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1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 48 del 25-11-2020

N. 161 ORDINANZA (Atto di promovimento) 18 maggio 202

N. 161 ORDINANZA (Atto di promovimento) 18 maggio 2020 Ordinanza del 18 maggio 2020 della Corte d'appello di Bari nel procedimento penale a carico di R G I e altri. Edilizia - Reati edilizi - Lottizzazione abusiva - Confisca (c.d. confisca urbanistica) - Denunciata introduzione di una disciplina che non consente l'applicazione in via principale di una sanzione meno grave per casi di lieve responsabilita' colposa dei singoli soggetti nell'alveo del reato di lottizzazione. - Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), art. 44, comma 2. (20C00277) (GU 1a Serie Speciale - Corte Costituzionale n.48 del 25-11-2020

CORTE DI APPELLO DI BARI
II sezione penale

La Corte, composta dai magistrati
dott.ssa Maria Iacovone - Presidente;
dott. Gabriele Protomastro - Consigliere;
dott. Lorenzo Gadaleta - Consigliere rel.;
letti gli atti del procedimento penale a carico di R G appellanti
(v. elenco allegato), procede alla lettura della seguente ordinanza:

Premessa

In primo grado vi e' stata citazione a giudizio in relazione alla
seguente imputazione:
Tutti imputati del reato di cui all'art. 110 c.p. e art. 44
lett. A), B) e C) in relazione all'art. 30 comma 1, 1^ ipotesi,
perche', nelle rispettive qualita' sopra indicate, in concorso tra
loro, realizzavano una trasformazione urbanistica ed edilizia del
territorio comunale comportante profonda alterazione del carico
urbanistico ed, in particolare, realizzavano la lottizzazione oggetto
del Piano di Lottizzazione approvato con Deliberazione del
Commissario Prefettizio n. 78 del 31 ottobre 2000 [NT.A. approvate
definitivamente con delibera straordinaria d'urgenza del Consiglio
comunale n. 31 del 12 giugno 2006] della maglia D.1.1 di G "
", destinata ad attivita' artigianale di servizio,
A) in violazione degli strumenti urbanistici vigenti, in quanto:
a. in contrasto con le prescrizioni delle NTA di P.R.G.C. che
prevedevano che nella zona D1 - 1 gli interventi edilizi sono
subordinati alla approvazione di uno strumento urbanistico esteso
all'intera maglia di P.R.G.C. (art. 39 delle NTA), in quanto il Piano
veniva
i. redatto senza la partecipazione delle FF.SS. proprietaria di una
parte della maglia e
ii. realizzato in maniera diversa da quanto approvato ossia senza
avere la possibilita' di' realizzare 13 lotti di cui 3 di
completamento di una "stecca edilizia" gia' realizzata (lotti A 127
- 128 - 129), e in toto una "serie completa" di 10 lotti ( lotti A
130 - 131 - 132 - 133 - 134 - 135 - 136 - 137 - 139 - 139)
la cui area costituisce in parte piazzale delle RFI, in uso a
societa' privata come nodo di scambio, e pertinenza del "terzo"
binario ferroviario, con conseguente mancata realizzazione di parte
degli standard residenziali e produttivi previsti ai sensi del D.M
1444/1968 in quella zona;
b. in contrasto con la previsione di cui al D.P.R. n.
753/1980, in quanto in violazione della distanza di sicurezza dalla
linea ferroviaria, per essere:
i. numerosi lotti realizzati e/o da realizzare a ridosso del
cosiddetto "terzo binario" ovvero ad una distanza pari a 20 mt circa
contro i 30 mt. previsti,
ii. le opere esterne [marciapiedi, muretti di confini di proprieta',
cancellate ed accessi] realizzate/da realizzare ad una distanza dalla
linea ferroviaria "dorsale adriatica" inferiore ai 30 mt previsti;
c. in contrasto con la prescrizione di cui all'art. 51 della
L.R. n. 56/80 [che per le destinazioni artigianali. esterne alle zone
omogenee A. B. C. prevede la presenza di residenze nella misura di
una unita' abitativa per lotto con superficie utile comunque non
superiore al 20% di quella destinata alle attivita' produttive], in
quanto venivano approvati i lotti con una superficie residenziale
maggiore al 20% della superficie artigianale; in particolare la
superficie residenziale da progetto era pari a mq. 99 per la
tipologia A (tipologia assorbente quasi tutta la maglia ovvero 129 su
132) e quindi superiore ai mq. 65,6, ovvero il 20% della superficie
artigianale da progetto pari a mq. 328;
d. in contrasto con la legge 122 del 24 marzo 1989 (legge
Tonioli), che prevede che "nelle nuove costruzioni ed anche nelle
aree di pertinenza delle costruzioni stesse, debbono essere riservati
appositi spazi per parcheggi in misura non inferiore ad un metro
quadrato per ogni dieci metri cubi di costruzione", in quanto
venivano realizzati lotti non in grado di garantire lo standard
minimo di parcheggio privato definito per legge; in particolare a
fronte di una cubatura dei lotti oscillante tra i 1.263 mq e i 1.288
mq ciascuno [per i quali si sarebbe dovuto asservire una superficie
pari a mq. 126/128] venivano asservite per tale destinazione
superfici pari a 67,50 mq (lotti B1, A109, A110); ovvero a 57,12 mq
(lotto C1); ovvero a 73,43 mq (lotto A69); ovvero a 65,31 mq (lotto
A74); ovvero a 68,65 mq (lotto A63); ovvero a 65,05 mq (lotto A85),
ovvero a 61,69 mq (lotto A84); ovvero a mq 94,20 mq (lotto A104),
ovvero a 59,36 mq (lotto A86), e in altri casi addirittura nessuna
superficie (lotti A90, A88 - 89, A81 - 82, A61, A78, A79 - 80);
e. in violazione al D.M. n. 1444/1968 in quanto nella
determinazione degli standard urbanistici
i. lo standard produttivo veniva calcolato ai sensi dell'art. 5 (min.
