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1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 6 del 8-1-1969

N. 140 SENTENZA 18 - 30 dicembre 196

N. 140 SENTENZA 18 - 30 dicembre 1968 N. 140 SENTENZA 18 DICEMBRE 1968 Deposito in cancelleria: 30 dicembre 1968. Pubblicazione in "Gazz. Uff.le" n. 6 dell'8 gennaio 1969. Pres. SANDULLI - Rel. BRANCA Competenza della Corte costituzionale - Sindacato di legittimita' costituzionale - Interpretazione della legge impugnata - Accertamento della sua efficacia nello spazio - Estensione al territorio regionale. Istruzione pubblica - Regione Trentino-Alto Adige - Legge statale 18 marzo 1968, n. 444 - Ordinamento della scuola materna statale - Applicazione in tutto il territorio nazionale - Mancanza di una legislazione regionale nella materia determinata dall'assenza di norme statali di coordinamento - Conseguente preclusione di una normativa regionale - Inapplicabilita' nella specie dell'art. 92 dello Statuto speciale - Illegittimita' costituzionale nella parte in cui si applica alla Regione Trentino-Alto Adige. (068C0140) (GU 1a Serie Speciale - Corte Costituzionale n.6 del 8-1-1969

ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nel giudizio di legittimita' costituzionale della legge 18 marzo
1968, n. 444, recante "Ordinamento della scuola materna statale",
promosso con ricorso del Presidente della Regione Trentino-Alto Adige,
notificato il 20 maggio 1968, depositato in cancelleria il 29
successivo ed iscritto al n. 10 del Registro ricorsi 1968.
Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei
Ministri;
udita nell'udienza pubblica del 20 novembre 1968 la relazione del
Giudice Giuseppe Branca;
uditi l'avv. Giuseppe Guarino, per la Regione, ed il sostituto
avvocato generale dello Stato Michele Savarese, per il Presidente del
Consiglio dei Ministri.
Ritenuto in fatto:
1. - La Regione Trentino-Alto Adige, con ricorso e con memorie
depositati il 29 maggio e il 7 novembre 1968, ha denunciato la legge 18
marzo 1968, n. 444, recante: "Ordinamento della scuola materna
statale": la legge - premette la Regione - o e' inestensibile alle
provincie di Trento e di Bolzano o viola, rispetto ad esse, gli artt.
5, 6 e 116 della Costituzione e 5, 12, 13, 15, 92 e 95 dello Statuto
Trentino-Alto Adige.
La Regione propende per la prima alternativa sia perche' non e'
credibile che, a oltre 20 anni dall'emanazione dello Statuto regionale,
che attribuisce alle provincie competenza legislativa e amministrativa,
lo Stato abbia interferito su di esse, tanto piu' che la provincia di
Bolzano ha gia' concorso alla creazione e alla gestione d'un certo
numero di scuole materne; sia perche' dai lavori preparatori risulta
che nell'applicazione della legge si sarebbe dovuto tener conto di tali
competenze;
sia perche', diversamente, sarebbe inspiegabile come, a differenza
da altre occasioni, il legislatore statale non abbia salvaguardato
l'autonomia provinciale e la parita' dei gruppi linguistici
(appartenenza del personale alla stessa lingua materna degli alunni:
art. 15 dello Statuto; ruoli provinciali distinti per insegnanti e
assistenti e concorsi speciali per direttrici, ispettrici e altro
personale riservati agli appartenenti al gruppo linguistico della
scuola; consigli di insegnanti e di direzione diversi per scuole dei
tre gruppi).
Se cio' non fosse, la legge sarebbe illegittima perche' avrebbe
dovuto dettare le norme di coordinamento con la competenza provinciale
cosi' come e' certo che deve fare la Regione nei confronti dello Stato
(sent. 1957 n. 25 della Corte costituzionale). Nel campo della
competenza normativa primaria lo Stato, fino a quando non si muove la
Regione, puo' legiferare anche minutamente, perche', non facendolo ne'
questo ne' quella, si produrrebbe un vuoto legislativo (e tale e' il
caso a cui si riferisce la sentenza n. 21 del 18 marzo 1959, su cui
fara' leva la difesa statale). Ma le scuole materne rientrano nella
materia riservata alla competenza provinciale concorrente: e in questo
campo, mentre sono valide le leggi statali emanate entro tre anni dalla
Costituzione (cosi' devono essere intesi l'art. 92 dello Statuto e la
disposizione IX della Costituzione), non se ne possono emettere di
nuove che contengano una disciplina "dettagliata". Lo Stato puo', anzi
deve emanare le leggi cornice determinando, con esse, principi entro
cui gli organi provinciali o regionali eserciteranno la propria
potesta' legislativa secondaria; ma, come sarebbe pacifico in dottrina,
se non si limita ad esse, annulla la competenza regionale in aperta
violazione dello Statuto regionale e dell'art. 117 della Costituzione.
Percio' la legge denunciata, dato che disciplina la materia con norme
compiute e dettagliate, sarebbe manifestamente illegittima.
In particolare l'art. 3 della legge n. 444 violerebbe lo Statuto
perche' attribuisce al Ministro per la pubblica istruzione di concerto
col Ministro del tesoro la determinazione del piano annuale di
creazione di nuove sezioni di scuole materne statali, determinazione
che invece e' di competenza provinciale; l'art. 6, disciplinando gli
oneri per l'edilizia, l'attrezzatura e l'arredamento delle scuole
materne, non terrebbe conto della competenza primaria attribuita alla
Regione nel campo dei lavori pubblici di interesse regionale (art. 4,
n. 5, dello Statuto): interesse rivelato, nella materia, dalla
competenza legislativa provinciale ex art. 12 dello Statuto;
