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1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 23 del 9-6-2021

N. 117 SENTENZA 12 maggio - 7 giugno 202

N. 117 SENTENZA 12 maggio - 7 giugno 2021 Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Reati e pene - Furto in abitazione - Trattamento sanzionatorio - Minimo edittale - Denunciata violazione dei principi di uguaglianza, di proporzionalita' e di ragionevolezza, nonche' della finalita' rieducativa della pena - Inammissibilita' della questione - Invito al legislatore a considerare la pressione punitiva relativa ai delitti contro il patrimonio. Reati e pene - Furto in abitazione - Trattamento sanzionatorio - Divieto di bilanciamento tra circostanze eterogenee - Denunciata violazione dei principi di uguaglianza, di proporzionalita' e di ragionevolezza, nonche' della finalita' rieducativa della pena - Non fondatezza della questione. - Codice penale, art. 624-bis, introdotto dall'art. 2, comma 2, della legge 26 marzo 2001, n. 128, come modificato dall'art. 1, comma 6, della legge 23 giugno 2017, n. 103 e, successivamente, dall'art. 5 della legge 26 aprile 2019, n. 36. - Costituzione, artt. 3 e 27. (T-210117) (GU 1a Serie Speciale - Corte Costituzionale n.23 del 9-6-2021

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimita' costituzionale dell'art. 624-bis del
codice penale, introdotto dall'art. 2, comma 2, della legge 26 marzo
2001, n. 128 (Interventi legislativi in materia di tutela della
sicurezza dei cittadini), come modificato dall'art. 1, comma 6, della
legge 23 giugno 2017, n. 103 (Modifiche al codice penale, al codice
di procedura penale e all'ordinamento penitenziario), successivamente
modificato dall'art. 5, comma 1, della legge 26 aprile 2019, n. 36
(Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di
legittima difesa), promosso dal Tribunale ordinario di Lecce, in
composizione monocratica, nel procedimento penale a carico di L. M. e
altro, con ordinanza del 19 febbraio 2020, iscritta al n. 182 del
registro ordinanze 2020 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica n. 52, prima serie speciale, dell'anno 2020.
Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei
ministri;
udito nella camera di consiglio del 12 maggio 2021 il Giudice
relatore Stefano Petitti;
deliberato nella camera di consiglio del 12 maggio 2021.

Ritenuto in fatto

1.- Con ordinanza del 19 febbraio 2020, iscritta al n. 182 del
registro ordinanze 2020, il Tribunale ordinario di Lecce, in
composizione monocratica, ha sollevato questioni di legittimita'
costituzionale dell'art. 624-bis del codice penale, introdotto
dall'art. 2, comma 2, della legge 26 marzo 2001, n. 128 (Interventi
legislativi in materia di tutela della sicurezza dei cittadini), come
modificato dall'art. 1, comma 6, della legge 23 giugno 2017, n. 103
(Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e
all'ordinamento penitenziario), successivamente modificato dall'art.
5, comma 1, della legge 26 aprile 2019, n. 36 (Modifiche al codice
penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa), «nella
parte in cui, limitando la discrezionalita' del [g]iudice, non
consente, anche attraverso [un] adeguato bilanciamento delle
circostanze concorrenti, ovvero la previsione di una ipotesi lieve
autonomamente sanzionata, di calibrare la sanzione penale alla
effettiva gravita' del reato».
Il rimettente evoca i parametri di cui agli artt. 3 e 27 della
Costituzione, che sarebbero a suo avviso violati non soltanto
dall'eccessivita' della pena detentiva prevista dalla censurata
disposizione per il reato di furto in abitazione, ma anche dalla
limitazione del bilanciamento delle circostanze eterogenee stabilita
dal quarto comma della disposizione stessa, «laddove, invece, la
previsione di un minimo edittale piu' basso e la eliminazione dei
rigidi automatismi di cui al quarto comma o la previsione di una
"ipotesi lieve", consentirebbe l'irrogazione di una pena molto piu'
adeguata alla peculiarita' del caso concreto».
1.1.- Il Tribunale di Lecce espone di dover giudicare sulle
imputazioni di furto aggravato in abitazione ascritte a L. M. e F. G.
in relazione a fatti commessi il 22 gennaio 2020, per essersi costoro
impossessati, in concorso fra loro, al fine di procurarsi un ingiusto
profitto, di alcuni oggetti di modesto valore, asportandoli da una
privata dimora, nella quale si erano introdotti mediante l'effrazione
di una finestra.