10% della superficie territoriale della maglia) sulla base di aree
residuali di scarso valore in termini di superficie (poche decine di
mq) anziche' - secondo la previsione di cui all'art. 3 - sulla
base di aree "effettivamente utilizzabill con l'esclusione di fasce
verdi lungo le strade",
ii. lo standard residenziale risultava in difetto per circa 2.000 mq
rispetto a quanto previsto;
f. in violazione dei limiti previsti dalle NTA del PRGC per
la maglia in questione (D1.1), che consentiva nell'ambito della
volumetria prescritta un'aliquota massima del 25% da destinare a
residenza, essendo di contro apportate alla lottizzazione originaria
una serie di cambiamenti funzionati finalizzate all'ulteriore
sistematico ampliamento della menzionata aliquota, quali:
i. la realizzazione del piano rialzato in luogo del piano terra,
ii. la realizzazione di un unico collegamento verticale in luogo di
collegamenti verticali indipendenti per le due diverse destinazioni
(residenziale e artigianale),
iii. la realizzazione di volumi tecnici al piano lastrico solare,
interventi che determinavano di fatto: 1) un aumento della
cubatura (a seguito della realizzazione del piano seminterrato e
dell'uso residenziale dei "locali tecnici" al piano lastrico solare);
2) un aumento dell'altezza utile dei corpi di fabbrica (› di mt 8,00
a seguito della realizzazione dei "locali tecnici"); 3) l'utilizzo
dei piani seminterrati ad uso residenziale in ragione anche
dell'utilizzo delle intercapedini, con conseguente maggior carico
urbanistico e maggiore richiesta di aree standard;
B. in totale difformita' anche dalle N.T.A. del Piano di
Lottizzazione, effettivamente approvate con Delibera straordinaria
d'urgenza del Consiglio Comunale n. 31 del 12 giugno 2006 in quanto:
a) in violazione delle prescrizioni di piano che prevedevano
"volumetrie residenziali aventi le caratteristiche di legge
dell'edilizia economica e popolare" ed "esecuzione edilizia -
architettonica unitaria della maglia", realizzavano rispettivamente:
(i) messe in opera finiture di pregio [per i bagni, per i serramenti
(a taglio termico, talvolta in legno/alluminio interno esterno), per
i rivestimenti e per i pavimenti delle cucine, e per i pavimenti
delle unita' abitative (granito, pietra di frani: parquet)] peculiari
degli insediamenti esclusivamente residenziali,
(ii) corpi di fabbrica con diverse altezze di interpiano tanto da
evidenziarsi l'apprezzabile sfalsamento dell'allineamento dei piani
utilizzati anche mediante l'utilizzazione di colori diversi nel
trattamento dei prospetti e diversi materiali per le finiture
superficiali esterne;
b) in violazione delle prescrizioni di piano contenute nelle
NTE, che prevedevano la ristrutturazione dell'edificato esistente del
capannone ex SIBA con l'obbligo di riportare l'altezza complessiva
della struttura nei limiti di quella massima consentita dalle norme
[mt. 8,00], in quanto non veniva effettuato nessun intervento e non
venivano adeguate le originarie altezze del corpo di fabbrica,
comprendente diverse unita' immobiliari di tipo produttivo, di mt
13,5 in chiave e di mt 9,20 in volta, con conseguente incidenza dello
stesso sull'area interessata dalla lottizzazione sotto i diversi
profili urbanistici quali indici territoriali, volumetrie massime,
standard ecc.
c) in violazione dei limiti previsti dallo strumento
urbanistico citato, che assentiva la costruzione di immobili
destinati per 2/3 ad uso artigianale e per 1/3 abitativo, apportando
in ciascun immobile una serie di modifiche funzionali:
1. F C e B P realizzavano:
sul lotto A39 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 14 del 23 gennaio 2009 e diniego definitivo
alla d.i.a. n. 9/09 del 30 dicembre 2008 in variante al p.d.c. 247/05
per infedele prospettazione dello stato dei luoghi):
1.1. l'arretramento della parete esterna del prospetto
principale;
1.2. varianti non assentite alle tramezzature interne del
primo piano omettendo di realizzare il muro di separazione tra
ufficio ed abitazione;
1.3. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
1.4. un volume destinato ad uso residenziale maggiore di
quello consentito (superficie residenziale lorda riscontrata e' pari
a mq 116,38 e la volumetria destinata alla residenza, calcolata su
un'altezza rilevata di mt 3.00 a cui va aggiunto lo spessore minimo
teorico dichiarato del solaio di mt 0.25, e' pari a mq 116,38 ×(mt
3.00+025)= mc 378,23> mc 315,98; a cui si aggiunge il valore di 128
mc per il passaggio dal piano terra al piano seminterrato ai sensi
dell'art. 18 delle NTA del PRGC);
sul lotto A53 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 27 del 30 gennaio 2009 e diniego definitivo
alla d.i.a. n. 8/09 del 23.12.08 in variante al p.d.c. 221/05 per
infedele prospettazione dello stato dei luoghi):
1.5. l'arretramento della parete esterna del prospetto
principale;
1.6. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
1.7. maggiore volumetria per mc. 130 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC);
sul lotto A113 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 53 del 21 maggio 2008, successiva ordinanza
di revoca della sospensione n. 14803/15543 del 27 giugno 2008 e
ordinanza n. 17 del 23 gennaio 2009 di rimozione dell'impiantistica
non autorizzata e ripristino dello stato dei luoghi):
1.8. difformita' rispetto al progetto assentito a tutti e 3 i
piani in relazione alle tramezzature interne;
1.9. tramezzature interne non assentite al piano seminterrato
nel quale sono stati ricavati due locali di cui uno destinato a
servizio igienico;
1.10. realizzazione di una "cucina" in un locale destinato a
"deposito";
1.11. incremento della superficie residenziale al piano
seminterrato pari a mq. 14,80;
