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1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 45 del 4-11-2020

N. 86 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 22 settembre 202

N. 86 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 22 settembre 2020 Ricorso per questione di legittimita' costituzionale depositato in cancelleria il 22 settembre 2020 (del Presidente del Consiglio dei ministri). Impiego pubblico - Norme della Regione Veneto - Disposizioni per l'assunzione di personale in base alla sostenibilita' finanziaria - Previsione che la Regione determina cumulativamente la spesa del personale della Giunta regionale e del Consiglio regionale - Previsione che, a partire dall'annualita' 2020, i limiti della spesa del personale, ai fini di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato, sono determinati ripartendo la spesa massima complessiva in misura proporzionale alla rispettiva spesa del personale registrata nell'ultimo rendiconto della gestione approvato - Previsione che l'Ufficio di presidenza del Consiglio regionale e la Giunta regionale possono stipulare intese volte a definire diverse forme di riparto per il rispettivo utilizzo della capacita' assunzionale della Regione. - Legge della Regione Veneto 24 luglio 2020, n. 29 (Misure attuative per la definizione della capacita' assunzionale della Regione del Veneto), art. 1. (20C00251) (GU 1a Serie Speciale - Corte Costituzionale n.45 del 4-11-2020

Ricorso ex art. 127, comma 1, della Costituzione del Presidente
del Consiglio dei ministri pro tempore, rappresentato e difeso
dall'Avvocatura generale dello Stato presso i cui uffici domicilia in
Roma, via dei Portoghesi, 12
nei confronti della Regione Veneto, in persona del Presidente
della Giunta regionale pro tempore, per la dichiarazione di
illegittimita' costituzionale della legge della Regione Veneto del 24
luglio 2020, n. 29, pubblicata nel Bollettino Ufficiale della
predetta Regione 24 luglio 2020, n. 110, recante «Misure attuative
per la definizione della capacita' assunzionale della Regione
Veneto», quanto all'art. 1, per violazione dell'art. 117, secondo
comma, lett. 1), e terzo comma, della Costituzione.
In data 24 luglio 2020, nel Bollettino Ufficiale della Regione
Veneto n. 110, e' stata pubblicata la legge regionale 24 luglio 2020,
n. 110, recante «Misure attuative per la definizione della capacita'
assunzionale della Regione Veneto».
Con la legge in esame, la Regione Veneto ha inteso recare
disposizioni in materia di assunzione di personale nelle regioni a
statuto ordinario e nei comuni definita sulla base di criteri di
sostenibilita' finanziaria ed in coerenza con i piani triennali dei
fabbisogni di personale dal decreto-legge, convertito, n. 34 del
2019, al fine di procedere alle assunzioni di personale a tempo
indeterminato a decorrere dall'anno 2020.
L'art. 1 della predetta legge, in particolare, intitolato
«Disposizioni per l'assunzione di personale in base alla
sostenibilita' finanziaria», reca le seguenti disposizioni:
il primo comma prevede che al fine di dare attuazione
all'art. 33, comma 1, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34,
convertito con modificazioni dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, la
Regione determina cumulativamente la spesa del personale della Giunta
regionale e del Consiglio regionale come, allo stato, definita
dall'art. 2, comma 1, lett. a) del decreto della Presidenza del
Consiglio dei ministri, Dipartimento per la funzione pubblica, del 3
settembre 2019;
il secondo comma prevede che a partire dall'annualita' 2020,
al fine di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato
in coerenza con i rispettivi piani triennali dei fabbisogni di
personale applicabili rispettivamente alla Giunta e al Consiglio, i
limiti di spesa del personale sono determinati ripartendo la spesa
massima complessiva determinata in applicazione del decreto della
Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per la funzione
pubblica, di cui al comma 1, in misura proporzionale alle rispettive
spese di personale registrate nell'ultimo rendiconto della gestione
approvato, stabilendo altresi' che Giunta e Consiglio applicano
l'art. 5 del medesimo decreto con riparto ciascuno alla propria spesa
di personale registrata nel 2018;
il terzo comma prevede che l'Ufficio di presidenza del
Consiglio e la Giunta possono stipulare intese volte a definire forme
di riparto per il rispettivo utilizzo delle capacita' assunzionali
della regione nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 2.
Le anzidette disposizioni eccedono le competenze regionali e si
prestano, pertanto, a censure di illegittimita' costituzionale, per i
seguenti,