Il giudice a quo osserva che, pur riconoscendo agli imputati,
persone incensurate, sia le attenuanti generiche che l'attenuante
comune della speciale tenuita' del danno patrimoniale, e nonostante
la diminuente per il rito abbreviato dagli stessi richiesto, la pena
da irrogarsi loro non potrebbe essere inferiore ad anni uno, mesi
cinque e giorni ventisette di reclusione, oltre alla multa, sanzione
da ritenersi «palesemente sproporzionata».
1.2.- Richiamata la giurisprudenza costituzionale sulla
necessaria proporzionalita' e individualizzazione della sanzione
penale, il rimettente assume che la pena edittale del furto in
abitazione manifesti un «eccessivo iato» rispetto ad altri reati
contro il patrimonio, come emergerebbe dal confronto col furto
semplice o aggravato, con la truffa semplice o aggravata, la
circonvenzione di persone incapaci, la ricettazione, il
danneggiamento di sistemi informatici, la frode in emigrazione e
l'usura.
Il Tribunale di Lecce denuncia altresi' come lesivo degli evocati
parametri costituzionali che il legislatore, avendo tipizzato il
furto in abitazione alla stregua di un'autonoma figura di reato, non
ne abbia previsto un'ipotesi di lieve entita', sull'esempio del reato
di ricettazione, e abbia invece precluso un adeguato bilanciamento
fra attenuanti e aggravanti.
2.- E' intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei
ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello
Stato, che ha chiesto dichiararsi le questioni inammissibili o non
fondate.
Ad avviso dell'interveniente, il severo trattamento sanzionatorio
e il divieto di bilanciamento delle circostanze per il furto in
abitazione costituirebbero opzioni discrezionali non manifestamente
irragionevoli, attraverso le quali il legislatore ha inteso
rispondere all'esigenza di tutelare non solo il patrimonio delle
persone offese, ma soprattutto l'inviolabilita' del loro domicilio,
valore garantito dall'art. 14 Cost., a fronte di un reato «diffuso e
di particolare allarme sociale».
3.- In qualita' di amicus curiae, l'Unione camere penali italiane
(UCPI) ha presentato un'opinione scritta, portatrice di argomenti
favorevoli all'accoglimento delle questioni.
Come starebbe ad evidenziare la fattispecie concreta, la
severita' e la rigidita' dell'apparato sanzionatorio del furto in
abitazione impedirebbe al giudice di adeguare la pena all'effettivo
disvalore del fatto, con il rischio che l'autore finisca per essere
«strumentalizzato a fini di prevenzione generale».
L'opinione e' stata ammessa con decreto presidenziale del 26
febbraio 2021.

Considerato in diritto

1.- Il Tribunale ordinario di Lecce, in composizione monocratica,
ha sollevato questioni di legittimita' costituzionale dell'art.
624-bis del codice penale, introdotto dall'art. 2, comma 2, della
legge 26 marzo 2001, n. 128 (Interventi legislativi in materia di
tutela della sicurezza dei cittadini), come modificato dall'art. 1,
comma 6, della legge 23 giugno 2017, n. 103 (Modifiche al codice
penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento
penitenziario), successivamente modificato dall'art. 5, comma 1,
della legge 26 aprile 2019, n. 36 (Modifiche al codice penale e altre
disposizioni in materia di legittima difesa).
Il rimettente dubita che la norma censurata violi gli artt. 3 e
27 della Costituzione, «nella parte in cui, limitando la
discrezionalita' del [g]iudice, non consente, anche attraverso [un]
adeguato bilanciamento delle circostanze concorrenti, ovvero la
previsione di una ipotesi lieve autonomamente sanzionata, di
calibrare la sanzione penale alla effettiva gravita' del reato».
L'eccessivita' della pena edittale stabilita dalla censurata
disposizione per il reato di furto in abitazione e la stringente
limitazione del bilanciamento delle circostanze prevista dal quarto
comma della disposizione medesima sarebbero in contrasto con i
principi di proporzionalita' e individualizzazione della sanzione
penale, «laddove, invece, la previsione di un minimo edittale piu'
basso e la eliminazione dei rigidi automatismi di cui al quarto comma
o la previsione di una "ipotesi lieve", consentirebbe l'irrogazione
di una pena molto piu' adeguata alla peculiarita' del caso concreto».
1.1.- Il Tribunale di Lecce espone di dover giudicare sulle
imputazioni di furto aggravato in abitazione ascritte a L. M. e F. G.
in relazione a fatti commessi il 22 gennaio 2020, per essersi costoro
impossessati, in concorso fra loro, al fine di procurarsi un ingiusto
profitto, di alcuni oggetti di modesto valore, asportandoli da una
privata dimora, nella quale si erano introdotti mediante l'effrazione
di una finestra.