1.12. ampliamento di un bagno al piano rialzato,
1.13. arretramento del prospetto del piano terra con
conseguente realizzazione di un porticato di accesso non assentito;
1.14. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
1.15. variazioni della sistemazione interne dei locali al
primo piano non assentite separando l'abitazione dall'ufficio
mediante una parete in cartongesso facilmente rimovibile;
1.16. il volume tecnico presente al piano lastrico in
difformita' rispetto al progetto approvato;
1.17. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 373,68 a fronte dei mc. 315,98 assentiti come di seguito
specificato:
Piano seminterrato mq 14,80×mt 0.65+0.25= mc 13,32+
Piano 1° mq 114,40×mt 2.90+0.25=mc 360,36=
totale mc 373,68
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 315,98< 373,68
mc; ed una maggiore volumetria per mc 130 per il passaggio dal piano
terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del PRGC)
sul lotto A114 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 51 del 21 maggio 2008, successiva
ordinanza di revoca della sospensione n. 14802/15545 del 27 giugno
2008, ordinanza n. 18 del 23 gennaio 2009 di rimozione delle
difformita' al p.dc. e ripristino dello stato dei luoghi, ordinanza
n. 5061 del 26 febbraio 2009 di annullamento del p.d.c. 142/08):
1.18. difformita' rispetto al progetto assentito a tutti e 3
i piani in relazione alle tramezzature interne;
1.19. installazione di un ascensore;
1.20. un locale autoclave al piano seminterrato;
1.21. una porta, presente sia al piano seminterrato che al
piano rialzato, di collegamento con il lotto A115 confinante;
1.22. arretramento del prospetto del piano terra con
conseguente realizzazione di un porticato di accesso non assentito;
1.23. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
1.24. variazioni della sistemazione interne dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva;
1.25. l'incremento della superficie residenziale del primo
piano;
1.26. un'ampia vetrata nel volume tecnico presente al piano
lastrico in difformita' rispetto al progetto approvato;
1.27. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 495,96 a fronte dei mc. 315,98 assentiti come di seguito
specificato:
Piano 1° mq 157,45×mt 2.90+0.25= mc 495,96=
totale mc 495,96
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 315,98 <mc
495,96; ed una maggiore volumetria per mc 130 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A115 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 50 del 21 maggio 2008, successiva
ordinanza di revoca della sospensione n. 14801/15543 del 27 giugno
2008, ordinanza n. 16 del 23 gennaio 2009 di rimozione delle
difformita' al p.d.c. e ripristino dello stato dei luoghi, ordinanza
n. 5060 del 26 febbraio 2009 di annullamento del p.d.c. 143/08):
1.28. difformita' rispetto al progetto assentito a tutti e 3
i piani in relazione alle tramezzature interne;
1.29. al piano seminterrato, un locale autoclave, un servizio
igienico e una scala a giorno di collegamento col piano superiore;
1.30. una porta, presente sia al piano seminterrato che al
piano rialzato, di collegamento con il lotto A114 confinante;
1.31. arretramento del prospetto del piano rialzato con
conseguente realizzazione di un porticato di accesso non assentito;
1.32. un locale destinato a "cucina" al piano rialzato;
1.33. l'incremento della superficie residenziale del piano
rialzato;
1.34 un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
1.35. variazioni della sistemazione interne dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva;
1.36. l'incremento della superficie residenziale del primo
piano;
1.37. un'ampia vetrata nel volume tecnico presente al piano
lastrico in difformita' rispetto al progetto approvato;
1.38. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 536,01 a fronte dei mc. 315,98 assentiti come di seguito
specificato;
Piano rialzato mq 12, 22×mt 3.12+0.25 =mc 41,18+
Piano 1° mq 157,09×mt 2.90+0.25=mc 494,83=
totale mc 536,01
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 315,98 <mc
536,01; ed una maggiore volumetria per mc 130 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A116
1.39. difformita' rispetto al progetto assentito a tutti e 3
i piani in relazione alle tramezzature interne;
1.40. l'installazione di un ascensore;
1.41. un locale autoclave al piano seminterrato;
1.42. la consistente variazioni della sistemazione interna
dei locali al piano rialzato non assentite;
1.43. un locale destinato a "cucina" in luogo del locale
destinato a "deposito materiali lavorazione";
1.44. l'incremento della superficie residenziale del piano
rialzato;
1.45. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
1.46. variazioni della sistemazione interne dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva che risulta apparentemente distinta mediante apposizione
di una parete in cartongesso facilmente rimovibile;
1.47. L'incremento della superficie residenziale del primo
piano;
1.48. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc 441,68 a fronte dei mc. 315,98 assentiti come di seguito
specificato:
Piano rialzato mq 23,04×mt 3.15+0.25= mc 78,33+
Piano 1° mq 157,09×mt 2.90+0.25= mc 363,35=
totale mc 441,68
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 315,98 <mc
441,68; ed una maggiore volumetria per mc 130 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A117 (in merito al quale e' tntervenuto Annullamento
prot 5059 del 26 febbraio 2009 del p.d.c. in variante n. 131/08 del
27 febbraio 2008):
1.49. difformita' rispetto al progetto assentito a tutti e 3
i piani in relazione alle tramezzature interne;
1.50. l'installazione di un ascensore;
1.51. un locale autoclave al piano seminterrato;
