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1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 33 del 18-8-2021

N. 125 ORDINANZA (Atto di promovimento) 3 giugno 202

N. 125 ORDINANZA (Atto di promovimento) 3 giugno 2021 Ordinanza del 3 giugno 2021 del Tribunale di Savona sul reclamo proposto da Riccio Cinzia contro Aziz Es Salmi. Esecuzione forzata - Misure connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 - Sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo - Proroga, limitatamente ai provvedimenti di rilascio adottati per mancato pagamento del canone alle scadenze, inizialmente sino al 30 giugno 2021 - Ulteriore proroga: fino al 30 settembre 2021 per i provvedimenti di rilascio adottati dal 28 febbraio 2020 al 30 settembre 2020; fino al 31 dicembre 2021 per i provvedimenti di rilascio adottati dal 1° ottobre 2020 al 30 giugno 2021 - Denunciata previsione di una sospensione automatica e generalizzata con preclusione per il giudice di ogni margine di prudente margine di apprezzamento del caso concreto, sotto il profilo della valutazione comparativa delle condizioni economiche di conduttore e locatore e della meritevolezza dei contrapposti interessi. - Decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 24 aprile 2020, n. 27, art. 103, comma 6; decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183 ("Disposizioni urgenti in materia di termini legislativi, di realizzazione di collegamenti digitali, di esecuzione della decisione (UE, EURATOM) 2020/2053 del Consiglio, del 14 dicembre 2020, nonche' in materia di recesso del Regno Unito dall'Unione europea"), convertito, con modificazioni, nella legge 26 febbraio 2021, n. 21, art. 13, comma 13; decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41 (Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all'emergenza da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 21 maggio 2021, n. 69, art. 40-quater. (21C00185) (GU 1a Serie Speciale - Corte Costituzionale n.33 del 18-8-2021

TRIBUNALE DI SAVONA

Il Tribunale di Savona, nella persona del Giudice dott. Eugenio
Tagliasacchi a scioglimento della riserva ha pronunciato la seguente
ordinanza di rimessione alla ecc.ma Corte costituzionale nella causa
civile iscritta al n. 268/2021 R.G.