Il giudice a quo assume che, pur riconoscendo agli imputati,
persone incensurate, le attenuanti generiche e quella della speciale
tenuita' del danno patrimoniale, e nonostante la diminuente per il
rito abbreviato, la pena da irrogarsi loro risulterebbe comunque
«palesemente sproporzionata».
1.2.- Ad avviso del rimettente, la pena edittale del furto in
abitazione soffrirebbe un «eccessivo iato» rispetto ad altri reati
contro il patrimonio, quali il furto semplice o aggravato, la truffa
semplice o aggravata, la circonvenzione di persone incapaci, la
ricettazione, il danneggiamento di sistemi informatici, la frode in
emigrazione e l'usura.
Sarebbe inoltre lesivo degli evocati parametri che il
legislatore, avendo tipizzato il furto in abitazione come autonoma
figura di reato, non ne abbia previsto un'ipotesi di lieve entita' e
abbia invece precluso un adeguato bilanciamento fra attenuanti e
aggravanti.
2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto in
giudizio per mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, ha chiesto
dichiararsi le questioni inammissibili o non fondate, atteso che il
pur severo trattamento sanzionatorio del furto in abitazione
risponderebbe a opzioni discrezionali del legislatore, non
manifestamente irragionevoli, finalizzate al contrasto di un reato di
particolare allarme sociale.
3.- In qualita' di amicus curiae, l'Unione camere penali italiane
(UCPI) ha presentato un'opinione favorevole all'accoglimento delle
questioni, in quanto la rigidita' dell'apparato sanzionatorio del
furto in abitazione impedirebbe al giudice di adeguare la pena
all'effettivo disvalore del fatto, con il rischio che l'autore
finisca per essere «strumentalizzato a fini di prevenzione generale».
4.- Seppure in forma contratta, l'ordinanza di rimessione
denuncia il trattamento sanzionatorio del furto in abitazione sotto
tre distinti profili, a ciascuno dei quali corrisponde un distinto
petitum.
In primo luogo, sarebbe eccessivo il minimo edittale della pena
detentiva, e occorrerebbe quindi ridurne l'entita'; sarebbe poi
necessaria la previsione di una "ipotesi lieve", e occorrerebbe
quindi introdurne la fattispecie; infine, il divieto di bilanciamento
tra circostanze impedirebbe al giudice di adeguare la pena al
disvalore del fatto, e andrebbe quindi rimosso.
I tre petita devono essere esaminati separatamente, giacche', pur
ispirati da una medesima finalita' di complessiva attenuazione del
rigore punitivo, definiscono tuttavia questioni autonome, una sola
delle quali riferibile all'intero testo dell'art. 624-bis cod. pen.
(quella sulla mancata previsione di una "ipotesi lieve"), mentre le
altre due sono chiaramente rivolte al primo e al terzo comma (quella
sull'eccessivita' del minimo edittale) e al quarto comma (quella
sulla limitazione del bilanciamento delle circostanze eterogenee) del
medesimo articolo.
5.- Occorre premettere una breve illustrazione dell'excursus
normativo che ha segnato il progressivo inasprimento del trattamento
sanzionatorio del furto in abitazione.
Aggiunto dall'art. 2, comma 2, della legge n. 128 del 2001,
l'art. 624-bis cod. pen., sotto la rubrica «[f]urto in abitazione e
furto con strappo», disponeva, nel testo originario, che «[c]hiunque
si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la
detiene, al fine di trarne profitto per se' o per altri, mediante
introduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in
parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa, e' punito con la
reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire seicentomila a
due milioni» (primo comma); «[a]lla stessa pena di cui al primo comma
soggiace chi si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a
chi la detiene, al fine di trarne profitto per se' o per altri,
strappandola di mano o di dosso alla persona» (secondo comma); «[l]a
pena e' della reclusione da tre a dieci anni e della multa da lire
quattrocentomila a tre milioni se il reato e' aggravato da una o piu'
delle circostanze previste nel primo comma dell'articolo 625 ovvero
se ricorre una o piu' delle circostanze indicate all'articolo 61»
(terzo comma).
La ratio dell'innovazione normativa risiedeva nella
trasformazione del furto in abitazione (e del furto con strappo) da
reato aggravato in reato autonomo, come tale ontologicamente
sottratto al bilanciamento delle circostanze; pertanto, l'art. 2,
comma 3, della legge n. 128 del 2001 ha soppresso il numero 1) del
primo comma dell'art. 625 cod. pen., ove la condotta di chi «per
commettere il fatto, si introduce o si trattiene in un edificio o in
un altro luogo destinato ad abitazione» era prevista come
un'aggravante del furto (del pari e' stata espunta l'aggravante dello
strappo).