1.52. un porticato di accesso al piano rialzato;
1.53. la consistente variazioni della sistemazione interna
dei locali al piano rialzato non assentite;
1.54. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
1.55. variazioni della sistemazione interne dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva che risulta apparentemente distinta mediante apposizione
di una parete in cartongesso facilmente rimovibile;
1.56. l'incremento della superficie residenziale del primo
piano;
1.57. l'incremento, della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 357,58 a fronte dei mc. 315,98 assentiti come di seguito
specificato:
Piano 1° mq 115,35×mt 2.85+0.25= mc 357, 58
totale mc 357,58
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 315,98 <mc
357,58; ed una maggiore volumetria per mc 130 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A121
1.58. difformita' rispetto al progetto assentito a tutti e 4
i piani in relazione alle tramezzature interne;
1.59. variazioni della sistemazione interna del locale al
piano seminterrato non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali anziche' il previsto uso parcheggio;
1.60. l'incremento della superficie residenziale del piano
seminterrato;
1.61. la costruzione in difformita' del porticato di accesso;
1.62. la consistente variazioni della sistemazione interna
dei locali al piano rialzato non assentite, senza, peraltro,
realizzare il collegamento indipendente tra zona residenziale e zona
produttiva;
1.63. l'incremento della superficie residenziale del piano
rialzato;
1.64. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
1.65. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva che risulta apparentemente distinta mediante apposizione
di una parete in cartongesso facilmente rimovibile;
1.66. l'incremento della superficie residenziale del primo
piano;
1.67. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno
ed all'esterno del volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
1.68. l'incremento della superficie residenziale del piano
lastrico;
1.69. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 505,26 a fronte del mc. 315,98 assentiti come dl seguito
specificato:
Piano seminterrato mq 62,13×mt 0.65+0.25=mc 55,91+
Piano rialzato mq 16,10×mt 3.13+025= mc 54,41+
Piano 1° mq 115,71×mt 2.87+0.25=mc 361,01+
Piano lastrico mq 12,34×mt 2.50+0.25= mc 33,93=
totale mc 505,26 -
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 315,98 <mc
505,26; ed una maggiore volumetria per mc 130 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A122 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 55 del 21 maggio 2008, successiva
ordinanza di revoca della sospensione n. 14578/14579 del 27 giugno
2008, ordinanza n. 16 dell'11 febbraio 2009 di demolizione, ordinanza
n. 5063 del 27 febbraio 2009 di annullamento del p.d.c. 81/08):
1.70. difformita' rispetto al progetto assentito a 3 piani in
relazione alle tramezzature interne;
1.71. installazione dell'ascensore;
1.72. l'installazione di un'autoclave al piano seminterrato;
1.73. la costruzione in difformita' del porticato di accesso;
1.74. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
1.75. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano rialzato non assentite idonee a consentirne l'uso a fini
residenziali;
1.76. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva che risulta apparentemente distinta mediante apposizione
di una parete in cartongesso facilmente rimovibile;
1.77. l'incremento della superficie residenziale del primo
piano;
1.78. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 419,01 a fronte dei mc. 315,98 assentiti come di seguito
specificato:
Piano rialzato mq 16,10×mt 3.16+0.25=mc 54,90+
Piano l° mq115,96×mt2.89+0.2.5=mc 364,11+
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 315,98 < mc
419,01; ed una maggiore volumetria per mc 130 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto Al23 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 54 del 21 maggio 2008, successiva
ordinanza di revoca della sospensione n. 14800/15548 del 27 giugno
2008):
1.79. difformita' rispetto al progetto assentito a 2 piani in
relazione alle tramezzature interne;
1.80. variazioni della sistemazione interna del locale al
piano seminterrato non assentite relative alla costruzione di una
scala metallica di collegamento con il piano superiore,
all'installazione di un'autoclave e alla predisposizione di un
servizio igienico;
1.81. l'incremento della superficie residenziale del piano
seminterrato;
1.82. la costruzione in difformita' del porticato di accesso;
1.83. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
1.84. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva che risulta apparentemente distinta mediante apposizione
di una parete in cartongesso facilmente rimovibile;
1.85. l'incremento della superficie residenziale del primo
piano;
1.86. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 382,74 a fronte dei mc. 315,98 assentiti come di seguito
specificato:
Piano seminterrato mq 18,05×mt 0.65+0.25= mc 16,24+
Piano 1° mq 116,35×mt 2.90+0.25= mc 366,50+
Vr Volumetria residenziale massima assentila mc 315,98 <mc
382,74; ed una maggiore volumetria per mc 130 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA dei
PRGC)
sul lotto Al24 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori ni. 52 del 21 maggio 2008, successiva
ordinanza di revoca della sospensione n. 14799/15544 del 27 giugno
2008):
1.87. difformita' rispetto al progetto assentito al 4 piani
in relazione alle tramezzature interne;
1.88. variazioni della sistemazione interna del locale al
piano seminterrato non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali anziche' il previsto uso parcheggio,.
