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1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 48 del 25-11-2020

N. 242 ORDINANZA 22 ottobre - 20 novembre 202

N. 242 ORDINANZA 22 ottobre - 20 novembre 2020 Giudizio di legittimita' costituzionale in via principale. Procedimento davanti alla Corte costituzionale - Notificazione di atti - Notifica del ricorso in via principale a mezzo di posta elettronica certificata (PEC) - Applicabilita' della disciplina generale, in materia di notificazione di atti, ai giudizi costituzionali - Novita' del caso e affidamento della Regione resistente su una precedente sentenza della Corte costituzionale - Ammissibilita' del ricorso - Rigetto di eccezione preliminare - Rinvio della causa a nuovo ruolo. - Legge della Regione Siciliana 19 luglio 2019, n. 13, artt. 4, commi 1 e 2, e 13. - Costituzione, art. 117, commi primo e secondo, lettera e); statuto della Regione Siciliana, art. 17, lettera a); Regolamento (CE) n. 1370/2007 del 23 ottobre 2007, artt. 5, paragrafi 3 e 5, e 8, paragrafo 2; decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, artt. 36, 95 e 97, commi 2, 2-bis e 2-ter. (T-200242) (GU 1a Serie Speciale - Corte Costituzionale n.48 del 25-11-2020