Motivi

Violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. I) e terzo comma,
della Costituzione.
L'impugnata legge regionale interviene in materia di facolta'
assunzionali delle regioni a statuto ordinario in violazione degli
inderogabili criteri previsti dalla normativa statale di riferimento
introdotti dall'art. 33, comma 1, del decreto-legge n. 34 del 2019,
convertito dalla legge n. 58 del 2019, e attuati con il successivo
decreto in data 3 settembre 2019 del Ministro della pubblica
amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle
finanze, previa intesa in Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano (in
Gazzetta Ufficiale 4 novembre 2019, n. 258).
Al riguardo, giova preliminarmente osservare che Giunta e
Consiglio regionali dispongono di forme di autonomia organizzativa,
amministrativa e contabile.
A conferma dell'evidente separatezza ed autonomia dei due organi,
si evidenzia che, in materia di gestione delle risorse umane,
Consiglio regionale e Giunta regionale:
hanno autonomi ruoli e distinte dotazioni organiche del
personale;
predispongono differenti piani triennali dei fabbisogni del
personale di cui all'art. 6 del decreto legislativo n. 165 del 2001;
procedono all'emanazione ed allo svolgimento di separate
procedure concorsuali per il reclutamento di personale a tempo
indeterminato;
definiscono con criteri disgiunti ed alimentano in maniera
autonoma i fondi destinati al trattamento economico accessorio del
personale di propria competenza, sia di livello dirigenziale sia non
dirigenziale.
L'impugnata legge regionale, nello statuire per un verso un
criterio di uniformita' di calcolo che si sostanzia nella
cumulabilita' della spesa relativa al personale dei due diversi
organi, e per altro verso una proporzionale ripartizione delle
risorse da destinare alle facolta' assunzionali distintamente tra
Giunta e Consiglio regionale, introduce una disciplina che e'
all'evidenza non prevista ne' consentita da quella statale innanzi
richiamata. Sulla base di quest'ultima, invero, le Regioni a statuto
ordinario possono effettuare assunzioni di personale a tempo
indeterminato sino ad una spesa complessiva per tutto il personale
dipendente, al lordo degli oneri riflessi a carico
dell'amministrazione, non superiore al valore soglia definito come
percentuale, anche differenziata per fascia demografica, delle medie
delle entrate correnti relative agli ultimi tre rendiconti approvati.
Il summenzionato decreto ministeriale del 3 settembre 2019,
adottato d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano,
all'art. 2, comma 1, lett. a) e b), ha puntualmente definito le
tipologie da ricomprendere, rispettivamente, tra la «spesa di
personale» e le «entrate correnti».
In particolare, per le entrate correnti sono da prendere in
considerazione nella base di calcolo per la definizione dei valori
soglia quelle rientranti negli accertamenti relativi ai Titoli I, II
e III, le quali sono costituite dalle entrate di natura tributaria,
contributiva e perequativa (imposte, tasse, tributi speciali e altre
entrate proprie) di cui all'allegato 13/1 al decreto legislativo n.
118 del 2011, previsto dall'art. 15, comma 2, del medesimo decreto.
Inoltre, tenuto conto che la Giunta regionale e il Consiglio
regionale hanno, tra l'altro, separate dotazioni organiche e distinti
ruoli del personale, non appare sostenibile che nell'ambito
dell'autonomia di bilancio comunemente propria delle assemblee
legislative regionali il predetto Consiglio regionale possa
conseguire entrate correnti rientranti nel Titolo I; con cio' facendo
venir meno una importante componente di tali entrate che
costituiscono, invece, un elemento contabile-finanziario fondamentale
e non modificabile nel rapporto con la spesa complessiva del
personale, ai fini della definizione dei valori soglia utilizzabili
per le nuove assunzioni.
Da cio' consegue l'esclusione dall'ambito di applicazione
dell'art. 33, comma 1, del decreto-legge n. 34 del 2019 delle
assemblee legislative regionali per effetto della propria autonomia
di bilancio ed in assenza di entrate di cui al Titolo I.
La definizione dei predetti valori soglia operata dalla Regione
Veneto anche per il Consiglio regionale, con valori delle entrate
correnti non omogenei e corrispondenti a quelli indicati
dall'articolo 2, comma 1 del citato decreto ministeriale del 3
settembre 2019 (Titoli I, II eIII), determinerebbe il venir meno
della certezza della sostenibilita' finanziaria a regime della spesa
di personale e del rispetto degli equilibri di bilancio, elementi che
costituiscono principi cardine in materia di capacita' assunzionali
delle regioni.
Alla luce delle predette considerazioni, e' dunque evidente che
le disposizioni regionali qui in contestazione contrastano sia con
l'art. 117, comma secondo, lettera I) della Costituzione, il quale
riserva alla competenza esclusiva dello Stato l'ordinamento civile, e
quindi i rapporti di diritto privato regolati dal codice civile, sia
con il terzo comma del medesimo articolo, in materia di coordinamento
della finanza pubblica, cui la regione, pur nel rispetto della sua
autonomia, non puo' derogare.
La rilevata illegittimita' costituzionale delle disposizioni
recate dall'art. 1 dell'impugnata legge regionale comporta ex se, in
via derivata, la caducazione degli ulteriori due articoli di cui la
legge consta, aventi rispettivamente ad oggetto la clausola di
neutralita' finanziaria e l'entrata in vigore.
Per i suesposti motivi, il Presidente del Consiglio dei ministri,
in conformita' alla delibera del Consiglio dei ministri adottata
nella riunione del 10 settembre 2020, propone il presente ricorso ai
fini dell'accoglimento delle seguenti conclusioni



 

 


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