1.89. l'incremento della superficie residenziale del piano
seminterrato;
1.90. la costruzione in difformita' del porticato di accesso;
1.91. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano rialzato non assentite;
1.92. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
1.93. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva che risulta apparentemente distinta mediante apposizione
di una parete in cartongesso facilmente rimovibile;
1.94. l'incremento della superficie residenziale del primo
piano;
1.95. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno
ed all'esterno del volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
1.96. l'incremento della superficie residenziale del piano
lastrico;
1.97. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 468,95 a fronte dei mc. 315,98 assentiti come di seguito
specificato:
Piano seminterrato mq 83,63×mt 0.65+0.25= mc 75,26+
Piano l° mq 116,41×mt 2.90+0.25= mc 366,69+
Piano lastrico mq 9,82×mt 2.50+0.25= mc 27,00=
totale mc 468,95
Vr Volumetria residenziale massima assentata mc 315,98 < mc
468,95; ed una maggiore volumetria per mc 130 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A125 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 49 del 21 maggio 2008, successiva
ordinanza di revoca della sospensione n. 14798/15546 del 27 giugno
2008):
1.98. difformita' rispetto al progetto assentito a 3 piani in
relazione alle tramezzature interne;
1.99. variazioni della sistemazione interna del locale al
piano seminterrato non assentite relative alla creazione del vano
ascensore e all'installazione dell'autoclave;
1.100. la costruzione in difformita' del porticato di
accesso;
1.101. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano rialzato non assentite;
1.102. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale
1.103. variazioni della sistemazione interna dei locali al
prirno piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la
separazione della zona produttiva;
1104. l'incremento della superficie residenziale del primo
piano;
1.105. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 362,40 a fronte dei mc. 315,98 assentiti come di seguito
specificato:
Piano 1° mq 116,53×mt 2.86+0.25= mc 362,40+
totale mc 362,40
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 315,98 < mc
362,40, ed una maggiore volumetria per mc 130 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A118
1.106. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano rialzato non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali di parte del piano;
1107. l'incremento della superficie residenziale del piano
rialzato;
1.108. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva che risulta apparentemente distinta mediante apposizione
di una parete in cartongesso facilmente rimovibile;
1.109. l'incremento della superficie residenziale del primo
piano;
1.110. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 454,63 a fronte dei mc. 315,98 assentiti come di seguito
specificato:
Piano rialzato mq. 28,13×mt. 3.10+0.25 - mc. 94,23
Piano 1° mq 116,26×mt 2.85+0.25=mc 360,40+
totale mc 454,63
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 315,98 <mc
454,63; ed una maggiore volumetria per mc 130 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A119
1.111. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva che risulta apparentemente distinta mediante apposizione
di una parete in cartongesso facilmente rimovibile;
1.112. l'incremento della superficie residenziale del primo
piano;
1.113. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 355,38 a fronte del mc. 315,98 assentiti come di seguito
specificato:
Piano l° mq 114,64×mt 2.85+0.25= mc 355,38+
totale mc 355,38
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 315,98 <mc
355,38, ed una maggiore volumetria per mc 130 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A120
1.114. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva che risulta apparentemente distinta mediante apposizione
di una parete in cartongesso facilmente rimovibile;
1.115. l'incremento della superficie residenziale del primo
piano;
1.116. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 355,38 a fronte dei mc. 315,98 assentiti come di seguito
specificato:
Piano 1° mq 114,64×mt 2.85+0.25= mc 355,38+ totale mc 355,38
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 315,98 <mc
355,38; ed una maggiore volumetria per mc 130 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A126 (in merito ai quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 25 del 28.01.09 di annullamento del p.d.c
n. 162/08):
1.117. difformita' rispetto al progetto assentito a 2 piani
in relazione alle tramezzature interne;
1.118, variazioni della sistemazione interna del locale al
piano seminterrato non assentite relative all'installazione
dell'autoclave;
1.119. la costruzione in difformita' del porticato di
accesso;
1.120. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
1.121. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva che risulta apparentemente distinta mediante apposizione
di una parete in cartongesso facilmente rimovibile;
1.122. l'incremento della superficie residenziale del primo
piano;
1.123. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 513,01 a fronte dei mc. 315,98 assentiti conte di seguito
specificato:
Piano 1° mq 157,85×mt 3.00+0.25= mc 513,01+
totale mc 513,01
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 315,98 < mc
513,01
2. A Michele, Berardi Antonio e Spadavecchia Benito realizzavano:
sul lotto A57 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 186 del 22 dicembre 2008):
2.1. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani in
relazione alle tramezzature interne;
2.2. l'installazione di un ascensore;
2.3. variazioni della sistemazione interna del locale al piano
seminterrato non assentite;
2.4. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
rialzato non assentite idonee a consentirne l'uso a fini residenziali
quali lo spostamento dei locali di servizio e la realizzazione di due
ambienti destinati a servizio igienico e cucina;
2.5. l'incremento della superficie residenziale del piano rialzato;
2.6. un'unica rampa di scale, a servizio sia dell'abitazione che
della zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
2.7. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo piano
non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano quali la predisposizione di attacchi per impianti
sanitari al fine di ottenere due bagni ed una cucina nella zona
produttiva destinata ad uffici;
2.8. l'incremento della superficie residenziale del primo piano,
2.9. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno del
volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
2.10. l'incremento della superficie residenziale del piano lastrico;
2.11. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a mc.