altrettanto si dica degli artt. 9, 10, 11, 12, 13, 19, 20 e 26 che
prevedono ruoli e concorsi unici, nazionali o provinciali, una sola
segretaria ed una sola assistente e un solo consiglio di direzione o di
insegnanti per ogni direzione scolastica o scuola e, transitoriamente,
un potere di vigilanza dato all'ispettore scolastico e al direttore
didattico: insomma, nessuna considerazione per i gruppi linguistici.
2. - La difesa statale, nell'atto e nella memoria depositati il 7
giugno e il 30 ottobre 1968, risponde che innanzi tutto la domanda, con
cui la Regione chiede alla Corte una dichiarazione di inapplicabilita'
della legge n. 444 nel territorio trentino, e' inammissibile; che
comunque la legge e' legittima proprio perche' contiene i principi
senza i quali la Regione (melius, le provincie) non potrebbe esercitare
la propria potesta' legislativa concorrente (art. 5 dello Statuto):
percio', fino a quando la Regione non avra' legiferato svolgendo quei
principi, la legge statale ha piena e totale applicazione nel
territorio tridentino (sentenza n. 21 del 1959 della Corte
costituzionale); che la giurisprudenza della Corte e' tutta in questi
termini: la sentenza del 1968 n. 108 ha anzi affermato che la Regione
Friuli-Venezia Giulia, in fatto di scuole materne, ha solo potesta' di
integrazione e d'attuazione delle leggi statali: e analogamente aveva
deciso per il Trentino-Alto Adige la sentenza n. 92 a proposito d'una
legge di pianificazione statale sull'edilizia scolastica; che questa
Regione (melius, le provincie) potra' subito emanare le proprie norme
integrative ed esplicare la propria potesta' amministrativa; che,
infine, se essa ha istituito e gestito scuole materne, lo ha fatto
nella sua qualita' di ente autarchico territoriale, non gia'
nell'esercizio di potesta' statutaria.
3. - Nella discussione orale le parti hanno riaffermato le proprie
tesi: la Regione soprattutto insistendo sull'esistenza d'una complessa
struttura amministrativa regionale (legittimata dalla norma statutaria)
di cui la legge non ha tenuto alcun conto, lo Stato replicando che,
appunto, questa situazione di fatto potra' essere legittimata con
provvedimenti regionali resi possibili dalla legge impugnata.
Considerato in diritto:
1. - La legge impugnata (18 marzo 1968, n. 444) non contiene
soltanto un programma per l'istituzione di nuove scuole materne statali
e il finanziamento della relativa edilizia; ma disciplina l'intera
materia delle scuole di questo tipo assorbendo in esse anche i
preesistenti giardini d'infanzia e le scuole collegate alle magistrali
statali.
La legge si applica in tutto il territorio dello Stato, in
"ciascuna provincia" (art. 3), e percio' anche nella Regione
Trentino-Alto Adige, non avendo questa, tra l'altro, una propria
legislazione. Rimane dunque assorbita l'eccezione di inammissibilita'
proposta dalla difesa dello Stato, secondo cui questa Corte non
potrebbe pronunciarsi sull'inapplicabilita' delle norme al territorio
regionale (eccezione, del resto, non accoglibile poiche' la Corte, ai
fini del giudizio di costituzionalita', deve interpretare la legge
impugnata e pertanto, se occorra, accertarne l'efficacia spaziale).
2. - In verita' sulle scuole materne la Provincia di Bolzano aveva
tentato di legiferare con poche norme, innanzi tutto attribuendo alla
Giunta Provinciale "le potesta' amministrative gia' esercitate dagli
organi centrali dello Stato" (art. 1); ma il testo di legge (19 ottobre
1955) non era stato poi promulgato proprio perche', sull'art. 1, questa
Corte aveva emesso pronuncia di illegittimita' costituzionale (sentenza
1957 n. 25): la sentenza precisava che il coordinamento delle potesta'
regionali (provinciali) con quelle statali, in fatto di scuole materne,
non si sarebbe potuto attuare senza "la partecipazione e l'intervento
dello Stato"; intervento che con cio' si riteneva necessario, in un
campo di legislazione ripartita, oltreche' per l'esercizio provinciale
di attivita' amministrativa, per l'esercizio provinciale di potesta'
legislativa.
Cosicche', se le provincie non hanno finora legiferato, non e'
dipeso dalla loro volonta', ma dall'assenza di norme statali che
delimitassero e coordinassero le reciproche competenze; d'altra parte
la legge impugnata, disciplinando largamente la materia perfino sui
ruoli, sui concorsi e sullo stato giuridico per personale scolastico,
ne copre tutta l'area: con il che impedisce alle provincie, fino a
quando essa e' in vigore, di esercitare la propria potesta' e vanifica
la norma statutaria (v. art. 5, comma primo, e art. 12, n. 2, dello
Statuto regionale).
La difesa statale invoca l'art. 92 dello Statuto tridentino; ma la
norma, attribuendo valore alle norme dello Stato "fino a quando non sia
diversamente disposto da leggi regionali o provinciali", presuppone che
queste possano essere emanate dalla Regione o dalle provincie. Percio'
non e' applicabile alla situazione determinatasi con la legge statale
n. 444, che invece preclude alle provincie l'esplicazione della propria
potesta' legislativa.
Se ne ricava che la legge impugnata e' illegittima, per la
violazione dell'art. 12, n. 2 dello Statuto, nella parte in cui si
applica alla Regione Trentino-Alto Adige; nella quale ultima,
disposizioni analoghe potranno trovare ingresso solo dopo che lo Stato,
con proprie norme, avra' determinato e coordinato reciproche sfere di
competenza e potesta'.



 

 


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