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1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 18 del 5-5-2021

N. 90 SENTENZA 14 aprile - 5 maggio 202

N. 90 SENTENZA 14 aprile - 5 maggio 2021 Giudizio di legittimita' costituzionale in via principale. Impiego pubblico - Norme della Regione Lazio - Avvocati gia' in servizio presso l'Avvocatura regionale - Inquadramento, a domanda, nel relativo ruolo professionale, previa apposita selezione tecnico-pratica - Ricorso del Governo - Lamentata violazione del principio del pubblico concorso - Inammissibilita' della questione. Bilancio e contabilita' pubblica - Norme della Regione Lazio - Concessione di contributi alle associazioni animaliste di volontariato per interventi in materia di controllo del randagismo - Ricorso del Governo - Lamentata disparita' di trattamento - Manifesta infondatezza della questione. Bilancio e contabilita' pubblica - Norme della Regione Lazio - Concessione di contributi alle associazioni animaliste di volontariato per specifici progetti realizzati in collaborazione con i Comuni, le scuole o le ASL competenti - Ricorso del Governo - Lamentata disparita' di trattamento - Successiva rinuncia - Cessazione della materia del contendere. Bilancio e contabilita' pubblica - Norme della Regione Lazio - Contributi ai Comuni per sostenere e valorizzare le iniziative dei cittadini attivi, delle associazioni e dei comitati di quartiere volte alla cura ed alla rigenerazione dei beni comuni urbani - Necessaria iscrizione di tali soggetti nel registro unico del terzo settore o, nelle more della sua costituzione, nei registri attualmente previsti dalle normative di settore - Omessa previsione - Ricorso del Governo - Lamentata discriminazione nei confronti di associazioni iscritte nei registri del terzo settore - Successiva rinuncia - Cessazione della materia del contendere. - Legge della Regione Lazio 28 dicembre 2018, n. 13, artt. 4, commi 8 e 53, e 21, commi 1 e 21. - Costituzione, artt. 2, 3, 51, primo comma, 97 e 118. (T-210090) (GU 1a Serie Speciale - Corte Costituzionale n.18 del 5-5-2021

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimita' costituzionale degli artt. 4, commi
8 e 53, e 21, commi 1 e 21, della legge della Regione Lazio 28
dicembre 2018, n. 13 (Legge di Stabilita' regionale 2019), promosso
dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il
27 febbraio-1° marzo 2019, depositato in cancelleria l'8 marzo 2019,
iscritto al n. 40 del registro ricorsi 2019 e pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21, prima serie speciale,
dell'anno 2019.
Visto l'atto di costituzione della Regione Lazio;
udito nell'udienza pubblica del 13 aprile 2021 il Giudice
relatore Giuliano Amato;
uditi l'avvocato dello Stato Giammario Rocchitta per il
Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Rodolfo Murra per
la Regione Lazio;
deliberato nella camera di consiglio del 14 aprile 2021.

Ritenuto in fatto

1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso
notificato il 27 febbraio-1° marzo 2019 e depositato l'8 marzo 2019
(reg. ric. n. 40 del 2019), ha promosso, in riferimento agli artt. 2,
3, 51, primo comma, 97 e 118 della Costituzione, tra le altre,
questioni di legittimita' costituzionale degli artt. 4, commi 8 e 53,
e 21, commi 1 e 21, della legge della Regione Lazio 28 dicembre 2018,
n. 13 (Legge di Stabilita' regionale 2019).
1.1.- Una prima questione concerne l'art. 4, comma 8, della legge
reg. Lazio n. 13 del 2018, che ha aggiunto il comma 3-bis all'art. 26
della legge della Regione Lazio 21 ottobre 1997, n. 34 (Tutela degli
animali di affezione e prevenzione del randagismo), ove si prevede:
«[a]gli oneri derivanti dall'articolo 8, comma 7-ter, si provvede
mediante la voce di spesa denominata: "Contributi alle associazioni
animaliste di volontariato per interventi in materia di controllo del
randagismo", da istituirsi nel programma 08 "Cooperazione e
associazionismo" della missione 12 "Diritti sociali, politiche
sociali e famiglia", alla cui autorizzazione di spesa, pari ad euro
50.000,00 per ciascuna annualita' 2019, 2020 e 2021, si provvede
attraverso la corrispondente riduzione delle risorse iscritte a
legislazione vigente, a valere sulle medesime annualita', nel fondo
speciale di parte corrente di cui al programma 03 "Altri fondi" della
missione 20 "Fondi e accantonamenti"».
