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1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 22 del 3-6-2021

N. 114 SENTENZA 27 aprile - 31 maggio 202

N. 114 SENTENZA 27 aprile - 31 maggio 2021 Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Reati e pene - Omicidio colposo commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro - Trattamento sanzionatorio - Circostanza attenuante per il caso in cui l'evento non sia esclusivamente conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole - Omessa previsione, a differenza di quanto previsto in caso di omicidio stradale - Denunciata disparita' di trattamento - Inammissibilita' della questione. - Codice penale, art. 589, secondo comma. - Costituzione, art. 3. (T-210114) (GU 1a Serie Speciale - Corte Costituzionale n.22 del 3-6-2021

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimita' costituzionale dell'art. 589,
secondo comma, del codice penale, promosso dal Giudice per l'udienza
preliminare presso il Tribunale ordinario di Treviso nel procedimento
penale a carico di S. B., M. P. e M. T., con ordinanza del 24
dicembre 2019, iscritta al n. 72 del registro ordinanze 2020 e
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 26, prima
serie speciale, dell'anno 2020.
Visti l'atto di costituzione di S. B., nonche' l'atto di
intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;
udito nell'udienza pubblica del 27 aprile 2021 il Giudice
relatore Giovanni Amoroso;
uditi l'avvocato Stefano Pietrobon per S. B. e l'avvocato dello
Stato Andrea Fedeli per il Presidente del Consiglio dei ministri;
deliberato nella camera di consiglio del 27 aprile 2021.

