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1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 34 del 21-8-2019

N. 111 ORDINANZA (Atto di promovimento) 19 aprile 201

N. 111 ORDINANZA (Atto di promovimento) 19 aprile 2019 Ordinanza del 19 aprile 2019 della Corte suprema di cassazione sul ricorso proposto da F.M.. Processo penale - Casellario giudiziale - Mancata previsione che nel certificato generale e nel certificato penale richiesti dall'interessato non siano riportate le iscrizioni della sentenza di condanna per il reato di cui all'art. 186 del codice della strada che sia stato dichiarato estinto per esito positivo dello svolgimento del lavoro di pubblica utilita'. - Decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di casellario giudiziale, di casellario giudiziale europeo, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti), artt. 24, comma 1, e 25, comma 1. (19C00192) (GU 1a Serie Speciale - Corte Costituzionale n.34 del 21-8-2019

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Prima sezione penale

composta da:
Enrico Giuseppe Sandrini - Presidente;
Domenico Fiordalisi;
Francesco Centofanti;
Stefano Aprile - Relatore;
Antonio Minchella;
ha pronunciato la seguente ordinanza, sul ricorso proposto da:
F.M. nato a ... il ...;
Avverso l'ordinanza del 22 dicembre 2017 del Tribunale di Bologna
Udita la relazione svolta dal consigliere Stefano Aprile;
Lette le conclusioni del procuratore generale Roberto Aniello che
ha chiesto di sollevare questione di costituzionalita' degli articoli
24 e 25 del decreto del Presidente della Repubblica n. 313/2002 in
riferimento agli articoli 3 e 27 della Costituzione nella parte in
cui non prevedono che nei certificati del casellario giudiziale e del
certificato penale richiesto dall'interessato non siano riportate le
sentenze di condanna per il reato di cui all'art 186, codice della
strada a pena sostituita con quella del lavoro di pubblica utilita'
con dichiarazione di estinzione del reato in caso di positivo
svolgimento dello stesso lavoro di pubblica utilita' ex art. 186,
comma 9-bis del codice della strada.

Ritenuto in fatto

1. Con il provvedimento impugnato, il Tribunale di Bologna,
giudice del casellario ex art. 40, decreto del Presidente della
Repubblica n. 313 del 2002, ha rigettato l'istanza di M.F. volta a
ottenere la cancellazione dai certificati generale e penale,
richiesti dall'interessata ex articoli 24 e 25 del medesimo decreto,
della sentenza pronunciata dal Tribunale di Ravenna in data 13 marzo
2013 (irrevocabile il 17 maggio 2013) per il reato di cui all'art.
186, codice della strada, dichiarato estinto all'esito dello
svolgimento positivo dei lavori di pubblica utilita' ex art. 186,
comma 9-bis, dello stesso codice.
2. Ricorre M.F., a mezzo del difensore avv. Marziano Ponti, che
chiede l'annullamento del provvedimento impugnato, denunciando la
violazione di legge e il vizio di motivazione, avendo il giudice
erroneamente escluso di procedere all'interpretazione analogica in
bonam partem prospettata dalla difesa del disposto di cui agli
articoli 24 e 25 del decreto del presidente della Repubblica n.
313/2002 relativi a ipotesi di non iscrivibilita' per cause estintive
del reato o della pena sovrapponibili alla presente e, comunque, non
motivato in relazione alla questione di costituzionalita' degli
articoli 24 e 25 stesso decreto nella parte in cui non prevedono la
non iscrivibilita' (nel certificato generale e in quello penale
richiesti dall'interessato) delle sentenze per reati dichiarati
estinti ex art. 186, comma 9-bis, codice della strada.