1.1.1.- Secondo lo Stato tale disposizione, ferma restando
l'eventuale necessita' di ricondurre le previsioni ivi contenute alla
normativa nazionale, violerebbe gli artt. 2, 3 e 118 Cost.
Infatti, ai sensi dell'art. 5, comma 1, lettera e), del decreto
legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante «Codice del Terzo settore,
a norma dell'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno
2016, n. 106» (da qui: cod. terzo settore), tra le attivita'
consentite a tutti gli enti del terzo settore rientrano anche gli
interventi e i servizi finalizzati alla tutela degli animali e alla
prevenzione del randagismo, di cui alla legge 14 agosto 1991, n. 281
(Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del
randagismo).
La disposizione impugnata, pertanto, facendo riferimento, nella
denominazione del capitolo relativo ai contributi, soltanto «alle
associazioni animaliste di volontariato per interventi in materia di
controllo del randagismo», realizzerebbe una discriminazione nei
confronti di associazioni animaliste iscritte nei registri del terzo
settore diverse dalle organizzazioni di volontariato.
1.2.- Con una seconda questione e' impugnato l'art. 4, comma 53,
della legge reg. Lazio n. 13 del 2018, secondo cui la Regione, «nel
rispetto del principio di sussidiarieta' di cui all'articolo 118
della Costituzione, concede contributi ai comuni per sostenere e
valorizzare le iniziative dei cittadini attivi, delle associazioni e
dei comitati di quartiere presenti sul territorio, volte alla cura ed
alla rigenerazione dei beni comuni urbani, materiali, immateriali e
digitali, che i cittadini e l'amministrazione riconoscono essere
funzionali all'esercizio dei diritti fondamentali della persona, al
benessere individuale e collettivo».
1.2.1.- Precisa l'Avvocatura generale dello Stato che, ai sensi
del successivo comma 54, al fine di ricevere i suindicati contributi,
i Comuni devono stipulare patti di collaborazione con i soggetti di
cui al comma 53.
Nella disposizione impugnata mancherebbe ogni riferimento
all'iscrizione di tali soggetti nel registro unico del terzo settore
(o, nelle more della sua costituzione, nei registri attualmente
previsti dalle normative di settore, ex art. 101 cod. terzo settore),
necessaria - ai sensi della legge 6 giugno 2016, n. 106 (Delega al
Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per
la disciplina del servizio civile universale) - per gli enti che si
avvalgono prevalentemente o stabilmente di finanziamenti pubblici, di
fondi acquisiti tramite pubbliche sottoscrizioni o che esercitano
attivita' in regime di convenzione o accreditamento con enti
pubblici.
Pertanto, ferma restando anche in questo caso l'eventuale
riconduzione alla normativa nazionale delle previsioni in esame,
l'assenza di tale riferimento configurerebbe di per se' una
violazione degli artt. 2, 3 e 118 Cost.
1.3.- Una terza questione riguarda il comma 1 dell'art. 21 della
legge reg. Lazio n. 13 del 2018, che modifica l'art. 1, comma 20,
della legge della Regione Lazio 11 agosto 2009, n. 22 (Assestamento
del bilancio annuale e pluriennale 2009-2011 della Regione Lazio), in
forza del quale: «[i]n attesa di una specifica disciplina della
contrattazione collettiva nazionale in merito alla valorizzazione
della professionalita' degli avvocati degli uffici legali, gli
avvocati gia' in servizio presso la struttura di cui all'articolo
553-bis del r.r. 1/2002 all'atto della costituzione del ruolo
professionale dell'Avvocatura regionale di cui all'articolo 10-bis
della l.r. 6/2002, come modificata dalla presente legge, sono
inquadrati, a domanda, nel ruolo professionale e sono assegnati
all'Avvocatura regionale, previa apposita selezione tecnico-pratica
svolta secondo criteri e modalita' da disciplinare nell'ambito del
citato r.r. 1/2002, mantenendo la categoria in possesso al momento
della selezione».