Ritenuto in fatto

1.- Il Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale
ordinario di Treviso, con ordinanza del 24 dicembre 2019 (reg. ord.
n. 72 del 2020) ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della
Costituzione, questione di legittimita' costituzionale dell'art. 589,
secondo comma, del codice penale, nella parte in cui non prevede una
diminuzione di pena nel caso in cui «l'evento non sia esclusivamente
conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole».
Il rimettente riferisce di procedere nei confronti di S. B., M.
P. e M. T., per il reato di omicidio colposo commesso con la
violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro,
ai sensi degli artt. 40, 113 e 589, secondo comma, cod. pen.
Dal capo di imputazione risulta che gli imputati, in qualita' di
legali rappresentanti della B. snc, e S. B., anche come responsabile
del servizio di protezione e prevenzione, per colpa consistita in
negligenza, imprudenza, imperizia, nonche' in violazione delle
previsioni dell'art. 71, comma 3, in riferimento al punto 3.1.3
dell'Allegato VI al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81
(Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in
materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di
lavoro), omettendo, in particolare, di adottare adeguate misure
tecniche e organizzative affinche' le attrezzature per la
movimentazione dei carichi fossero utilizzate in condizioni tali da
garantire la stabilita' dell'attrezzatura stessa e del carico
trasportato, causavano la morte di V. H., autista, dipendente di una
societa' slovacca, il quale, incaricato del trasporto e consegna di
un carico di balle di terriccio, imballate con film plastico e poste
sui bancali, presso la sede della societa' dei predetti imputati,
veniva travolto e schiacciato da una di tali balle (del peso di 1000
chilogrammi circa) a causa dello sbilanciamento del carico del
carrello elevatore, utilizzato per l'operazione di scarico.
Il rimettente da' atto che, all'udienza del 3 ottobre 2019, il
difensore degli imputati ha eccepito l'illegittimita' costituzionale
dell'art. 589, secondo comma, cod. pen. nella parte «in cui non
riconosce, come fa invece nel comma 7 dell'art. 589-bis c. p., una
diminuzione di pena nel caso in cui la condotta colposa
dell'infortunato abbia contribuito a causare l'evento dannoso».
Sciogliendo la riserva in ordine all'eccezione di illegittimita'
costituzionale, il giudice a quo afferma che la questione e'
rilevante e non e' manifestamente infondata.
In particolare, il rimettente evidenzia che l'art. 589-bis cod.
pen., introdotto dall'art. 1, comma 1, della legge 23 marzo 2016, n.
41 (Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di
lesioni personali stradali, nonche' disposizioni di coordinamento al
decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo
28 agosto 2000, n. 274), prevede, come pena base, la reclusione da
due a sette anni, per chi si rende responsabile del reato di omicidio
stradale, e al settimo comma contempla una diminuzione di pena fino
alla meta' qualora l'evento non sia «esclusiva conseguenza
dell'azione o dell'omissione del colpevole».
Anche l'art. 589, secondo comma, cod. pen., prevede la pena da
anni due ad anni sette di reclusione per colui che si rende
responsabile di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle
norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, ma non
contempla, invece, una circostanza attenuante analoga a quella di cui
all'art. 589-bis, settimo comma, cod. pen.
Il giudice a quo rileva come entrambe le fattispecie astratte di
cui agli artt. 589, secondo comma, e 589-bis, primo comma, cod. pen.
sanzionino condotte caratterizzate da colpa specifica consistente,
nel primo caso, nella violazione della normativa posta a tutela della
sicurezza dei luoghi di lavoro e dei lavoratori, e, nel secondo caso,
nella violazione della normativa tesa a tutelare la sicurezza degli
utenti delle strade.
In entrambe le fattispecie, «il bene oggetto di tutela e'
l'integrita' fisica delle persone».
Le due norme sarebbero «sostanzialmente identiche, se non
sovrapponibili tra loro», quantomeno in relazione alla loro funzione,
tanto che le violazioni delle stesse erano sanzionate, e con la
stessa pena, nel secondo comma dell'art. 589 cod. pen., sino alla
introduzione del reato di omicidio stradale.
Osserva il rimettente che, tuttavia, manca nella previsione
dell'art. 589, secondo comma, cod. pen., una norma che preveda la
diminuzione di pena qualora la condotta della vittima sia stata tale
da contribuire al verificarsi dell'evento.
Pertanto, sussisterebbe una ingiustificata disparita' di
trattamento tra le due fattispecie di omicidio colposo, con
conseguente violazione dell'art. 3 Cost.
In punto di rilevanza, il rimettente riferisce che se esistesse