In pari tempo, l'art. 2, comma 4, della medesima legge ha
configurato un'attenuante speciale mediante l'addizione
dell'art. 625-bis cod. pen., che prevede una riduzione di pena da un
terzo alla meta' per il furto - anche se commesso in abitazione -
«qualora il colpevole, prima del giudizio, abbia consentito
l'individuazione dei correi o di coloro che hanno acquistato,
ricevuto od occultato la cosa sottratta o si sono comunque intromessi
per farla acquistare, ricevere od occultare».
L'art. 1, comma 6, della legge n. 103 del 2017 e' poi intervenuto
sull'art. 624-bis cod. pen. in piu' punti: con la lettera a), ne ha
modificato il primo comma, innalzando le pene (reclusione da tre a
sei anni e multa da euro 927 a euro 1.500); con la lettera b), ne ha
modificato il terzo comma, anche qui innalzando le pene (reclusione
da quattro a dieci anni e multa da euro 927 a euro 2.000); infine,
con la lettera c), vi ha aggiunto un quarto comma, a tenore del quale
«[l]e circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli
articoli 98 e 625-bis, concorrenti con una o piu' delle circostanze
aggravanti di cui all'articolo 625, non possono essere ritenute
equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena
si operano sulla quantita' della stessa risultante dall'aumento
conseguente alle predette circostanze aggravanti».
Da ultimo, l'art. 5, comma 1, della legge n. 36 del 2019 ha
ulteriormente inasprito i riferimenti edittali dell'art. 624-bis cod.
pen.: con la lettera a), ha aumentato la pena detentiva di cui al
primo comma (ora da quattro a sette anni di reclusione); con la
lettera b), le pene di cui al terzo comma (ora da cinque a dieci anni
di reclusione e da euro 1.000 a euro 2.500 di multa).
L'art. 3, comma 1, della medesima legge ha modificato l'art. 165
cod. pen., aggiungendovi la previsione per cui «[n]el caso di
condanna per il reato previsto dall'articolo 624-bis, la sospensione
condizionale della pena e' comunque subordinata al pagamento
integrale dell'importo dovuto per il risarcimento del danno alla
persona offesa».
6.- Le questioni di legittimita' costituzionale dell'art. 624-bis
cod. pen. sollevate dal Tribunale di Lecce riguardo all'eccessivita'
del minimo edittale di pena detentiva e all'omessa previsione di una
fattispecie attenuata di reato sono inammissibili, mentre quella
attinente al divieto di bilanciamento tra circostanze eterogenee non
e' fondata.
7.- In ordine alla denunciata eccessivita' del minimo edittale di
pena detentiva, che, come detto, puo' intendersi riferita ai commi
primo e terzo dell'art. 624-bis cod. pen., occorre rammentare che,
come questa Corte ha piu' volte sottolineato, le valutazioni
discrezionali di dosimetria penale competono in esclusiva al
legislatore, chiamato dalla riserva di legge ex art. 25 Cost. a
stabilire il grado di reazione dell'ordinamento al cospetto della
lesione di un determinato bene giuridico: il sindacato di
legittimita' costituzionale al metro degli artt. 3 e 27 Cost. puo'
quindi esercitarsi unicamente su scelte sanzionatorie arbitrarie o
manifestamente sproporzionate, tali da evidenziare un uso distorto
della discrezionalita' legislativa (ex plurimis, sentenze n. 88 e n.
40 del 2019, n. 233 e n. 222 del 2018, n. 179 del 2017 e n. 236 del
2016).
L'ammissibilita' delle questioni di legittimita' costituzionale
riguardanti l'entita' della pena edittale e' subordinata
all'indicazione da parte del giudice a quo di previsioni
sanzionatorie gia' rinvenibili nell'ordinamento, le quali, trasposte
all'interno della norma censurata, garantiscano coerenza alla logica
perseguita dal legislatore, una volta emendata dai vizi di
illegittimita' costituzionale addotti e riscontrati (sentenze n. 40
del 2019 e n. 233 del 2018).
7.1.- Il Tribunale di Lecce denuncia l'«eccessivo iato» della
pena edittale del furto in abitazione rispetto ad altri reati contro
il patrimonio, e ne menziona numerosi e assai diversi, e non indica
una grandezza preesistente, che possa essere trasposta "per linee
interne" nell'art. 624-bis cod. pen., sicche' quel che il rimettente
chiede alla Corte non e' di rettificare una deviazione delle scelte
legislative, bensi' di sostituirsi ad esse.
D'altronde, nessuno dei tertia comparationis elencati dal
rimettente (furto semplice o aggravato, truffa semplice o aggravata,
circonvenzione di persone incapaci, ricettazione, danneggiamento di
sistemi informatici, frode in emigrazione, usura) esprime
un'offensivita' omogenea a quella del furto in abitazione,
caratterizzata, quest'ultima, dalla lesione dell'inviolabilita' del
domicilio assicurata dall'art. 14 Cost.