Fatto

L'odierna ricorrente Riccio Cinzia - proprietaria
dell'appartamento sito in Albenga, via Roma n. 19, iscritto al NCEU a
f. 19, part. 201, sub. 7, cat. A/4, condotto in locazione ad uso
abitativo da Aziz Es Salmi, nato in Marocco e residente in Albenga,
al canone annuo di euro 4.560,00, intimava, con atto notificato il 20
novembre 2020, sfratto per morosita' e contestuale citazione per la
convalida nei confronti del predetto conduttore, per l'udienza del 20
gennaio 2021 dinanzi a questo Tribunale, instando per la pronuncia di
ingiunzione di pagamento, immediatamente esecutiva, per la somma di
euro 1.600,00 a titolo di canoni scaduti ed euro 889,00 a titolo di
oneri non rimborsati (bolletta acqua, euro 112,00; rata TARI, euro
188,00; spese condominiali, euro 589,78).
Con decreto del 20 gennaio 2021 l'intimato sfratto era
convalidato con la fissazione della data del 19 febbraio 2021 per
l'esecuzione nonche' venivano liquidate in favore dell'Erario le
spese processuali, essendo, altresi', in pari data apposta la formula
esecutiva.
Frattanto, il Consiglio dell'ordine degli avvocati di Savona, in
accoglimento dell'istanza della locatrice, pervenuta il 9 ottobre
2020, aveva ammesso la richiedente al patrocinio a spese dello Stato,
con deliberazione assunta nella seduta del 23 ottobre 2020.
Nell'inerzia del conduttore, la locatrice notificava in data 15
marzo 2021 il titolo munito di formula esecutiva e l'atto di precetto
per rilascio nonche', decorsi i termini di legge, richiedeva
all'U.N.E.P. territorialmente competente di procedere all'esecuzione
del provvedimento di rilascio, ricevendo verbalmente notizia
dell'attuale impossibilita' ex lege di procedere, donde la
proposizione del presente reclamo al Giudice dell'esecuzione avverso
il diniego dell'Ufficiale giudiziario, con prospettazione della
questione di legittimita' costituzionale del regime di sospensione
dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili,
disposta in origine dall'art. 103, comma 6, del decreto-legge n. 18
del 2020, convertito nella legge n. 27 del 2020 e successive
proroghe.
A scioglimento della riserva, devesi preliminarmente dare atto
della corretta individuazione, ad opera dell'attuale parte
ricorrente, del referente normativo applicabile nella specie,
afferente al rifiuto dell'Ufficiale giudiziario in ordine al
compimento dell'atto richiestogli, consistente nel reclamo al giudice
dell'esecuzione, con l'avvertenza che, soltanto in caso di rigetto di
detto reclamo, sarebbe proponibile l'opposizione agli atti esecutivi.
Per risalenti enunciazioni del principio cfr. Cassazione civ. n. 7674
del 2008, secondo cui: «Il rimedio dell'opposizione agli atti
esecutivi, di cui all'art. 617 c.p.c., e' esperibile soltanto contro
atti riferibili al giudice dell'esecuzione, il quale e' l'unico
titolare del potere di impulso e controllo del processo esecutivo.
Quando, invece, l'atto (anche eventualmente omissivo) che si assume
contrario a diritto sia riferibile non al giudice, ma ad un suo
ausiliario, ivi compreso l'ufficiale giudiziario, esso e'
sottoponibile al controllo del giudice dell'esecuzione ai sensi
dell'art. 60 del codice di procedura civile o nelle forme desumibili
dalla disciplina del procedimento esecutivo azionato e solo dopo che
il giudice stesso si sia pronunciato sull'istanza dell'interessato
sara' possibile impugnare il suo provvedimento con le modalita' di
cui all'art. 617 c.p.c.» (In applicazione dell'enunciato principio,
la S.C. ha ritenuto inammissibile l'opposizione ex art. 617 codice di
procedura civile avverso il rifiuto dell'Ufficiale giudiziario di
procedere ad un secondo accesso al domicilio del debitore, al fine di
individuare ulteriori beni mobili da pignorare).
In ordine all'art. 103, comma 6, del decreto-legge n. 18 del
2020, convertito nella legge n. 27 del 2020 - secondo cui, nella
formulazione originaria, «L'esecuzione dei provvedimenti di rilascio
degli immobili, anche ad uso non abitativo, e' sospesa fino al 31
dicembre 2020» - e' intervenuto, dapprima, il provvedimento di
proroga del termine fino al 30 giugno 2021, di cui all'art. 13, comma
13, del decreto-legge 31 dicembre 2020 ,n. 183, convertito nella
legge 26 febbraio 2021 n. 21 e, successivamente, l'ulteriore proroga
disposta dall'art. 40-quater del decreto-legge n. 41 del 2021,
convertito nella legge n. 69 del 2021.
La disposizione da ultimo citata, indicata con la rubrica
«Disposizioni in materia di sospensione dell'esecuzione dei
provvedimenti di rilascio degli immobili», stabilisce quanto segue:
«La sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli
immobili, anche ad uso non abitativo, prevista dall'art. 103, comma
6, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, limitatamente ai
provvedimenti di rilascio adottati per mancato pagamento del canone
alle scadenze e ai provvedimenti di rilascio conseguenti
all'adozione, ai sensi dell'art. 586, secondo comma, del codice di
procedura civile, del decreto di trasferimento di immobili pignorati
ed abitati dal debitore e dai suoi familiari, e' prorogata:
a) fino al 30 settembre 2021 per i provvedimenti di rilascio
adottati dal 28 febbraio 2020 al 30 settembre 2020;
b) fino al 31 dicembre 2021 per i provvedimenti di' rilascio
adottati dal 1° ottobre 2020 al 30 giugno 2021».
Questo Giudice condivide i dubbi di legittimita' costituzionale
delle disposizioni che precedono, sollevati dalla difesa di parte
reclamante e, in particolare, di tale ulteriore proroga della
sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli
immobili, ritenendo sussistente il requisito della non manifesta
infondatezza della questione di legittimita' costituzionale delle
stesse, che, con la presente ordinanza, ritiene di dover sottopone al
vaglio della ecc.ma Corte costituzionale per i motivi di seguito
esposti.