1.3.1.- Secondo la parte ricorrente la norma censurata
contrasterebbe con gli artt. 3, 51, primo comma, e 97 Cost., in
quanto contemplerebbe una sorta di concorso interamente riservato al
personale in servizio presso l'Avvocatura regionale, in violazione
della regola del pubblico concorso, che ammette eccezioni rigorose e
limitate (nella specie non ravvisabili), non consentendosi, ai sensi
degli artt. 35 e 52 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165
(Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche), inquadramenti automatici del personale.
1.4.- Da ultimo, e' impugnato l'art. 21, comma 21, della legge
reg. Lazio n. 13 del 2018, che aggiunge i commi 7-ter e 7-quater
all'art. 8 della legge della stessa Regione n. 34 del 1997, ove si
dispone: «7-ter. [l]a Regione concede, altresi', contributi alle
associazioni animaliste di volontariato per specifici progetti
realizzati dalle stesse anche in collaborazione con i comuni e/o con
le scuole e/o con le ASL competenti. 7-quater. La Giunta regionale
con propria deliberazione definisce i criteri e i modelli per la
concessione dei contributi di cui al comma 7-ter».
1.4.1.- Come gia' evidenziato, secondo la difesa statale il
codice del terzo settore non limiterebbe la possibilita' di operare a
tutela degli animali alle sole associazioni di volontariato, con la
conseguenza che l'esclusione dai contributi delle altre associazioni
a carattere animalistico, operanti attraverso l'apporto volontario
degli associati (quali in particolare le associazioni di promozione
sociale), determinerebbe una violazione degli artt. 2, 3 e 118 Cost.
2.- Con atto depositato il 2 aprile 2019, si e' costituita in
giudizio la Regione Lazio, nella persona del Presidente della Giunta
regionale, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili
e infondate.
2.1.- Con riferimento alla prima questione, la difesa regionale
asserisce che le doglianze dello Stato sarebbero frutto di un
equivoco.
Infatti, il censurato art. 4, comma 8, della legge reg. Lazio n.
13 del 2018, limitandosi a prevedere la copertura finanziaria degli
oneri derivanti dall'attuazione dell'art. 8, comma 7-ter, della legge
reg. Lazio n. 34 del 1997, non avrebbe alcun contenuto prescrittivo
in ordine alla determinazione dei beneficiari dei contributi
regionali ivi previsti e, pertanto, non sarebbe suscettibile di
produrre, neppure in astratto, alcuna violazione dei principi
costituzionali sopra richiamati.
In ogni caso, anche ove volta a favorire le associazioni di
volontariato, la disposizione impugnata non si porrebbe in contrasto
con i principi costituzionali e con la relativa legislazione statale
interposta, atteso che sarebbe ragionevole distinguere tra enti che,
pur svolgendo le stesse attivita', lo facciano con finalita'
lucrative oppure per puro spirito di servizio.
2.2.- Riguardo alla seconda questione, secondo la parte
resistente l'art. 4, comma 53, della legge reg. Lazio n. 13 del 2018
si limiterebbe a prevedere, in via generale, la concessione dei
contributi ai Comuni e non direttamente ai soggetti privati attuatori
degli interventi, i quali, ai sensi del successivo comma 54, sono
chiamati a stipulare preventivamente appositi patti di collaborazione
con l'ente locale.
Pertanto, la mancata espressa previsione nella legge regionale di
eventuali obblighi discendenti dalla legislazione statale in capo a
determinati soggetti non ne potrebbe in alcun modo far venir meno la
sussistenza, non esimendo il Comune, all'atto della determinazione
dei patti di collaborazione, dalla relativa applicazione; il comma 56
del medesimo art. 4, tra l'altro, demanda a una successiva
deliberazione della Giunta regionale la definizione dei criteri per
la concessione dei contributi, rinviando cosi' a questa sede
l'apposizione di specifiche condizioni, in ragione delle diverse
tipologie di soggetti attuatori degli interventi.
2.3.- Per quanto concerne l'impugnazione dell'art. 21, comma 1,
della legge reg. Lazio n. 13 del 2018, la difesa della Regione
deduce, anzitutto, l'inammissibilita' della questione, in quanto la
disposizione impugnata non figurerebbe tra quelle oggetto della
deliberazione a impugnare del Presidente del Consiglio dei ministri.
