatore statale all'art. 23-bis, comma 7, del
d.lgs. n. 165 del 2001, ben possono anche le altre amministrazioni,
in linea con le indicazioni della normativa statale, orientare in tal
senso la propria attivita'.



 

 


Abbonati per consultare tutto l'archivio storico delle gazzette

Gazzetta No Problem

Visualizza Abbonamenti

Newsletter Rimani aggiornato

Inserisci la tua e-mail*

 *Accetta Termini & condizioni