Diritto

Preliminarmente, con riferimento alla rilevanza della questione
di legittimita' costituzionale rispetto al processo in corso, occorre
osservare che le norme di cui trattasi risultano di necessaria
applicazione, atteso che con l'atto introduttivo del presente
procedimento e' stato proposto reclamo avverso il diniego
dell'Ufficiale giudiziario di procedere alla liberazione
dell'immobile bacato e che tale rifiuto e' condizionato proprio
dall'applicazione delle disposizioni in questione, con l'ulteriore
precisazione che, essendo stato il provvedimento di convalida
adottato in data 20 gennaio2021, il caso di specie ricade nell'ambito
dell'ulteriore e piu' estesa proroga prevista dal legislatore con
l'art. 40-quater del decreto-legge n. 41 del 2021, convertito nella
legge n. 69 del 2021, destinata a protrarsi fino al 31 dicembre 2021.
Ne consegue che soltanto l'eventuale pronuncia di illegittimita'
costituzionale della norma implicherebbe l'accoglimento del proposto
reclamo, laddove una diversa valutazione della Corte ne comporterebbe
la reiezione, stante, in tale secondo caso, la legittimita' del
rifiuto di procedere all'esecuzione del provvedimento di rilascio
dell'immobile.
Con riferimento alla non manifesta infondatezza della questione,
si deve rilevare che la sospensione della liberazione degli immobili
pone un dubbio di legittimita' costituzionale in relazione alle
disposizioni di seguito indicate.
1) Art. 3, commi 1 e 2 della Costituzione.
Sotto un primo profilo, le norme censurate appaiono in contrasto
con l'art. 3 della Costituzione, commi 1 e 2, atteso che introducono
una misura sproporzionata e irragionevole per una pluralita' di
ragioni.
In primo luogo, si tratta di una disciplina riferita
indistintamente a tutti i provvedimenti di sfratto per morosita', ivi
inclusi quelli rispetto ai quali l'inadempimento si e' manifestato in
epoca antecedente alla pandemia da COVID-19 e, dunque, non puo'
ovviamente essere ad essa causalmente ricollegabile. In tal modo,
dunque, il legislatore ha collocato sul medesimo piano e ha trattato
nello stesso modo situazioni tra loro del tutto diverse, senza
distinguere le ipotesi in cui la situazione di incolpevole morosita'
del conduttore e' effettivamente dipesa dall'emergenza pandemica da
quelle in cui l'inadempimento risulta, invece, del tutto privo di
relazioni causali con essa, sicche', in tale prospettiva, si delinea
un dubbio di legittimita' costituzionale con riferimento all'art. 3,
comma 1 della Costituzione.
In secondo luogo, le norme censurate impongono una generalizzata
sospensione della liberazione degli immobili, precludendo qualsiasi
valutazione del giudice in ordine alla comparazione delle condizioni
economiche delle parti e della meritevolezza degli interessi
contrapposti, accordando una tutela assoluta, in via preordinata e
aprioristica, esclusivamente alla posizione del conduttore, senza
alcuna considerazione per quella del locatore. Questo Giudice ritiene
che l'impostazione seguita dal legislatore con le norme censurate sia
irragionevole perche' impedisce un prudente apprezzamento della
situazione concreta e preclude conseguentemente un equilibrato
contemperamento degli interessi delle parti.
Inoltre, la preferenza automaticamente riconosciuta alla
posizione del conduttore risulta ingiustificata ove si consideri che
la pandemia ha avuto effetti pregiudizievoli generalizzati, laddove
il legislatore sembra muovere dall'infondato presupposto che
l'emergenza pandemica abbia colpito esclusivamente la categoria dei
conduttori, categoria peraltro del tutto eterogenea, lasciando,
invece, indenne quella - parimenti eterogenea - dei locatori.
L'irragionevolezza della scelta del legislatore di non riservare
al giudice alcun margine di apprezzamento del caso concreto, sotto il
profilo della valutazione comparativa delle condizioni delle parti,
risulta particolarmente evidente nelle situazioni estreme, come
quella oggetto del presente procedimento, ove la parte locatrice
risulta economicamente debole, trattandosi di persona, ammessa al
patrocinio a spese dello Stato, che trae il proprio reddito