Peraltro, «i rilievi di illegittimita' sollevati dovrebbero essere
superati mediante l'approvazione di apposite disposizioni
modificative delle norme in questione, contenute nella proposta di
legge regionale n. 116/2019, gia' all'esame del Consiglio regionale».
2.4.- Infine, in riferimento all'art. 21, comma 21, della legge
reg. Lazio n. 13 del 2018, secondo la difesa regionale rientrerebbe
nella competenza della Regione compiere una scelta, del tutto
legittima e ragionevole, in ordine all'individuazione delle categorie
di beneficiari dei contributi regionali, senza che cio' determini un
limite alle attivita' che possono essere svolte da tutti gli enti di
cui al codice del terzo settore.
3.- Successivamente alla proposizione del ricorso, l'art. 16,
comma 18, lettera b), numeri 1) e 3), della legge della Regione Lazio
20 maggio 2019, n. 8 (Disposizioni finanziarie di interesse regionale
e misure correttive di leggi regionali varie) ha rispettivamente
abrogato l'art. 21, comma 1, della legge reg. Lazio n. 13 del 2018 e
modificato l'art. 21, comma 21, prevedendo tra i soggetti destinatari
dei contributi regionali anche le «altre associazioni del terzo
settore a carattere animalistico operanti attraverso l'apporto
volontario degli associati».
L'art. 11 della legge della Regione Lazio 26 giugno 2019, n. 10
(Promozione dell'amministrazione condivisa dei beni comuni), inoltre,
al comma 1, lettera a), ha abrogato l'art. 4, comma 53, della legge
reg. Lazio n. 13 del 2018; in conseguenza di cio', con atto
depositato il 28 gennaio 2020, il Presidente del Consiglio dei
ministri ha rinunciato al ricorso limitatamente a tale questione,
rinuncia non accettata dalla Regione resistente.
4.- All'udienza pubblica dell'11 febbraio 2020, l'Avvocatura
generale dello Stato ha chiesto il rinvio della trattazione, al fine
di valutare la possibilita' di rinuncia al ricorso anche
relativamente alle altre questioni, rinvio successivamente disposto
da questa Corte all'udienza pubblica del 22 settembre 2020.
In occasione di tale udienza, su ulteriore istanza della difesa
statale, e' stato disposto nuovamente il rinvio della discussione,
successivamente fissata per l'udienza pubblica del 13 aprile 2021.
5.- Con atto depositato il 2 febbraio 2021, il Presidente del
Consiglio dei ministri ha rinunciato anche alla questione relativa
all'art. 21, comma 21, della legge reg. Lazio n. 13 del 2018,
rinuncia anch'essa non accettata dalla Regione resistente.

Considerato in diritto

1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso
iscritto al n. 40 del registro ricorsi 2019, ha impugnato, tra gli
altri, gli artt. 4, commi 8 e 53, e 21, commi 1 e 21, della legge
della Regione Lazio 28 dicembre 2018, n. 13 (Legge di Stabilita'
regionale 2019).
2.- In primo luogo, devono essere esaminate congiuntamente le
questioni concernenti gli artt. 4, comma 8, e 21, comma 21, della
legge reg. Lazio n. 13 del 2018, in quanto strettamente connesse tra
loro.
2.1.- La prima disposizione ha aggiunto il comma 3-bis all'art.
26 della legge della Regione Lazio 21 ottobre 1997, n. 34 (Tutela
degli animali di affezione e prevenzione del randagismo), secondo cui
«[a]gli oneri derivanti dall'articolo 8, comma 7-ter, si provvede
mediante la voce di spesa denominata: "Contributi alle associazioni
animaliste di volontariato per interventi in materia di controllo del
randagismo", da istituirsi nel programma 08 "Cooperazione e
associazionismo" della missione 12 "Diritti sociali, politiche
sociali e famiglia", alla cui autorizzazione di spesa, pari ad euro
50.000,00 per ciascuna annualita' 2019, 2020 e 2021, si provvede
attraverso la corrispondente riduzione delle risorse iscritte a
legislazione vigente, a valere sulle medesime annualita', nel fondo
speciale di parte corrente di cui al programma 03 "Altri fondi" della
missione 20 "Fondi e accantonamenti"».