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

nel giudizio di legittimita' costituzionale degli artt. 4, commi
1 e 2, e 13 della legge della Regione Siciliana 19 luglio 2019, n. 13
(Collegato al DDL n. 476 'Disposizioni programmatiche e correttive
per l'anno 2019. Legge di stabilita' regionale'), promosso dal
Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato a mezzo
di posta elettronica certificata il 23 settembre 2019, depositato in
cancelleria il 25 settembre 2019, iscritto al n. 99 del registro
ricorsi 2019 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
n. 44, prima serie speciale, dell'anno 2019.
Visti l'atto di costituzione in giudizio della Regione Siciliana
e l'atto di intervento dell'associazione denominata ANCE Sicilia -
Collegio Regionale dei Costruttori Edili Siciliani;
udito nell'udienza pubblica del 21 ottobre 2020 il Presidente
della Corte costituzionale Mario Rosario Morelli, in luogo e con
l'assenso del Giudice relatore Nicolo' Zanon;
uditi l'avvocato dello Stato Ettore Figliolia e l'avvocato Marina
Valli per la Regione Siciliana;
deliberato nella camera di consiglio del 22 ottobre 2020.
Ritenuto che il Presidente del Consiglio dei ministri,
rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con
ricorso notificato a mezzo di posta elettronica certificata in data
23 settembre 2019 e depositato il 25 settembre 2019 (reg. ric. n. 99
del 2019), ha impugnato, tra gli altri, gli artt. 4, commi 1 e 2, e
13 della legge della Regione Siciliana 19 luglio 2019, n. 13
(Collegato al DDL n. 476 'Disposizioni programmatiche e correttive
per l'anno 2019. Legge di stabilita' regionale');
che nel giudizio cosi' instaurato, con atto depositato in data 28
ottobre 2019, la Regione Siciliana si e' costituita al solo scopo di
eccepire l'inammissibilita' del ricorso, asseritamente determinata
dal vizio relativo alla notifica dello stesso, in quanto effettuata
esclusivamente a mezzo di posta elettronica certificata (di seguito:
PEC);
che, secondo la resistente, «in ragione della sua
inapplicabilita' nei giudizi di legittimita' costituzionale in via
principale, la notifica telematica effettuata al Presidente della
Regione» risulterebbe «tamquam non esset»;
che, di conseguenza, essendosi consumato il «termine perentorio
di legge», lo Stato sarebbe «irrimediabilmente decadut[o] dal potere
di impugnativa delle norme regionali»;
che, a sostegno di tale eccezione, la Regione Siciliana richiama
la sentenza n. 200 del 2019, nella quale la Corte costituzionale ha
affermato che, «[a]ttesa la specialita' dei giudizi innanzi a questa
Corte, la modalita' della notifica mediante PEC non puo', allo stato,
ritenersi compatibile - ne' e' stata sin qui mai utilizzata - per la
notifica dei ricorsi in via principale o per conflitto di
attribuzione»;
che, con atto depositato il 15 novembre 2019, l'associazione ANCE
Sicilia - Collegio regionale dei Costruttori Edili Siciliani (di
seguito: ANCE Sicilia) ha spiegato atto di intervento ad opponendum,
con specifico riferimento alle censure mosse nei confronti dell'art.
4 della legge reg. Siciliana n. 13 del 2019;
che l'Avvocatura generale ha depositato memoria, in cui ha
eccepito l'inammissibilita' dell'intervento di ANCE Sicilia e ha
insistito per l'accoglimento del ricorso, senza nulla replicare sulla
eccezione avanzata dalla resistente;
che, all'udienza pubblica, il Presidente della Corte
costituzionale ha reso noto che l'eccezione di inammissibilita'
formulata dalla Regione Siciliana sarebbe stata decisa separatamente
e preliminarmente, in ragione della natura pregiudiziale della
stessa;
che, conseguentemente, ha invitato le parti a discutere
esclusivamente l'eccezione relativa alla ritualita' della notifica;
che, secondo l'Avvocatura generale, la notifica a mezzo PEC
sarebbe consentita nel giudizio costituzionale alla luce del «rinvio
dinamico» contenuto nel codice del processo amministrativo, approvato
dall'art. 1 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione
dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al
governo per il riordino del processo amministrativo);
che la Regione Siciliana, richiamando quanto affermato da questa
Corte nella sentenza n. 200 del 2019, ha insistito per l'accoglimento
dell'eccezione, chiedendo in subordine di poter comunque discutere
tutte le censure sollevate.
Considerato che il giudizio indicato in epigrafe e' stato
introdotto con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri
sottoscritto digitalmente e notificato esclusivamente a mezzo di
posta elettronica certificata (di seguito: PEC) il 23 settembre 2019;
che il ricorso e' stato depositato in cancelleria il 25 settembre
2019 con allegata attestazione di conformita';
che la Regione Siciliana si e' costituita con atto depositato il
28 ottobre 2019, esclusivamente per eccepire l'inammissibilita' del
ricorso sul rilievo dell'asserita irritualita' della sua notifica a
mezzo PEC;
che la decisione su tale eccezione di inammissibilita' e'
pregiudiziale rispetto all'esame di tutti gli altri profili, sia di
inammissibilita' che di merito, relativi alle questioni promosse,
nonche' alla stessa decisione sull'ammissibilita' dell'atto
d'intervento depositato dall'associazione ANCE Sicilia - Collegio
regionale dei Costruttori Edili Siciliani;
che deve essere oggetto di precisazioni quanto statuito da questa
Corte nella sentenza n. 200 del 2019;
che, a ben vedere, infatti, nella sentenza appena citata,
l'affermazione secondo cui la notifica del ricorso via PEC non
risultava «compatibile» con la specificita' del processo
costituzionale era inserita in una vicenda particolare, incentrata
sulla tempestivita' della costituzione della parte resistente
effettuata a seguito della reiterata notifica affidata ad ufficiale
giudiziario;
che, in ogni caso, la disciplina delle notificazioni dei ricorsi
in via principale non e' espressamente contenuta nelle fonti che
regolano i giudizi davanti a questa Corte;
che, in mancanza di disposizioni dettate appositamente per il
giudizio costituzionale, soccorre il rinvio contenuto nell'art. 22,
primo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, recante «Norme sulla
costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale» (ex
plurimis, sentenza n. 144 del 2015 e ordinanza n. 101 del 2017);
che, secondo tale previsione, nei procedimenti davanti a questa
Corte si osservano, in quanto applicabili, le norme del regolamento
per la procedura innanzi al Consiglio di Stato in sede
giurisdizionale, oggi disciplinata dal codice del processo
amministrativo, approvato dall'art. 1 del decreto legislativo 2
luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell'articolo 44 della legge 18
giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del
processo amministrativo);
che l'art. 39, comma 2, del citato codice dispone che «[l]e
notificazioni degli atti del processo amministrativo sono comunque
disciplinate dal codice di procedura civile e dalle leggi speciali
concernenti la notificazione degli atti giudiziari in materia
civile»;
che, in particolare, l'art. 55, comma 1, della legge 18 giugno
2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la
semplificazione, la competitivita' nonche' in materia di processo
civile) attribuisce all'Avvocatura generale dello Stato la
possibilita' di eseguire le notificazioni secondo quanto prevede la
legge 21 gennaio 1994, n. 53 (Facolta' di notificazioni di atti
civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati e
procuratori legali);
che questa Corte ha gia' affermato che il citato art. 55 deve
considerarsi «pacificamente applicabile anche ai giudizi di
legittimita' costituzionale» (sentenza n. 245 del 2017; in termini
simili sentenza n. 310 del 2011);
che l'art. 1, comma 1, della legge n. 53 del 1994 - a seguito
delle modifiche apportate dall'art. 25, comma 3, lettera a), della
legge 12 novembre 2011, n. 183, recante «Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di
stabilita' 2012)» - prevede, al secondo periodo, la possibilita' di
eseguire le notificazioni degli atti a mezzo PEC;
che il successivo art. 3-bis della stessa legge n. 53 del 1994,
introdotto dall'art. 16-quater, comma 1, lettera d), del
decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, recante «Ulteriori misure
urgenti per la crescita del Paese», convertito, con modificazioni,
nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, come inserito dall'art. 1,
comma 19, numero 2), della legge 24 dicembre 2012, n. 228, recante
«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale
dello Stato (Legge di stabilita' 2013)», disciplina dettagliatamente
le modalita' con cui la notificazione a mezzo PEC puo' essere
eseguita;
che questa Corte ha riconosciuto l'applicabilita' di altre
previsioni della legge n. 53 del 1994 ai giudizi costituzionali
(sentenze n. 245 del 2017 e n. 310 del 2011);
che, alla luce di tale quadro normativo, deve riconoscersi la
possibilita' che la notifica dei ricorsi introduttivi di giudizi di
legittimita' costituzionale in via principale sia validamente
effettuata mediante PEC;
che deve essere pertanto respinta l'eccezione di inammissibilita'
formulata dalla Regione Siciliana;
che, tuttavia, in ragione della novita' del caso, nonche'
dell'affidamento riposto dalla resistente Regione Siciliana su quanto
affermato nella citata sentenza n. 200 del 2019, va disposto il
rinvio della causa a nuovo ruolo, cosi' da consentire alle parti, ai
sensi dell'art. 10 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla
Corte costituzionale, di depositare eventuali memorie illustrative e
di discutere il merito del ricorso in una nuova udienza pubblica;
che resta, comunque, impregiudicata ogni altra valutazione, sia
sull'ammissibilita' del ricordato atto d'intervento, sia su ogni
eventuale, ulteriore profilo di ammissibilita' delle censure
sollevate.



 

 


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