Un tertium omogeneo potrebbe semmai trovarsi nell'art. 628, terzo
comma, numero 3-bis), cod. pen., che tuttavia, per la rapina
aggravata dall'essere stata commessa «nei luoghi di cui all'articolo
624-bis», stabilisce un minimo di pena detentiva di sei anni, in
proporzione scalare con il minimo di quattro anni previsto per il
furto in abitazione.
7.2.- La mancata indicazione di una grandezza predata, non meno
che la palese eterogeneita' dei tertia comparationis, rende
inammissibile la questione sollevata dal Tribunale di Lecce in ordine
alla congruita' del minimo di pena detentiva stabilito dall'art.
624-bis, primo e terzo comma, cod. pen. per il furto in abitazione.
Come gia' nella sentenza n. 190 del 2020, questa Corte intende
tuttavia rimarcare che il rapido e significativo incremento dei
valori edittali dei reati contro il patrimonio - nell'ambito del
quale si inscrive il progressivo inasprimento sanzionatorio del furto
in abitazione - segnala una pressione punitiva ormai estremamente
rilevante e «richiede percio' attenta considerazione da parte del
legislatore, alla luce di una valutazione, complessiva e comparativa,
dei beni giuridici tutelati dal diritto penale e del livello di
protezione loro assicurato».
8.- La questione sollevata dal Tribunale di Lecce con riferimento
alla mancata previsione di «una ipotesi lieve (come nel caso della
ricettazione)» ovvero di «una ipotesi lieve autonomamente
sanzionata», che, come anticipato, deve intendersi riferita all'art.
624-bis cod. pen. nel suo complesso, e' inammissibile per genericita'
e oscurita' del petitum.
Il giudice a quo non chiarisce se l'omissione normativa che egli
denuncia riguardi la previsione di una specifica circostanza
attenuante (come sembra indicare il riferimento all'attenuante
speciale della ricettazione di particolare tenuita' ex art. 648,
secondo comma, cod. pen.) oppure la previsione di un'autonoma
fattispecie incriminatrice distinta per lieve entita' (come
indicherebbe la locuzione «autonomamente sanzionata»).
In un caso analogo, nel quale il rimettente si doleva in modo
generico dell'omessa previsione di un'ipotesi attenuata di reato per
le fattispecie di minore gravita', questa Corte ha dichiarato la
manifesta inammissibilita' della questione (ordinanza n. 184 del
2018).
8.1.- Il Tribunale di Lecce neppure specifica l'oggetto della
"lieve entita'" cui intende riferirsi, che ovviamente non potrebbe
esaurirsi nella speciale tenuita' del danno patrimoniale, invero gia'
considerata quale attenuante comune dall'art. 62, primo comma, numero
4), cod. pen.
D'altronde, questa Corte ha avuto occasione di evidenziare come
la tecnica legislativa, consistente nel "ritagliare" fattispecie di
minore gravita' in funzione di un riequilibrio complessivo della
disciplina penale, si addica essenzialmente alle ipotesi nelle quali
il reato-base ha una formulazione molto ampia, come lo "spaccio" di
stupefacenti, la ricettazione, la bancarotta o la violenza sessuale
(sentenza n. 88 del 2019); per quest'ultimo reato, in particolare, la
fattispecie attenuata ex art. 609-bis, terzo comma, cod. pen. e'
diretta proprio a temperare la notevole ampiezza dell'espressione
«atti sessuali», che costituisce il fulcro della norma incriminatrice
(sentenza n. 106 del 2014).
Se impiegare o meno la tecnica del "ritaglio" e' quindi una
scelta massimamente discrezionale del legislatore, poiche' attiene
alla costruzione della fattispecie-base, secondo criteri di maggiore
o minore latitudine.
Quella del furto in abitazione e' una fattispecie descritta
dall'art. 624-bis cod. pen. in termini piuttosto definiti, ne' il
giudice a quo evidenzia specifiche ragioni che rendano
costituzionalmente necessaria l'introduzione di una fattispecie
attenuata nel perimetro della norma incriminatrice. Non puo', in
proposito, non rilevarsi che la speciale tenuita' considerata dal
rimettente concerne un aspetto soltanto - e forse il meno importante
- del bene giuridico complesso protetto dalla norma, cioe' l'aspetto
patrimoniale (laddove, peraltro, la modestia della lesione non
necessariamente riflette la volonta' dell'autore), mentre l'altro
profilo, quello personalistico, non ne viene interessato affatto; del
resto, quest'ultimo e' insuscettibile di una graduazione
quantitativa, atteso che il domicilio, quale spazio della persona, o
e' violato o non lo e', essendo pertanto inconcepibile gia' sul piano
logico un ingresso "lieve" nell'abitazione altrui.