La seconda disposizione, invece, ha aggiunto all'art. 8 della
legge reg. Lazio n. 34 del 1997 il comma 7-ter - in forza del quale
«[l]a Regione concede, altresi', contributi alle associazioni
animaliste di volontariato per specifici progetti realizzati dalle
stesse anche in collaborazione con i comuni e/o con le scuole e/o con
le ASL competenti» - nonche' il comma 7-quater, ove si prevede che
«[l]a Giunta regionale con propria deliberazione definisce i criteri
e i modelli per la concessione dei contributi di cui al comma 7-ter».
2.1.1.- Secondo lo Stato, in tal modo, si realizzerebbe una
discriminazione nei confronti delle associazioni animaliste iscritte
nei registri del terzo settore diverse dalle organizzazioni di
volontariato, in contrasto con l'art. 5, comma 1, lettera e), del
decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante «Codice del Terzo
settore, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6
giugno 2016, n. 106» (da qui: cod. terzo settore) - che consente a
tutti gli enti del terzo settore gli interventi e i servizi
finalizzati alla tutela degli animali e alla prevenzione del
randagismo di cui alla legge 14 agosto 1991, n. 281 (Legge quadro in
materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo) - con
conseguente lesione degli artt. 2, 3 e 118 della Costituzione.
2.2.- Successivamente alla proposizione del ricorso, l'art. 16,
comma 18, lettera b), numeri 1) e 3), della legge della Regione Lazio
20 maggio 2019, n. 8 (Disposizioni finanziarie di interesse regionale
e misure correttive di leggi regionali varie) ha rispettivamente
abrogato l'art. 21, comma 1, della legge reg. Lazio n. 13 del 2018 e
modificato l'art. 21, comma 21, inserendo tra i soggetti destinatari
dei contributi regionali anche le «altre associazioni del terzo
settore a carattere animalistico operanti attraverso l'apporto
volontario degli associati».
In conseguenza di cio', con atto depositato il 2 febbraio 2021,
il Presidente del Consiglio dei ministri ha rinunciato al ricorso,
limitatamente alla questione relativa a tale disposizione, tenuto
conto che la stessa non ha avuto attuazione.
Sebbene la rinuncia non sia stata formalmente accettata dalla
Regione resistente, e' evidente il carattere satisfattivo delle
modifiche alla disposizione impugnata.
Inoltre, poiche' i relativi provvedimenti attuativi - quali la
deliberazione della Giunta della Regione Lazio 10 dicembre 2019, n.
941, recante «Definizione dei criteri e delle modalita' per
l'erogazione dei contributi per la realizzazione dei progetti a
tutela degli animali di affezione e per la prevenzione del randagismo
ai sensi della legge regionale 21 ottobre 1997. n. 34», nonche' la
determinazione del direttore generale della Direzione "Inclusione
sociale" della Regione Lazio, del 19 dicembre 2019, n. G18036, con
cui e' stato approvato adottato l'avviso pubblico per l'assegnazione
dei contributi - sono successivi alla novella legislativa e fanno
riferimento anche alle altre associazioni animaliste, in particolare
alle associazioni di promozione sociale, deve constatarsi anche la
mancata applicazione medio tempore della disposizione impugnata.
Sussistono, pertanto, le condizioni per dichiarare cessata la
materia del contendere per la questione di legittimita'
costituzionale dell'art. 21, comma 21, della legge reg. Lazio n. 13
del 2018 (ex multis, sentenze n. 56 del 2019 e n. 50 del 2017).
2.3.- Alla luce della ricordata modifica legislativa risulta
manifestamente infondata la questione relativa all'art. 4, comma 8,
della legge reg. Lazio n. 13 del 2018.
La concessione dei contributi non e' piu' limitata alle sole
organizzazioni di volontariato e, quindi, la denominazione del
capitolo di bilancio riguardante tali contributi - gia' priva di
portata precettiva e, conseguentemente, lesiva - risulta espressione
di un mero difetto di coordinamento normativo, inidoneo di per se' a
generare una violazione della Costituzione.