Considerato in diritto

1. Non e' irrilevante e manifestamente infondata la questione di
legittimita' costituzionale degli articoli 24, comma 1, e 25, comma
1, del decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n.
313, recante «testo unico delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia di casellario giudiziale, di anagrafe delle
sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi
pendenti (Testo A)», anche nel testo anteriore alle modifiche, non
ancora efficaci, recate dal decreto legislativo 2 ottobre 2018, n.
122 (Disposizioni per la revisione della disciplina del casellario
giudiziale, in attuazione della delega di cui all'art. 1, commi 18 e
19, della legge 23 giugno 2017, n. 103), per contrasto con gli
articoli 3 e 27 della Costituzione, nella parte in cui non prevedono
che nel certificato generale e nel certificato penale del casellario
giudiziale richiesti dall'interessato non siano riportate le
iscrizioni della sentenza di condanna per il reato di cui all'art.
186, codice della strada che sia stato dichiarato estinto ex art.
186, comma 9-bis, codice della strada per positivo svolgimento del
lavoro di pubblica utilita'.
2. Va premesso che il provvedimento che condanna alla sanzione
sostitutiva e' iscrivibile ex art. 3, decreto del Presidente della
Repubblica n. 313 del 2002, sicche' risulta dal certificato
rilasciato a richiesta dell'autorita' giudiziaria a mente dell'art.
21 del decreto.
In proposito la giurisprudenza di legittimita' ha affermato
«l'estinzione del reato a seguito del positivo espletamento del
lavoro di pubblica utilita', presupponendo l'avvenuto accertamento
del fatto, non impedisce al giudice di valutario in un successivo
processo quale precedente specifico ai fini del giudizio circa la
«recidiva nel biennio», prevista dall'art. 186, comma secondo,
lettera c) del codice della strada» (Sezione 4, n. 1864 del 7 gennaio
2016, Oberoffer, Rv. 265583 - 01).
2.1. D'altra parte, la sanzione sostitutiva del lavoro di
pubblica utilita' puo' essere eseguita soltanto dopo il passaggio in
giudicato della sentenza (Sezione 4, n. 54985 del 24 ottobre 2017, Di
Cola, Rv. 271658 - 01), spettando al giudice dell'esecuzione - da
individuarsi in quello che ha pronunciato la sentenza - di accertare
lo svolgimento del lavoro sostitutivo e procedere alla declaratoria
di estinzione del reato (e alla riduzione alla meta' della sanzione
amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida e
alla revoca della confisca del veicolo, ove disposta).
2.2. Cio' premesso, l'iscrizione in questione non rientra tra
quelle che, a norma degli articoli 24 e 25 del decreto del Presidente
della Repubblica n. 313 del 2002, sono escluse dalla certificazione
rilasciata a richiesta dell'interessato, poiche' non e' compresa
nell'elencazione tassativa di eccettuazione ivi prevista.
3. Il provvedimento impugnato, che ha rigettato la richiesta di
eliminazione dell'iscrizione dal certificato rilasciato a richiesta
dell'interessato, appare coerente con il dato normativo perche' il
giudice del casellario ha affermato (come gia' nella precedente
ordinanza del Tribunale di Ravenna in data 15 gennaio 2015 che era
stata annullata per difetto di competenza funzionale con sentenza
Sezione 1, n. 10463 del 1° dicembre 2016 dep. 2017, Ferri, Rv.
269550, Rv. 269551) l'iscrivibilita' ex art. 3, decreto del
Presidente della Repubblica n. 313 del 2002 della sentenza di
condanna e della successiva declaratoria di estinzione del reato ex
art. 186, comma 9-bis, codice della strada, e la non eliminazione
dell'iscrizione stessa ex art. 5 del citato decreto nonche' l'obbligo
di riportare nei certificati generale e penale del casellario
(oggetto dell'istanza introduttiva dell'incidente di esecuzione) la
sentenza di condanna in questione ex articoli 24 e 25 del medesimo
decreto.
3.1. Al riguardo deve osservarsi, come correttamente evidenziato
dal procuratore generale, che nessuna delle modifiche apportate dal
decreto legislativo n. 122 del 2 ottobre 2018 (peraltro operanti
decorso un anno dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale avvenuta