una disposizione analoga a quella di cui all'art. 589-bis, settimo
comma, cod. pen., si «alleggerirebbe la pena eventualmente
infliggenda agli imputati nel processo che ne riguarda ove fosse
riconosciuta la loro responsabilita' ma, nello stesso tempo, fosse
riconosciuta una condotta imprudente da parte dell'infortunato.
Circostanza, questa, che il difensore intende dimostrare attraverso
l'acquisizione della relazione dello SPISAL intervenuto sul luogo
dell'infortunio e attraverso l'escussione dei testi».
2.- Con atto depositato il 14 luglio 2020, il Presidente del
Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura
generale dello Stato, e' intervenuto nel presente giudizio di
costituzionalita' chiedendo alla Corte di dichiarare la questione
inammissibile e, comunque, non fondata.
La difesa statale osserva che il giudice rimettente ha sollevato
la questione di legittimita' costituzionale in sede di udienza
preliminare, e quindi, nella fase deputata al vaglio dell'ipotesi
accusatoria ai soli fini della decisione circa la necessita' o non
del rinvio a giudizio degli imputati.
Dagli atti di causa non risulta che gli imputati abbiano scelto
di definire il giudizio con riti alternativi.
In particolare - osserva la difesa statale - nella fase
dell'udienza preliminare il giudice non e' chiamato a decidere sulla
responsabilita' dell'imputato e ad applicare la circostanza
attenuante, la cui mancata previsione e' oggetto di censura, sicche'
la questione sarebbe priva di rilevanza.
Comunque, nel merito, la questione sarebbe in ogni caso non
fondata.
In particolare, la difesa statale osserva ulteriormente che, con
le modifiche apportate dalla legge n. 41 del 2016, al reato di cui
all'art. 589 cod. pen., il legislatore, nell'esercizio della sua
ampia discrezionalita', ha inteso assicurare le esigenze di maggior
protezione, come quelle connesse alle frequenti violazioni del codice
della strada, foriere di eventi lesivi o mortali, e, quindi,
all'allarme sociale suscitato dal fenomeno ricorrente delle "vittime
della strada".
Piu' nello specifico, la difesa statale richiama la sentenza n.
88 del 2019 in cui questa Corte ha affermato che il legislatore, nel
rendere autonoma la fattispecie dell'omicidio stradale, ha operato un
tipico esercizio di discrezionalita' legislativa.
Infine evidenzia che, se e' vero che l'art. 589 cod. pen. non
contempla un'attenuante speciale analoga a quella prevista dall'art.
589-bis, settimo comma, cod. pen., cio' pero' non impedisce al
giudice di valutare l'eventuale concorrente condotta della persona
offesa al fine del riconoscimento delle circostanze attenuanti
generiche, suscettibili di bilanciamento con le altre aggravanti.
Infatti, non essendo previsto un divieto analogo a quello di cui
all'art. 590-quater cod pen., la pena puo' essere suscettibile di una
sensibile riduzione in caso di prevalenza delle circostanze
attenuanti generiche.
3.- Con atto pervenuto il 15 luglio 2020, si e' costituito in
giudizio uno degli imputati (S. B.).
In punto di rilevanza, la parte riferisce che l'evento delittuoso
si e' determinato anche con il contributo causale della condotta
colposa della vittima, come emergerebbe dalla relazione dello SPISAL
(Servizio per la prevenzione, l'igiene e la sicurezza negli ambienti
di lavoro) intervenuto sul luogo dell'infortunio.
Osserva che, in particolare, la vittima si sarebbe portata nel
raggio d'azione del carrello elevatore, ponendosi in una situazione
di rischio per la propria incolumita', cosi' violando le prescrizioni
di sicurezza impartitegli dagli imputati.
Pone in rilievo che, pendendo il procedimento nella fase
dell'udienza preliminare, «[l]addove il B. chieda di procedere nelle
forme del rito abbreviato, egli sara' giudicato sulla base degli atti
ivi contenuti e dallo stesso Giudice odierno remittente (Giudice
dell'Udienza Preliminare) il quale non potra' evidentemente esimersi
dal valutare il rilievo causale della condotta tenuta dalla vittima».
Nel merito, in ordine alla denunciata violazione dell'art. 3
Cost., la parte sostiene che vi e' una piena corrispondenza tra il
reato di omicidio colposo aggravato di cui al secondo comma dell'art.
589 cod. pen. e il reato di omicidio stradale di cui all'art. 589-bis
cod. pen.
Quindi, le due norme in comparazione disciplinerebbero situazioni
giuridiche omogenee.
Argomenta la parte che «la condotta integrativa dei due delitti
e' identica sul piano della struttura della fattispecie», anche
quanto all'elemento soggettivo della colpa consistente nella
violazione di norme precauzionali specifiche; in particolare per
entrambe le fattispecie e' previstala pena della reclusione da due a
sette anni.
Pertanto - conclude la parte - la questione di legittimita'
costituzionale sollevata dal giudice rimettente sarebbe fondata.