533,18 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito specificato:
Piano rialzato mq 19,54×mt 3.10+0.25= mc 65,45+
Piano 1° mq 142,40×mt 2.80+0.25= mc 434,32+
Piano lastrico mq 12,15×mt 2.50+0,25= mc 33,41=
totale mc 533,18
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 <mc
533,18; ed una maggiore volumetria per mc 50 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A58 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 47 del 23 febbraio 2009):
2.12. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani in
relazione alle tramezzature interne;
2.13. variazioni della sistemazione interna del locale al piano
seminterrato non assentite con la realizzazione di un servizio
igienico;
2.14. l'incremento della superficie residenziale del piano
seminterrato;
2.15. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
rialzato non assentite idonee a consentirne l'uso a fini residenziali
quali lo spostamento dei locali di servizio e la realizzazione di
ambienti destinati a servizi igienici e cucine;
2.16. l'incremento della superficie residenziale del piano rialzato;
2.17. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione che
della zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
2.18. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo piano
non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano quali la predisposizione di attacchi per impianti
sanitari al fine di ottenere due bagni ed una cucina nella zona
produttiva destinata ad uffici che non risulta in alcun modo
separata;
2.19. l'incremento della superficie residenziale del primo piano;
2.20. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno del
volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
2.21. l'incremento della superficie residenziale del piano lastrico;
2.22. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a mc.
621,03 a fronte del mc. 322,00 assentiti come di seguito specificato:
Piano seminterrato mq. 3,3×mt 1.00+0.25= mc 4.95+
Piano rialzato mq 38,86×mt 3.00+0.25=mc 126,29+
Piano 1° mq 149,77×mt 2,80+0.25= mc 456,79+
Piano lastrico mq 12,00×mt 2.50+0.25= mc 33,00=
totale mc 621,03
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 <mc
621,03; ed una maggiore volumetria per mc 50 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRCC)
sul lotto A59 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 51 del 23 febbraio 2009):
2.23. difformita' rispetto al progetto assentito ai 3 piani fuori
terra in relazione alle tramezzature interne;
2.24. l'accesso diretto alle intercapedini dal piano seminterrato
rendendole di fatto utilizzabili;
2.25. l'incremento della superficie utile del piano seminterrato;
2.26. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
rialzato non assentite idonee a consentirne l'uso a fini residenziali
quali lo spostamento dei locali di servizio e la realizzazione di
ambienti destinati a servizi igienici e cucine;
2.27. l'incremento della superficie utile del piano rialzato;
2.28. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione che
della zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
2.29. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo piano
non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona produttiva;
2.30. l'incremento della superficie utile del primo piano;
2.31. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno del
volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
2.32. l'incremento della superficie residenziale del piano lastrico;
2.33 l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a mc.
486,77 a fronte del me 322,00 assentiti come di seguito specificato:
Piano rialzato mq 29,48×mt 3.10+0.25= mc 98,75+
Piano 1° mq 116,40×mt 2.80+0.25= mc 355,02+
Piano lastrico mq 12,00×mt 2.50+0.25= mc 33,00=
totale mc 486,77
Vr Volumetria residenziale massima assentita me 322,00 < m
486,77; ed una maggiore volumetria per mc 138 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A60 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 48 del 23 febbraio 2009):
2.34. difformita' rispetto al progetto assentito ai 3 piani fuori
terra in relazione alle tramezzature interne;
2.35. l'accesso diretto alle intercapedini dal piano seminterrato
rendendole di fatto utilizzabili;
2.36. l'incremento della superficie utile del piano seminterrato;
2.37. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
rialzato non assentite idonee a consentirne l'uso a fini residenziali
quali la predisposizione per l'installazione di un camino e
l'installazione di attacchi sanitari nel locale destinato a
"laboratorio";
2.38. l'incremento della superficie utile del piano rialzato;
2.39. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione che
della zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
2.40. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo piano
non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona produttiva che
non risulta in alcun modo distinta;
2.41. l'incremento della superficie utile del primo piano;
2.42. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno del
volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
2.43. l'incremento della superficie residenziale del piano lastrico;
2.44. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a mc.
428,89 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito specificato:
Piano rialzato mq 13,08×mt 3.05+025= mc 43,16+
Piano 1° mq 115,65×mt 2.80+0.25= mc 352,73+
Piano lastrico mq 12,00×mt 2.50+0.25= mc 33,00 -
totale mc 428,89
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 < m
428,89; ed una maggiore volumetria per mc 168 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A70 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 49 del 23 febbraio 2009):
2.45. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani in
relazione alle tramezzature interne;
2.46. tramezzature non assentite al piano seminterrato e l'accesso
diretto alle intercapedini rendendole di fatto utilizzabili;
2.47. l'incremento della superficie utile del piano seminterrato;
2.48. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
rialzato non assentite idonee a consentirne l'uso a fini residenziali
del locale destinato a "laboratorio", del locale destinato a
spogliatoio e predisposizione di una cucina;
2.49. l'incremento della superficie utile del piano rialzato;
2.50. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione che
della zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
2.51. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo piano
non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona produttiva che
non risulta in alcun modo predisposta in quanto i locali ad essa
destinati sono stati trasformati in cucina, pranzo/soggiorno e camera
da letto matrimoniale;
2.52. l'incremento della superficie utile del primo piano;
2.53. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno del
volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
2.54. l'incremento della superficie residenziale del piano lastrico;
2.55. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a mc.