9.- La questione sollevata dal Tribunale di Lecce a proposito del
divieto di bilanciamento tra circostanze eterogenee sancito dal
quarto comma dell'art. 624-bis cod. pen. puo' accedere all'esame di
merito, previa la necessaria delimitazione in rapporto alla
fattispecie concreta.
Occorre infatti tenere presente che la norma censurata riferisce
tale divieto al concorso tra qualunque circostanza attenuante
(eccettuate solo la minore eta' ex art. 98 cod. pen. e la
cooperazione ex art. 625-bis cod. pen.) e qualunque circostanza
aggravante tra quelle previste per il furto dall'art. 625 cod. pen.
Sebbene formulata in termini generali, l'odierna censura deve
intendersi quindi riferita alle sole circostanze effettivamente
ricorrenti nella fattispecie concreta, cioe' - secondo quanto espone
lo stesso giudice a quo - al divieto di equivalenza o prevalenza
dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuita' ex art.
62, primo comma, numero 4), cod. pen. e delle attenuanti generiche ex
art. 62-bis cod. pen. nella comparazione con l'aggravante della
violenza sulle cose ex art. 625, primo comma, numero 2), cod. pen.,
quest'ultima elevata dall'art. 624-bis, quarto comma, cod. pen. al
rango di circostanza "privilegiata".
9.1.- Cosi' delimitata, la questione sollevata dal Tribunale di
Lecce sul divieto di bilanciamento correlato alla natura
"privilegiata" dell'aggravante non e' fondata.
9.2.- La giurisprudenza costituzionale sulle aggravanti
"privilegiate" si e' sviluppata prevalentemente in tema di recidiva
reiterata, dopo che l'art. 3, comma 1, della legge 5 dicembre 2005,
n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n.
354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di
comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di
prescrizione), sostituendo il quarto comma dell'art. 69 cod. pen., ha
stabilito il divieto di prevalenza delle circostanze attenuanti sulla
recidiva ex art. 99, quarto comma, cod. pen.
La premessa costante di questa giurisprudenza e' che le deroghe
al regime ordinario del bilanciamento tra circostanze rientrano
nell'ambito delle scelte discrezionali del legislatore e sono
sindacabili solo qualora trasmodino nella manifesta irragionevolezza
o nell'arbitrio (ex plurimis, sentenze n. 55 del 2021, n. 73 del
2020, n. 205 del 2017, n. 74 del 2016, n. 106 e n. 105 del 2014, n.
251 del 2012), non potendo pero' giungere in alcun caso a determinare
un'alterazione degli equilibri costituzionalmente imposti nella
strutturazione della responsabilita' penale (sentenze n. 55 del 2021,
n. 73 del 2020, n. 106 e n. 105 del 2014, n. 251 del 2012).
Su tale premessa, questa Corte ha pronunciato numerose
declaratorie di illegittimita' costituzionale, restituendo al giudice
la possibilita' di apprezzare pienamente in sede di bilanciamento
circostanze attenuanti "ad effetto speciale" (cioe' implicanti una
diminuzione di pena superiore a un terzo: art. 63, terzo comma, cod.
pen.), come tali espressive di un minor disvalore del fatto dal punto
di vista dell'offensivita', rispetto alle quali il divieto di
prevalenza finiva per indirizzare l'individuazione della pena
concreta verso un'abnorme enfatizzazione delle componenti soggettive
riconducibili alla recidiva, a detrimento delle componenti oggettive
del reato (sentenze n. 205 del 2017, n. 106 e n. 105 del 2014, n. 251
del 2012).
Talora, la declaratoria di illegittimita' costituzionale e' stata
funzionale a tenere indenne dal concorso con la recidiva reiterata la
specifica ratio di un'attenuante premiale, sempre "ad effetto
speciale" (sentenza n. 74 del 2016).
Questa Corte e' intervenuta recentemente per reintegrare la
pienezza del giudizio di bilanciamento nella comparazione con la
recidiva reiterata riguardo ad attenuanti che, pur essendo "ad
effetto comune" (cioe' implicanti una riduzione non eccedente un
terzo: art. 65, primo comma, numero 3, cod. pen.), ineriscono
tuttavia alla struttura stessa dell'imputazione penale: cosi', per la
diminuente del vizio parziale di mente di cui all'art. 89 cod. pen.
(sentenza n. 73 del 2020) e per l'attenuante del concorso anomalo di
cui al secondo comma dell'art. 116 cod. pen. (sentenza n. 55 del
2021).