Considerato in diritto

1.- Il Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale
ordinario di Treviso, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della
Costituzione, questione di legittimita' costituzionale dell'art. 589,
secondo comma, del codice penale, nella parte in cui non prevede una
circostanza attenuante analoga a quella contemplata dall'art.
589-bis, settimo comma, cod. pen., secondo cui la pena per chi si
rende responsabile del reato di omicidio stradale e' diminuita fino
alla meta' qualora l'evento non sia «esclusiva conseguenza
dell'azione o dell'omissione del colpevole».
Il giudice a quo sostiene che le due fattispecie - quella di
omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la
prevenzione degli infortuni sul lavoro e quella di omicidio stradale
- sarebbero «sostanzialmente identiche, se non sovrapponibili tra
loro» e che pertanto risulterebbe una ingiustificata disparita' di
trattamento (art. 3 Cost.) in ragione della mancata previsione, anche
nell'art. 589, secondo comma, cod. pen., della diminuzione di pena
qualora la condotta della vittima sia stata tale da aver contribuito
al verificarsi dell'evento.
2.- Giova premettere - quanto al quadro normativo di riferimento
- che il parallelismo tra le due fattispecie, evocato dal giudice
rimettente, trova origine nell'art. 1 della legge 11 maggio 1966, n.
296, recante «Modifiche degli articoli 589 (omicidio colposo) e 590
(lesioni personali colpose) del Codice penale», che, nel riformulare
l'art. 589 cod. pen. (omicidio colposo), ha previsto, al secondo
comma di tale disposizione, che «[s]e il fatto e' commesso con
violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o
di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena e'
della reclusione da uno a cinque anni».
Per entrambe le ipotesi di omicidio colposo aggravato la pena e'
stata dapprima elevata nel minimo (da uno a due anni di reclusione)
dall'art. 2, comma 1, della legge 21 febbraio 2006, n. 102
(Disposizioni in materia di conseguenze derivanti da incidenti
stradali) e poi anche nel massimo (da cinque a sette anni di
reclusione) dall'art. 1, comma 1, lettera c), del decreto-legge 23
maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica),
convertito, con modificazioni, nella legge 24 luglio 2008, n. 125.
Successivamente, pero', l'allarme sociale causato dai numerosi e
ricorrenti casi di "vittime della strada" ha indotto il legislatore a
elevare, nel complesso, il regime sanzionatorio di chi, violando le
norme sulla circolazione stradale, abbia cagionato la morte o lesioni
gravi o gravissime ad altri.
In particolare, il legislatore ha isolato la fattispecie di
omicidio colposo con violazione delle norme sulla disciplina della
circolazione stradale trasformandola nell'autonomo e distinto reato
di omicidio stradale di cui all'art. 589-bis cod. pen. (art. 1, comma
1, della legge 23 marzo 2016, n. 41, recante «Introduzione del reato
di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali,
nonche' disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30
aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n.
274»).
In riferimento a tale fattispecie di reato la stessa disposizione
(art. 589-bis cod. pen.) - in simmetria con il reato di lesioni
stradali (art. 590-bis cod. pen.) - ha previsto da una parte plurime
aggravanti a effetto speciale cosiddette privilegiate, perche' non
suscettibili di bilanciamento con circostanze attenuanti ai sensi
dell'art. 590-quater cod. pen.; dall'altra ha contemplato
un'attenuante anch'essa a effetto speciale «qualora l'evento non sia
esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole»
(settimo comma dell'art. 589-bis cod. pen.) al fine di «moderare il
notevole maggior rigore della risposta sanzionatoria» (sentenza n. 88
del 2019).
Invece la fattispecie dell'omicidio colposo aggravato dalla
violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro
e' rimasta invariata.
Il giudice rimettente censura proprio la mancata introduzione,
anche per tale reato, della stessa attenuante prevista dall'art.
589-bis, settimo comma, cod. pen. in ragione dell'asserito perdurante
parallelismo con la fattispecie dell'omicidio stradale.
3.- Cio' premesso, la questione di legittimita' costituzionale e'