esclusivamente dalla locazione dell'immobile in questione e che,
dunque, e' posta in seria difficolta' economica dall'impossibilita'
di percepire i relativi canoni per oltre un anno, fino al 31 dicembre
2021. Invero, le disposizioni censurate, impedendo la liberazione
dell'immobile quando anche la parte locatrice, o addirittura solo
quest'ultima, si trovi in stato di indigenza o comunque di
difficolta' economica, accordano un'irragionevole e sproporzionata
automatica preferenza unilaterale alla posizione del conduttore,
finanche agevolando condotte abusive di quest'ultimo. In tale
prospettiva, il dubbio di legittimita' costituzionale riguarda,
pertanto, non solo il comma 1, ma anche il comma 2 dell'art. 3 della
Costituzione, poiche', oltre ad esservi l'irragionevole preferenza
automatica sopra segnalata, vi e' anche la totale omissione della
considerazione di una possibile situazione di particolare debolezza
della parte locatrice, omissione che, appunto, assume rilievo in
relazione al comma 2 dell'art. 3 della Costituzione.
Tali considerazioni pongono anche in luce le significative
differenze rispetto alle precedenti disposizioni di sospensione
dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio, gia' esaminate dalla
Corte costituzionale con la sentenza n. 310/2003, richiamata nella
successiva n. 155/2004, ove la Corte si era pronunciata in relazione
alla questione legittimita' costituzionale sollevata in via
incidentale con riferimento all'art. 1 del decreto-legge 27 dicembre
2001, n. 450 (Proroga di termini in materia di sospensione di
procedure esecutive per particolari categorie di locatari e di
copertura assicurativa per le imprese nazionali di trasporto aereo),
convertito, con modificazioni, nella legge 27 febbraio 2002, n. 14,
che aveva prorogato (per la terza volta) la sospensione delle
procedure di esecuzione forzata di rilascio di immobili ad uso
abitativo nei confronti di inquilini appartenenti a determinate
categorie ritenute suscettibili di particolare protezione. Dette
categorie erano individuate attraverso i requisiti indicati dall'art.
80, comma 20, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per
la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge
finanziaria 2001), consistenti nell'annoverare nel proprio nucleo
familiare ultrasessantacinquenni o handicappati gravi e nel non
disporre di altra abitazione o di redditi sufficienti ad accedere
all'affitto di una nuova casa.
Appare rilevante, infatti, la circostanza che in quell'ipotesi la
sospensione della liberazione degli immobili era non gia'
generalizzata, come quella prevista dalle norme che vengono in
rilievo in questa sede, bensi' limitata a precise e delimitate
categorie di soggetti in considerazione delle specifiche situazioni
di particolare debolezza in cui gli stessi si trovavano.
Peraltro, e' molto significativo che, proprio con la citata
sentenza n. 310/2003, la stessa Corte costituzionale aveva
evidenziato la necessita' di una valutazione comparativa delle
condizioni economiche di conduttore e locatore, affermando che «Non
si intende con cio' negare che il legislatore debba farsi carico
delle esigenze di coloro che si trovano in particolari situazioni di
disagio, in quanto appartenenti a categoria protetta, ricorrendo ad
iniziative del settore pubblico o accordando agevolazioni o
ricorrendo ad ammortizzatori sociali; ma non puo' indefinitamente
limitarsi, per di piu' senza alcuna valutazione comparativa, a
trasferire l'onere relativo in via esclusiva a carico del privato
locatore, che potrebbe trovarsi in identiche o anche peggiori
situazioni di disagio».
In definitiva, dunque, puo' affermarsi che, con le disposizioni
censurate, il legislatore abbia inteso far gravare su una parte di
cittadini, indebitamente e indistintamente ritenuti capaci di
sopportarne le conseguenze, una misura di carattere sostanzialmente
assistenziale, che avrebbe dovuto essere posta a carico della
fiscalita' generale.
2) Articoli 41, 42 e 117 della Costituzione e art. 1 Protocollo
addizionale 1 CEDU.
Sotto un secondo profilo, le norme censurate paiono in contrasto
con le disposizioni costituzionali e convenzionali che tutelano il