3.- In secondo luogo, viene censurato l'art. 4, comma 53, della
legge reg. Lazio n. 13 del 2018, ove si stabilisce che la Regione,
«nel rispetto del principio di sussidiarieta' di cui all'articolo 118
della Costituzione, concede contributi ai comuni per sostenere e
valorizzare le iniziative dei cittadini attivi, delle associazioni e
dei comitati di quartiere presenti sul territorio, volte alla cura ed
alla rigenerazione dei beni comuni urbani, materiali, immateriali e
digitali, che i cittadini e l'amministrazione riconoscono essere
funzionali all'esercizio dei diritti fondamentali della persona, al
benessere individuale e collettivo».
3.1.- Secondo la difesa statale tale disposizione lederebbe gli
artt. 2, 3 e 118 Cost., poiche' mancherebbe ogni riferimento
all'iscrizione dei soggetti ivi indicati nel registro unico del terzo
settore (o, nelle more della sua costituzione, nei registri
attualmente previsti dalle normative di settore), necessaria per gli
enti che si avvalgono prevalentemente o stabilmente di finanziamenti
pubblici, di fondi acquisiti tramite pubbliche sottoscrizioni o che
esercitano attivita' in regime di convenzione o accreditamento con
enti pubblici.
3.2.- Successivamente all'impugnativa l'art. 11, comma 1, lettera
a), della legge della Regione Lazio 26 giugno 2019, n. 10 (Promozione
dell'amministrazione condivisa dei beni comuni) ha abrogato la
disposizione impugnata.
Per tale ragione, tenuto conto che la stessa disposizione non ha
trovato attuazione, con atto depositato il 28 gennaio 2020 il
Presidente del Consiglio dei ministri ha rinunciato al ricorso in
ordine anche a tale questione.
Sebbene anche in tal caso la rinuncia non sia stata accettata
dalla Regione Lazio, in virtu' della mancata applicazione medio
tempore delle norme impugnate (non essendo stata adottata, in
particolare, la deliberazione di Giunta regionale attuativa di cui
all'art. 4, comma 56, della legge reg. Lazio n. 13 del 2018), e'
comunque possibile pervenire a una pronuncia di cessazione della
materia del contendere per la questione relativa all'art. 4, comma
53, della legge reg. Lazio n. 13 del 2018.
4.- Da ultimo, oggetto d'impugnazione e' il comma 1 dell'art. 21
della legge reg. Lazio n. 13 del 2018, che modifica l'art. 1, comma
20, della legge della Regione Lazio 11 agosto 2009, n. 22
(Assestamento del bilancio annuale e pluriennale 2009-2011 della
Regione Lazio), in forza del quale: «[i]n attesa di una specifica
disciplina della contrattazione collettiva nazionale in merito alla
valorizzazione della professionalita' degli avvocati degli uffici
legali, gli avvocati gia' in servizio presso la struttura di cui
all'articolo 553-bis del r.r. 1/2002 all'atto della costituzione del
ruolo professionale dell'Avvocatura regionale di cui all'articolo
10-bis della l.r. 6/2002, come modificata dalla presente legge, sono
inquadrati, a domanda, nel ruolo professionale e sono assegnati
all'Avvocatura regionale, previa apposita selezione tecnico-pratica
svolta secondo criteri e modalita' da disciplinare nell'ambito del
citato r.r. 1/2002, mantenendo la categoria in possesso al momento
della selezione».
4.1.- Secondo la parte ricorrente sarebbero lesi gli artt. 3, 51,
primo comma, e 97 Cost., in quanto si contemplerebbe una sorta di
concorso interamente riservato al personale in servizio presso
l'Avvocatura regionale, in violazione della regola del pubblico
concorso, che ammette eccezioni rigorose e limitate, nella specie non
ravvisabili.
4.2.- La disposizione impugnata - tra l'altro abrogata dall'art.
16, comma 18, lettera b), numero 1), della legge reg. Lazio n. 8 del
2019 - non e' contenuta nella relazione allegata alla deliberazione a
impugnare del Consiglio dei ministri.
Pertanto, la questione di legittimita' costituzionale deve
ritenersi inammissibile (tra le tante, sentenze n. 109 del 2018 e n.
228 del 2017).



 

 


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