493,29 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito specificato:
Piano rialzato mq 30,16×mt 3.00+0.25= mc 98,02+
Piano 1° mq 119,86×mt 2.80+0.25= mc 365,57+
Piano lastrico mq 10,80×mt 2.50+0.25= mc 29,70 -
totale mc 493,29
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 < cm
493,29; ed una maggiore volumetria per mc 168 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle N'FA
del PRGC)
sul lotto A71 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 41 del 18 febbraio 2009 ed ordinanza di
sospensione lavori n. 55 del 26 febbraio 2009 di rettifica alla
precedente):
2.56. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani in
relazione alle tramezzature interne;
2.57. tramezzature non assentite al piano seminterrato con creazione
di un servizio igienico;
2.58. l'incremento della superficie utile del piano seminterrato;
2.59. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
rialzato non assentite idonee a consentirne l'uso a fini residenziali
del locale destinato a "laboratorio" del locale destinato a
spogliatoio e predisposizione di una cucina;
2.60. l'incremento della superficie utile del piano rialzato;
2.61. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione che
della zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
2.62. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo piano
non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona produttiva che
non risulta in alcun modo predisposta in quanto i locali ad essa
destinati sono stati trasformati in cucina;
2.63. l'incremento della superficie utile del primo piano;
2.64. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno del
volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
2.65. l'incremento della superficie residenziale del piano lastrico;
2.66. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a mc.
518,46 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito specificato:
piano seminterrato mq 2,17×mt.1+0,25= mc2,71+
Piano rialzato mq 33,47×mt 3.00+0.25= mc 108,77+
Piano 1° mq 118,83×mt 2.90+0.25= mc 374,31+
Piano lastrico mq 11,88×mt 2.50+0.25= mc 32,77
totale mc 518,46
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 <mc
518,46; ed una maggiore volumetria per mc 152 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
3. A M, B A, P A e S, B realizzavano sul lotto A72 (in merito al
quale e' intervenuta ordinanza di sospensione dei lavori n. 46 del 23
febbraio 2009):
3.1. difformita' rispetto al progetto assentito al primo
piano in relazione alle tramezzature interne;
3.2. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva che non risulta in alcun modo predisposta in quanto i
locali ad essa destinati sono stati trasformati in cucina;
3.3. l'incremento della superficie utile del primo piano;
3.4. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino
a mc. 361,77 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito
specificato:
Piano 1° mq 114,85×mt 2.90+0.25= mc 361, 77+.
totale mc 361,77
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00< mc
361,77; ed una maggiore volumetria per mc 135 per il passaggio dal
piatto terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA
del PRGC)
sul lotto A73 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori. n. 45 del 23 febbraio 2009):
3.5. difformita' rispetto al progetto assentito al primo
piano in relazione alle tramezzature interne;
3.6. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva che non risulta in alcun modo predisposta non avendo
realizzato la separazione fisica tra le due zone diversamente
destinate;
3.7. l'incremento della superficie utile del primo piano;
3.8. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino
a mc. 362,12 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito
specificato:
Piano 1° mq 114, 96×mt 2.90+0.25= mc 362,12+
totale mc 362,12
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 <mc
362,12; ed una maggiore volumetria per mc 150 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
4. A M, B A realizzavano:
sul lotto A63 (in merito al quale e' intervenuto diniego
definitivo d.i.a. n. 10181 del 24 aprile 2008, diniego definitivo
dia. n. 15171 del 26 giugno 2008, diniego definitivo d.i.a. n. 26108
del 6 novembre 2008, irrogazione sanzione amm.va prot. 1296/3420 del
9 febbraio 2009, permesso di costruire in sanatoria n. 101/09 del 12
febbraio 2009):
4.1. difformita' rispetto al progetto assentito a 3 piani in
relazione alle tramezzature interne;
4.2. la predisposizione al piano seminterrato di attacchi per
i termosifoni nel locale "deposito" e intonaco predisposto per il
rivestimento a piastrelle delle pareti;
4.3. l'incremento della superficie utile del piano
seminterrato;
4.4, variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano rialzato, destinato a "laboratorio" che risulta suddiviso in
due unita' indipendenti con ingressi autonomi e costituiti da
ingresso/soggiorno con predisposizione per l'installazione di un
camino, bagno e cucina;
4.5. l'incremento della superficie utile del piano rialzato;
4.6. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
4.7. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano anch'esso suddiviso in due unita'
indipendenti;
4.8. l'incremento della superficie utile del primo piano;
4.9. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino
a mc. 600,35 a fronte dei mc 322,00 assentiti come di seguito
specificato:
piano seminterrato mq 46,62×mt.0,90+0,25= mc 53,61+
Piano rialzato mq 39,13×mt 3.00+0.25=mc 127,17+
Piano 1° mq 129,10×mt 3.00+0.25=mc 419,57 -
totale mc 600,35
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00< mc
600,35; ed una maggiore volumetria per mc 128 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A74 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione dei lavori n. 56 del 26 febbraio 2009):
4.10. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano rialzato non assentite;
4.11. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano senza realizzare, quindi, la zona
produttiva che non risulta in alcun modo predisposta non avendo
realizzato la separazione fisica tra le due zone diversamente
destinate;
4.12. l'incremento della superficie utile del primo, piano;
4.13. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 414,73 a fronte dei mc 322,00 assentiti come di seguito
specificato:
Piano 1° mq 123,80×mt 3.10+0.25= mc 414,73
totale mc 414,73
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 <mc
414,73; ed una maggiore volumetria per mc 145 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A64 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n. 42 del 18 febbraio 2009)
4.14. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani
in relazione alle tramezzature interne;
4.15. l'accesso diretto alle intercapedini dal piano
seminterrato rendendole di fatto utilizzabili;
4.16. l'incremento della superficie utile del piano
seminterrato;
4.17. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano rialzato, destinato a "laboratorio" che risulta suddiviso da
tramezzature in locali distinti in uno dei quali sono presenti
attacchi sanitari per la realizzazione di una cucina;