diritto di proprieta' e l'autonomia negoziale, atteso che la
sospensione della liberazione dell'immobile in seguito all'adozione
di un provvedimento di sfratto per morosita' divenuto definitivo
svuota il contenuto sostanziale del diritto del proprietario, senza
prevedere alcun indennizzo in suo favore.
La sospensione in questione, infatti, preclude al locatore, da un
lato, di utilizzare per se' l'immobile ovvero di altrimenti goderne
in via mediata attraverso la locazione ad altri e, dall'altro lato,
gli impedisce di percepire il canone di locazione, atteso che,
appunto, trattandosi di sfratto per morosita', si verte in situazioni
in cui per definizione il conduttore non versa il canone di
locazione. Ne' puo' obiettarsi che il locatore abbia comunque la
ragionevole possibilita' di recuperare in futuro i canoni non pagati
nella loro interezza, poiche', in via di fatto, secondo l'id quod
plerumque accidit, risulta particolarmente difficile, se non
impossibile, per il locatore ottenere la soddisfazione del suo
credito, soprattutto qualora, come nel presente procedimento, il
conduttore sia insolvibile. Al riguardo il legislatore, prevedendo la
sospensione della liberazione dell'immobile locato, non si e' dato
cura di introdurre disposizioni volte a tutelare il diritto di
credito del locatore per i canoni non pagati ne' ha previsto forme di
garanzia per l'ipotesi di conduttori insolvibili.
Va ulteriormente evidenziato, sotto questo profilo, che la misura
della sospensione risulta ulteriormente irragionevole ove si tenga
conto che, a fronte del mancato percepimento dei canoni di locazione,
resta immutato l'obbligo del proprietario locatore di sostenere le
spese e gli altri oneri, anche fiscali, derivanti dalla titolarita'
del diritto di proprieta' dell'immobile, salvo il solo credito di
imposta riconosciuto dall'art. 6-septies del decreto-legge n. 41/2021
convertito nella legge n. 69/2021.
3) Articoli 11, 24, 111, 117 della Costituzione, art. 6 CEDU, art. 47
Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
Sotto un ulteriore profilo, le disposizioni censurate paiono in
contrasto con le norme costituzionali e convenzionali che delineano
il sistema di tutela giurisdizionale dei diritti, poiche' sospendono
l'esecuzione del provvedimento di convalida di sfratto per un
rilevante periodo di tempo (circa dodici mesi), privando di una
tutela giurisdizionale effettiva, anche in relazione alla ragionevole
durata del processo, il soggetto che abbia gia' ottenuto il titolo
esecutivo per il rilascio dell'immobile.
Sul punto, va sottolineato, in particolare, che l'art. 24 della
Costituzione e' volto a garantire una tutela giurisdizionale
effettiva anche nella fase esecutiva, come affermato dalla Corte
costituzionale nelle sentenze n. 321/1998 e n. 198/2010 nonche' dalle
Sezioni unite della Corte di cassazione (cfr. Cassazione SU numeri da
19883 a 19888 del 2019).
Con riferimento all'art. 6 CEDU, occorre preliminarmente dare
atto che esso deve essere interpretato alla luce della giurisprudenza
«consolidata» della Corte europea dei diritti dell'uomo, secondo
quanto ha avuto modo di precisare la Corte costituzionale da ultimo
nella sentenza n. 49/2015.
Per quanto rileva in questa sede, non puo' dubitarsi che si sia
formata una giurisprudenza consolidata circa la riferibilita' del
diritto all'accesso alla giustizia di cui all'art. 6 Convenzione
europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta'
fondamentali anche al processo esecutivo, atteso che e' la stessa
Corte europea dei diritti dell'uomo a richiamare il suo primo
precedente sul punto, Hornsby contro Grecia del 19 marzo 1997, nelle
sue successive pronunce (come avvenuto per esempio nella sentenza De
Trana contro Italia del 16 ottobre 2007). La circostanza che sia la
stessa Corte europea dei diritti dell'uomo a richiamare propri
precedenti pare di per se' suggerire che si sia in presenza di
un'interpretazione sufficientemente consolidata nel senso indicato
dalla Corte costituzionale nella gia' citata sentenza n. 49/2015. Si
deve dunque ritenere che, come affermato in Horsnby contro Grecia,
l'esecuzione di una sentenza o di una decisione, di qualsiasi