il 26 ottobre 2018 e comunque non applicabili nel caso di specie) al
decreto del Presidente della Repubblica n. 313 del 2002 riveste
rilievo per l'istanza della ricorrente, non essendo stata prevista
dalla novella l'eliminazione della iscrizione nel casellario e della
menzione nel certificato generale del casellario (ora unico ex art.
24) della sentenza di condanna per il reato di cui all'art. 186,
codice della strada conclusasi con declaratoria di estinzione del
reato ex art. 186, comma 9-bis, per lo svolgimento positivo del
lavoro di pubblica utilita', disposto in sostituzione della pena
detentiva e pecuniaria irrogate.
Parimenti appare corretta l'affermazione della non praticabilita'
della (sollecitata) interpretazione analogica in bonam partem del
disposto degli articoli 24, comma 1, lettera b) e lettera e), e 25,
comma 1, lettera b) e lettera e) - disposizioni relative alla non
menzione dei reati estinti ex articoli 167, codice penale e 445
codice di procedura penale -, essendo quelle indicate eccezioni alla
regola generale (per cui tutti i provvedimenti iscritti nel
casellario vanno riportati nei certificati) e quindi deroghe
tassative, insuscettibili di estensione analogica, in virtu' del
criterio ermeneutico di cui all'art. 14, secondo comma, preleggi al
codice civile.
4. Rispetto alle censure formulate in relazione all'art. 3 della
Costituzione, occorre osservare come l'implicito obbligo di includere
i provvedimenti relativi all'art. 186, codice della strada, quando
sia stato dichiarato estinto il reato per positivo svolgimento del
lavoro di pubblica utilita' nei certificati del casellario richiesti
da privati, possa risolversi in un trattamento deteriore dei soggetti
che beneficiano di questi provvedimenti, orientati anche a una
finalita' deflattiva con correlativi risvolti premiati per
l'imputato, rispetto a coloro che - aderendo o non opponendosi ad
altri procedimenti, come il patteggiamento o il decreto penale di
condanna, ispirati essi pure alla medesima finalita' - beneficiano
gia' oggi della non menzione dei relativi provvedimenti nei
certificati richiesti dai privati.
Rispetto al patteggiamento, la Corte costituzionale ha avuto modo
di qualificare il beneficio ex lege della non menzione delle sentenze
ex art. 444 e seguenti del codice di procedura penale nel certificato
del casellario giudiziale come un incentivo finalizzato a indurre
«l'imputato a pervenire sollecitamente alla definizione del processo»
(sentenza n. 223 del 1994).
Poiche', tanto la declaratoria di estinzione della sanzione
sostitutiva di cui all'art. 186, comma 9-bis, codice della strada,
quanto il patteggiamento, costituiscono procedimenti «diretti ad
[assicurare all'imputato] un trattamento piu' vantaggioso di quello
del rito ordinario» (sentenza n. 91 del 2018), non e' manifestamente
infondata la questione della irragionevolezza della disposizione
laddove il beneficio della non menzione viene riconosciuto ex lege a
chi si limiti a concordare con il pubblico ministero l'applicazione
di una pena sulla base di un provvedimento equiparato a una sentenza
di condanna, salve le eccezioni previste dalla legge (art. 445, comma
1-bis, codice di procedura penale), e non - invece - a chi ottenga la
declaratoria di estinzione del reato oggetto di condanna penale
attraverso un percorso che comporta l'adempimento di una serie di
condotte in favore della collettivita', per effetto di una scelta
volontaria, e con esiti oggettivamente e agevolmente verificabili: e
cio' nella medesima ottica di risocializzazione cui avrebbe dovuto
tendere la pena, qualora il reato non fosse stato dichiarato estinto.
Inoltre, mentre per la generalita' dei casi esiste la
possibilita' di beneficiare della non menzione della condanna nei
certificati qualora si sia ottenuta la riabilitazione (art. 24, comma
1, lettera d) e art. 25, comma 1, lettera d), del testo unico
casellario), nel caso dei provvedimenti relativi alla estinzione ex
art. 186, comma 9-bis, codice della strada essa e' per definizione
esclusa. Il che costituisce un ulteriore profilo di non manifesta