inammissibile per plurimi motivi.
4.- Innanzitutto, il rimettente ha sollevato tale questione nel
corso dell'udienza preliminare, omettendo di indicare se gli imputati
avessero formulato la richiesta di definizione del giudizio con il
rito abbreviato di cui all'art. 438 del codice di procedura penale o
con il cosiddetto patteggiamento, ai sensi dell'art. 444 cod. proc.
pen.
L'assenza di una domanda di definizione del processo allo stato
degli atti ovvero di applicazione della pena a richiesta risulta
riconosciuta dalla stessa difesa dell'imputato, costituitosi nel
presente giudizio di legittimita' costituzionale, nonche' trova
riscontro anche nel fascicolo processuale del giudizio principale
(sentenza n. 58 del 2009; ordinanza n. 57 del 2018).
Pertanto il giudice rimettente non e' chiamato a decidere sulla
responsabilita' degli imputati e quindi neppure, in ipotesi, a
riconoscere la circostanza attenuante, la cui mancata previsione e'
oggetto di censura.
Cio' rende meramente eventuale e ipotetica - nonche' comunque
prematura - l'odierna questione.
Per costante orientamento di questa Corte, infatti, la questione
incidentale e' irrilevante e, dunque, inammissibile se l'applicazione
della norma censurata e' solo eventuale e successiva (ex plurimis,
sentenze n. 139 del 2020 e n. 217 del 2019; ordinanze n. 210 e n. 42
del 2020).
5.- Inoltre, il giudice rimettente non precisa le ragioni per
cui, nel caso sottoposto al suo giudizio, sarebbe ravvisabile
un'ipotesi analoga a quella disciplinata dall'art. 589-bis, settimo
comma, cod. pen., si' da poter ritenere che «l'evento non sia
esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole».
In particolare, il rimettente, limitandosi ad indicare il capo di
imputazione, omette di prendere posizione sulla ricostruzione dei
fatti con riferimento sia alla responsabilita' degli imputati, sia
soprattutto alla ipotizzata sussistenza di una condotta colposa della
vittima, che avrebbe contribuito a causare l'evento morte; condotta
questa che non viene affatto descritta.
Essendo contestata agli imputati la cooperazione, ai sensi
dell'art. 113 cod. pen., nel reato di omicidio colposo, il giudice
rimettente inoltre non specifica neppure il distinto apporto causale
di ciascuno di essi.
Tali lacune nella descrizione della fattispecie, oggetto del
giudizio principale, determinano - come piu' volte affermato da
questa Corte (ordinanze n. 147 e n. 108 del 2020, n. 203 e n. 64 del
2019) - l'inammissibilita' della questione di legittimita'
costituzionale, in quanto non consentono di verificarne l'effettiva
rilevanza.
6.- Sotto altro concorrente profilo, deve altresi' osservarsi che
l'ordinanza di rimessione e' carente anche quanto alla motivazione
della ritenuta non manifesta infondatezza della questione.
Infatti il rimettente, nell'evocare la disciplina sul trattamento
sanzionatorio dell'omicidio stradale quale tertium comparationis, si
e' limitato a indicare genericamente che le fattispecie a confronto
prevedono la medesima pena della reclusione da due a sette anni
rispettivamente per l'ipotesi aggravata del secondo comma dell'art.
589 cod. pen. e per l'ipotesi base del primo comma dell'art. 589-bis
cod. pen.
In tal modo, pero', il rimettente, non confrontandosi con il
complessivo e piu' articolato quadro normativo sopra richiamato, non
spiega adeguatamente le ragioni della asserita omogeneita' delle
fattispecie in comparazione, da cui dovrebbe derivare
l'illegittimita' costituzionale della mancata introduzione - anche
per l'omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la
prevenzione degli infortuni sul lavoro - della stessa attenuante ad
effetto speciale di cui all'art. 589-bis, settimo comma, cod. pen.,
prevista per il solo reato di omicidio stradale.
Per costante giurisprudenza di questa Corte, l'insufficiente
motivazione in punto di non manifesta infondatezza determina
l'inammissibilita' della questione di legittimita' costituzionale
(sentenze n. 265 del 2019 e n. 182 del 2018), cosi' come anche la
determina l'«incompleta ricostruzione della normativa di riferimento»
(sentenza n. 102 del 2019).
7.- Pertanto, nel complesso, la sollevata questione di
legittimita' costituzionale e' inammissibile.



 

 


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