autorita' giudiziaria si tratti, deve essere considerata come facente
parte integrante del «processo» ai sensi dell'art. 6 della
Convenzione. Sebbene tale diritto non sia assoluto e sia per sua
stessa natura soggetto alla necessita' di una disciplina da parte
dello Stato, le limitazioni introdotte con le disposizioni censurate
e le successive proroghe comprimono le possibilita' di accesso alla
giustizia in modo tale da compromettere il diritto nella sua stessa
sostanza.
La Corte europea ha avuto altresi' modo di precisare che le
limitazioni del diritto di accedere alla giustizia si possono
conciliare con l'art. 6 della Convenzione solo se perseguono un fine
legittimo e se esiste un rapporto ragionevole di proporzionalita' tra
i mezzi impiegati e il fine perseguito (cfr. Popescu contro Romania,
del 2 marzo 2004). Nel caso di specie, poiche' viene totalmente
preclusa l'esecuzione di una decisione giudiziaria definitiva, e' da
ritenersi che la limitazione dell'accesso alla giustizia sia tale da
compromettere in radice la stessa sostanza del diritto garantito
dall'art. 6 della Convenzione e questo Giudice dubita che tale
limitazione - protratta per la durata di un anno - soddisfi il
rapporto di ragionevole proporzionalita' menzionato dalla
giurisprudenza della Corte europea, pur alla luce del contesto di
emergenza e tenuto conto della rado legittima dell'intervento del
legislatore, volto a contenere gli effetti economici e sociali della
pandemia.
Al riguardo, appare, inoltre, rilevante quanto affermato dalla
stessa Corte costituzionale nelle gia' citate pronunce n. 310/2003 e
n. 155/2004, relative a precedenti provvedimenti di sospensione
dell'esecuzione dei provvedimenti di' rilascio degli immobili.
In quell'occasione, la Corte costituzionale, pur dichiarando non
fondata la questione di legittimita' costituzionale sollevata, ebbe
modo di precisare che «la sospensione della esecuzione per rilascio
costituisce un intervento eccezionale che puo' incidere solo per un
periodo transitorio ed essenzialmente limitato sul diritto alla
riconsegna di immobile sulla base di un provvedimento giurisdizionale
legittimamente ottenuto.
In tale periodo transitorio (con oneri, si noti, come nella
specie, a carico di soggetti privati) puo' rientrare la proroga,
stabilita con la disposizione contestata.
In altri termini, la procedura esecutiva, attivata da parte del
singolo soggetto provvisto di titolo esecutivo giurisdizionale, non
puo' essere paralizzata indefinitamente con una serie di pure e
semplici proroghe, oltre un ragionevole limite di tollerabilita'».
Ne consegue che, sebbene la sospensione della liberazione degli
immobili possa essere astrattamente valutata come costituzionalmente
legittima, tale legittimita' risulta subordinata, per la stessa
giurisprudenza della Corte costituzionale, al necessario rispetto di
parametri di ragionevolezza e di proporzionalita', parametri che nel
caso di specie non paiono sussistere in relazione alla plurima
reiterazione delle proroghe a danno del proprietario locatore. Ad
avviso di questo Giudice, infatti, tale reiterazione di proroghe
automatiche della sospensione in questione richiede uno scrutinio
progressivamente piu' severo, per l'ovvia considerazione che il
sacrificio imposto al proprietario locatore si aggrava
progressivamente con la proroga della sospensione e diventa
particolarmente significativo ove questi si trovi in stato di
difficolta' economica, come avviene nel caso oggetto del presente
procedimento.
Alla luce di tutte le considerazioni sopra esposte e' da
ritenersi rilevante e non manifestamente infondata la questione di
legittimita' costituzionale delle disposizioni in esame, quantomeno
nella parte in cui prevedono una sospensione automatica e
generalizzata dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli
immobili locati e precludono al giudice ogni margine di prudente
apprezzamento del caso concreto, sotto il profilo della valutazione
comparativa delle condizioni economiche di conduttore e locatore e
della meritevolezza dei contrapposti interessi.



 

 


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