9.3.- Il divieto di bilanciamento sancito dall'art. 624-bis,
quarto comma, cod. pen. opera tuttavia in base a un modello
differente rispetto a quello della recidiva reiterata, in quanto, se
da un lato e' precluso anche il giudizio di equivalenza oltre che di
prevalenza, cosi' rafforzandosi il "privilegio" delle aggravanti,
dall'altro e' pero' stabilito che le diminuzioni di pena per le
attenuanti siano comunque apportate, a valere «sulla quantita' della
stessa risultante dall'aumento conseguente alle predette circostanze
aggravanti».
9.3.1.- Questa Corte ha avuto modo di vagliare la legittimita' di
un "privilegio" esteso all'equivalenza fin dalle questioni relative
all'aggravante della finalita' di terrorismo o eversione ex art. 1
del decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 625 (Misure urgenti per la
tutela dell'ordine democratico e della sicurezza pubblica),
convertito, con modificazioni, nella legge 6 febbraio 1980, n. 15,
nonche' alle aggravanti dell'evento nei delitti di attentato per
finalita' terroristiche o di eversione ex art. 280 cod. pen.
Con la sentenza n. 38 del 1985 e, rispettivamente, con la n. 194
del 1985, sono state dichiarate non fondate le questioni di
legittimita' costituzionale del divieto di bilanciamento stabilito da
tali norme, sulla base dell'interpretazione adeguatrice per cui il
giudice tiene pur sempre conto anche delle attenuanti, sebbene dopo
avere calcolato l'aumento di pena per le aggravanti "privilegiate":
da qui il periodo aggiunto ad entrambe le disposizioni dall'art. 4
della legge 14 febbraio 2003, n. 34 (Ratifica ed esecuzione della
Convenzione internazionale per la repressione degli attentati
terroristici mediante utilizzo di esplosivo, adottata dall'Assemblea
generale delle Nazioni Unite a New York il 15 dicembre 1997, e norme
di adeguamento dell'ordinamento interno), secondo il quale «le
diminuzioni di pena si operano sulla quantita' di pena risultante
dall'aumento conseguente alle predette aggravanti».
9.3.2.- Con la sentenza n. 88 del 2019 la Corte ha dichiarato non
fondate le questioni di legittimita' costituzionale dell'art.
590-quater cod. pen., inserito dall'art. 1, comma 2, della legge 23
marzo 2016, n. 41 (Introduzione del reato di omicidio stradale e del
reato di lesioni personali stradali, nonche' disposizioni di
coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al
decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274), norma a tenore della
quale, se ricorrono le aggravanti speciali dei reati di omicidio
stradale e lesioni personali stradali gravi o gravissime, le
eventuali attenuanti «non possono essere ritenute equivalenti o
prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni si operano sulla
quantita' di pena determinata ai sensi delle predette circostanze
aggravanti».
Ribadito in linea generale che «il giudizio di bilanciamento
delle circostanze consente al giudice di apprezzare meglio lo
specifico disvalore della condotta penalmente sanzionata», la
sentenza n. 88 del 2019, messo del pari in luce «l'allarme sociale
suscitato dal ricorrente fenomeno delle "vittime della strada"», ha
osservato che, «quando ricorrono particolari esigenze di protezione
di beni costituzionalmente tutelati, quale il diritto fondamentale e
personalissimo alla vita e all'integrita' fisica, ben puo' il
legislatore dare un diverso ordine al gioco delle circostanze
richiedendo che vada calcolato prima l'aggravamento di pena di
particolari circostanze».
9.4.- La questione oggi in scrutinio deve essere decisa nel
medesimo senso della non fondatezza, poiche' il divieto di
bilanciamento e' posto a servizio di un bene giuridico di primario
valore - l'intimita' della persona raccolta nella sua abitazione -,
al quale il legislatore ha scelto di assegnare una tutela rafforzata,
con opzione discrezionale e non irragionevole.
9.4.1.- Occorre infatti considerare che nel furto in abitazione
l'offensivita' patrimoniale assume una peculiare connotazione
personalistica, in ragione dell'aggancio con l'inviolabilita' del
domicilio assicurata dall'art. 14 Cost., domicilio inteso come
«proiezione spaziale della persona» (sentenza n. 135 del 2002).
E' in proposito significativo che le sezioni unite penali della
Corte di cassazione, chiamate a definire la «privata dimora» agli
effetti dell'art. 624-bis cod. pen., ne abbiano adottato una nozione
restrittiva, aderente per l'appunto alla concezione costituzionale
del domicilio come «proiezione spaziale della persona», si' da
ricomprendervi soltanto i luoghi aventi le caratteristiche proprie
dell'abitazione ed escluderne viceversa i luoghi di lavoro, «salvo
che il fatto sia avvenuto all'interno di un'area riservata alla sfera
privata della persona offesa» (sentenza 23 marzo 2017-22 giugno 2017,
n. 31345).