infondatezza della dedotta irragionevolezza.
4.1. Analogo non manifestamente infondato dubbio di
costituzionalita' in relazione all'art. 3 della Costituzione emerge
in relazione alla diversa regolamentazione delle «condanne per reati
estinti a norma dell'art. 167, primo comma, del codice penale» che
non vengono iscritti nel certificato penale rilasciato al privato
(art. 24, comma 1, lettera b) e 25, comma 1, lett. b). Si tratta, in
effetti, di una disposizione che esclude dalla certificazione i reati
per i quali vi e' stata condanna, ma che si estinguono all'esito del
periodo di osservazione biennale (per le contravvenzioni) e
quinquennale (per i delitti) di cui all'art. 163 del codice penale.
Sotto il profilo dell'indicato parametro di uguaglianza, infatti,
non e' manifestamente infondato il dubbio di costituzionalita' tenuto
presente, d'un canto, la natura contravvenzionale del reato di cui
all'art. 186, codice della strada e, dall'altro, che la dichiarazione
di estinzione consegue all'accertamento giudiziale dell'adempimento
della sanzione sostitutiva, sicche' risulta specificamente
verificato, rispetto alla sospensione condizionale, l'avveramento
della condizione apposta dalla legge per l'estinzione del reato.
In sostanza, la posizione del soggetto che, dopo avere
positivamente svolto il lavoro sostitutivo, ha ottenuto la
declaratoria di estinzione ex art. 186, comma 9-bis, codice della
strada, e' trattata in modo deteriore rispetto a quella di colui che,
avendo ottenuto la sospensione condizionale della pena, si limiti ad
attendere il decorso del tempo necessario a determinare l'estinzione
del reato.
4.2. Non manifestamente infondate sono, altresi', le questioni
sollevate in relazione all'art. 27, terzo comma, della Costituzione.
Va rilevato che la Corte costituzionale, con sentenza n. 231 del
2018, ha dichiarato l'illegittimita' degli articoli 24, comma l, e
25, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre
2002, n. 313, citati, nel testo anteriore alle modifiche - non ancora
efficaci - recate dal decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 122
(Disposizioni per la revisione della disciplina del casellario
giudiziale, in attuazione della delega di cui all'art. 1, commi 18 e
19, della legge 23 giugno 2017, n. 103), nella parte in cui non
prevedono che nel certificato generale e nel certificato penale del
casellario giudiziale richiesti dall'interessato non siano riportate
le iscrizioni dell'ordinanza di sospensione del processo con messa
alla prova dell'imputato ai sensi dell'art. 464-quater, del codice di
procedura penale e della sentenza che dichiara l'estinzione del reato
ai sensi dell'art. 464-septies, codice di procedura penale.
Come affermato anche da una recente sentenza delle Sezioni unite
dalla Corte di cassazione (n. 91 del 2018), la sospensione del
procedimento con messa alla prova costituisce «istituto che persegue
scopi special-preventivi in una fase anticipata, in cui viene
"infranta" la sequenza cognizione-esecuzione della pena, in funzione
del raggiungimento della risocializzazione del soggetto». In tale
ottica, l'istituto - al quale va riconosciuta una dimensione
processuale e, assieme, sostanziale - costituisce parte integrante
del sistema sanzionatorio penale, condividendo con la declaratoria di
estinzione di cui all'art. 186, comma 9-bis, codice della strada, la
base consensuale del procedimento e del trattamento che ne consegue.
L'istituto non puo', pertanto, che essere attratto dal finalismo
rieducativo che l'art. 27, terzo comma, della Costituzione ascrive
all'intero sistema sanzionatorio penale.
Le ragioni che la Consulta ha posto a fondamento della
declaratoria di incostituzionalita' delle norme che non prevedono la
non menzione, nei certificati rilasciati a richiesta degli
interessati, delle sentenze dichiarative dell'estinzione del reato
per esito positivo della messa alla prova ex art. 464-septies del
codice di procedura penale, fino all'entrata in vigore del decreto
legislativo n. 122 del 2018 (che tale divieto di menzione ha
espressamente previsto), si attagliano dunque in modo puntuale alla