9.4.2.- La particolare gravita' del reato di furto in abitazione
e' stata d'altronde evidenziata da questa Corte persino nel raffronto
con il reato di furto con strappo, che pure, a norma dell'art.
624-bis, secondo comma, cod. pen., soggiace alla stessa pena del
furto in abitazione.
Si fa riferimento al divieto di sospensione dell'esecuzione, che
l'art. 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale
prevedeva indistintamente per i condannati per entrambi i delitti di
cui all'art. 624-bis cod. pen. e che e' stato dichiarato
costituzionalmente illegittimo solo per il furto con strappo, non
anche per il furto in abitazione.
Invero, la sentenza n. 125 del 2016 ha dichiarato
costituzionalmente illegittimo il divieto di sospensione
dell'esecuzione della condanna per il furto con strappo, essendo
questo un reato affine alla rapina semplice e di frequente
progressione in rapina semplice, titolo di reato per il quale il
divieto di sospensione non e' previsto.
Al contrario, la sentenza n. 216 del 2019 non ha ritenuto
illegittimo il divieto di sospensione dell'esecuzione della condanna
per il furto in abitazione, reato destinato a trasmodare non gia' in
rapina semplice, bensi' in rapina aggravata ex art. 628, terzo comma,
numero 3-bis), cod. pen., titolo, quest'ultimo, per il quale la
sospensione dell'esecuzione e' preclusa in virtu' dell'inclusione
nell'elenco dei reati di cui all'art. 4-bis, comma 1-ter, della legge
26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla
esecuzione delle misure privative e limitative della liberta').
Nel giustificare il differente trattamento in executivis di due
reati pur soggetti ai medesimi valori edittali, la sentenza n. 216
del 2019 ha chiarito che esso trova la propria ratio nella
«discrezionale, e non irragionevole, presunzione del legislatore
relativa alla particolare gravita' del fatto di chi, per commettere
il furto, entri in un'abitazione altrui, ovvero in altro luogo di
privata dimora o nelle sue pertinenze, e della speciale pericolosita'
soggettiva manifestata dall'autore di un simile reato».
L'assunto e' stato confermato dall'ordinanza n. 67 del 2020, la
quale, nel dichiarare manifestamente infondate le medesime questioni
gia' respinte dalla sentenza n. 216 del 2019, ha precisato «che la
particolare gravita' del fatto e la speciale pericolosita' soggettiva
del suo autore, dimostrate dall'ingresso non autorizzato nei luoghi
predetti al fine di commettervi un furto, non vengono meno per il
solo fatto che l'autore non abbia usato violenza nei confronti di
alcuno».
9.4.3.- Con specifico riferimento alle circostanze eterogenee
concorrenti nella fattispecie concreta, il divieto di bilanciamento
sancito dall'art. 624-bis, quarto comma, cod. pen. mostra
efficacemente la sua non irragionevole finalita'.
Invero, nel concorso tra l'aggravante della violenza sulle cose
ex art. 625, primo comma, numero 2), cod. pen., che evidenzia
un'offesa ancora piu' intensa alla privatezza della sfera domiciliare
e personale, e l'attenuante della speciale tenuita' del danno
patrimoniale ex art. 62, primo comma, numero 4), cod. pen., che
viceversa si esaurisce sul piano strettamente economico, non
irragionevolmente il legislatore esclude che la prima possa essere
eguagliata dalla seconda, o possa ad essa soccombere, e non
irragionevolmente stabilisce che la diminuzione di pena per
l'attenuante si operi solo dopo l'aumento per l'aggravante.
9.4.4.- In ultimo, sembra opportuno notare come la forza
"privilegiata" delle aggravanti di cui al combinato disposto degli
artt. 624-bis, quarto comma, e 625 cod. pen. ceda non solo di fronte
all'attenuante della minore eta' ex art. 98 cod. pen., ma anche a
quella della collaborazione del reo ex art. 625-bis cod. pen.,
attenuante "ad effetto speciale", quest'ultima, appositamente
introdotta dalla legge n. 128 del 2001, la cui previsione
contribuisce all'equilibrio complessivo di una disciplina
sanzionatoria pur certamente severa.
10.- Per tutto quanto esposto, devono essere dichiarate
inammissibili le questioni di legittimita' costituzionale dell'art.
624-bis cod. pen., sollevate dal Tribunale di Lecce quanto
all'eccessivita' del minimo edittale di pena detentiva e all'omessa
previsione di una fattispecie attenuata di reato, mentre deve essere
dichiarata non fondata quella sollevata in ordine al divieto di
bilanciamento tra circostanze eterogenee.



 

 


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