fattispecie in esame dell'estinzione del reato di cui all'art. 186,
codice della strada conseguente all'analoga prestazione, da parte
dell'imputato, di un'attivita' non retribuita in favore della
collettivita' che sia funzionale all'emenda e alla risocializzazione,
il cui positivo esperimento non giustifica (piu') lo strascico
pregiudizievole rappresentato dalla menzione del reato estinto nei
certificati rilasciati dal casellario, allo stesso modo dell'esito
positivo della prova ammessa ai sensi dell'art. 464-quater del codice
di rito.
La menzione dei provvedimenti concernenti la declaratoria di
estinzione di cui all'art. 186, comma 9-bis, codice della strada nei
certificati richiesti dai privati appare disfunzionale rispetto a
tale obiettivo, costituzionalmente imposto. La menzione relativa
risulta, anzi, suscettibile di risolversi in un ostacolo al
reinserimento sociale del soggetto che abbia ottenuto, e poi concluso
con successo, lo svolgimento del lavoro sostitutivo, creandogli - in
particolare - piu' che prevedibili difficolta' nell'accesso a nuove
opportunita' lavorative, senza che cio' possa ritenersi giustificato
da ragioni plausibili di tutela di controinteressi costituzionalmente
rilevanti, dal momento che l'esigenza di garantire che la
declaratoria di estinzione di cui all'art. 186, comma 9-bis, codice
della strada non sia concessa piu' di una volta (ultimo periodo della
disposizione dianzi citata) e' gia' adeguatamente soddisfatta
dall'obbligo di iscrizione dei menzionati provvedimenti e della loro
indicazione nel certificato «ad uso del giudice» (rispettivamente
articoli 3, comma l, lettera a), e 21, comma l, del testo unico
casellario giudiziale).
Non v'e' invece alcuna ragione plausibile perche' si debba
menzionare anche sui certificati richiesti dai privati - con gli
effetti pregiudizievoli di cui si e' detto -, a carico di un soggetto
che ha ottenuto la declaratoria di estinzione del reato.
D'altra parte, una volta che il processo si sia concluso con
l'estinzione del reato per effetto dell'esito positivo del lavoro
sostitutivo, la menzione della vicenda processuale ormai definita
contrasterebbe con la ratio della stessa dichiarazione di estinzione
del reato, che comporta normalmente l'esclusione di ogni effetto
pregiudizievole - anche in termini reputazionali - a carico di colui
al quale il fatto di reato sia stato in precedenza ascritto.
5. Le considerazioni esposte impongono di dichiarare rilevante e
non manifestamente infondata, con riferimento agli articoli 3 e 27
della Costituzione, la questione di legittimita' costituzionale degli
articoli 24, comma 1, e 25, comma 1, del decreto del Presidente della
Repubblica 14 novembre 2002, n. 313, recante «testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia di casellario
giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da
reato e dei relativi carichi pendenti (Testo A)», anche nel testo
anteriore alle modifiche, non ancora efficaci, recate dal decreto
legislativo 2 ottobre 2018, n. 122 (Disposizioni per la revisione
della disciplina del casellario giudiziale, in attuazione della
delega di cui all'art. 1, commi 18 e 19, della legge 23 giugno 2017,
n. 103), nella parte in cui non prevedono che nel certificato
generale e nel certificato penale del casellario giudiziale richiesti
dall'interessato non siano riportate le iscrizioni della sentenza di
condanna per il reato di cui all'art. 186, codice della strada che
sia stato dichiarato estinto ex art. 186, comma 9-bis, codice della
strada per positivo svolgimento del lavoro di pubblica utilita'.
A norma dall'art. 23, legge 11 marzo 1953, n. 87, deve essere
dichiarata la sospensione del presente procedimento, con l'immediata
trasmissione degli atti alla Corte costituzionale.
La Cancelleria, infine, provvedera' alla notifica di copia della
presente ordinanza alle parti e al Presidente del Consiglio dei
ministri e alla comunicazione della stessa ai Presidenti della Camera
dei deputati e del Senato della Repubblica.



 

 


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