4.18. l'incremento della superficie utile del piano rialzato;
4.19. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
4.20. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano in quanto non e' presente la
separazione fisica tra la zona residenziale e la zona produttiva;
4.21. l'incremento della superficie utile del primo piano;
4.22. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno
del volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
4.23; l'incremento della superficie residenziale del piano
lastrico;
4.24. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 501,63 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito
specificato:
Piano rialzato mq 18,23×mt 3.10+0.25= mc 61,07+
Piano 1° mq 119,84×mt 3.10+0.25=mc 401,46+=
Piano lastrico mq. 14,22×mt 2.50+0.25= mc 39,10 -
totale mc 501,63
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 <mc
501,63; ed una maggiore volumetria per mc 163 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
5. A M, B A e C R realizzavano:
sul lotto A65 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n. 38 del 18 febbraio 2009)
5.1. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani in
relazione alle tramezzature interne;
5.2. l'accesso diretto alle intercapedini dal piano seminterrato
rendendole di fatto utilizzabili e un ulteriore vano dalle dimensioni
3,60×2,90×2,45;
5.3. l'incremento della superfice utile del piano seminterrato;
5.4. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
rialzato con predisposizione di attacchi sanitari per la
realizzazione di una cucina;
5.5. l'incremento della superficie utile del piano rialzato;
5.6. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abilitazione che
dalla zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
5.7. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo
piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano in quanto non e' presente la separazione fisica fra
la zona residenziale e la zona produttiva;
5.8. l'Incremento della superficie utile del primo piano;
5.9. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno del
volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
5.10. l'incremento della superficie residenziale del piano
lastrico;
5.11. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fitto a
mc. 527,46 a fronte dei mc. 322,0 assentiti come di seguito
specificato:
Piano rialzato mq 15,96×mt 305+025= mc 52,66+
Piano 1° mq 138,37×mt 2.90+0.25= mc 435,86+
Piano lastrico mq. 14,16×mt 2.50+0.25=mc 38,94 -
totale mc 527,46
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 <mc
527.46; ed una maggiore volumetria per mc 120 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
6. A M, B A e C S realizzavano:
sul lotto A77 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n. 39 del 18 febbraio 2009)
6.1. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani in
relazione alle tramezzature interne i destinazione dei vani;
6.2. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
seminterrato, e relativa riduzione della superficie destinata a
parcheggio, non assentite idonee a consentirne l'uso a fini
residenziali avendo installato anche un camino in uno dei locali
ottenuti;
6.3. l'incremento della superficie utile del piano seminterrato;
6.4. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
rialzato, originariamente destinato "Laboratorio" e "spogliatoio",
non assentite e idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intere piano;
6.5. l'incremento della superficie utile del piano rialzato;
6.6. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione che
della zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
6.7. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo
piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano in quanto non e' presente la separazione fisica tra
la zona residenziale e la zona produttiva;
6.8. l'incremento della superficie utile del primo piano;
6.9. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno del
volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
6.10. l'incremento della superficie residenziale del piano
lastrico;
6.11. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a
mc. 785,57 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito
specificato:
Piano seminterrato mq 45,71×mt 0.90+0.25= mc 52,56+
Piano rialzato mq 82,57×mt 3.00+0.25= mc 268,35+
Piano l° mq 145,84×mt 2.80+0.25= mc 444,81+
Piano lastrico mq. 7,22×mt 2.50+025= mc 19,85 -
totale mc 785,57.
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 < mc
785,57; ed una maggiore volumetria per mc 160 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
7. A M, B A, C M e C R, realizzavano:
sui lotti A79 e A80
7.1. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo
piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano in quanto non e' presente la separazione fisica tra
la zona residenziale e la zona produttiva;
7.2. l'incremento della superficie utile del primo piano;
7.3. l'incremento della volumetria totale dei fabbricati fino a
mc. 799,62 a fronte dei mc. 644,00 assentiti come di seguito
specificato:
Piano 1° mq 266,54×mt 2.70+035= mc 799,62
totale mc 799,62
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 644,00 < mc
799,62
8. A M, B A, B D e B C, s.r.l. realizzavano:
sul lotto A81 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n. 37 del 18 febbraio 2009):
8.1. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani in
relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
8.2. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
interrato, l'accesso diretto alle intercapedini rendendole di fatto
utilizzabili e creazione, all'interno di un locale destinato a
deposito, di un bagno collegato con il piano terra da una scala a
vista;
8.3. l'incremento della superficie utile del piano interrato;
8.4. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano terra;
8.5. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo piano
non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano in quanto non e' presente la separazione fisica tra
la zona residenziale e la zona produttiva che risulta invece
predisposta per essere destinata a camere da letto;
8.6. l'incremento della superficie utile del primo piano;
8.7. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno del
volume tecnico realizzata sul piano lastrico;
8.8. l'incremento della superficie residenziale del piano lastrico;
8.9. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a mc.
561,42 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito specificato:
Piano interrato mq 4,14
Piano 1° mq 168,54×mt 2.90+0.25= mc 530,90+
Piano lastrico mq. 11,10×mt 2.50+0.25= mc 30,52=
totale mc 561,42
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 <mc 561,42
sul lotto A82 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n. 37 del 18 febbraio 2009)
8.10. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani in
relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
8.11. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
interrato, l'accesso diretto alle intercapedini rendendole di fatto
utilizzabili e creazione, all'interno di un locale destinato a
deposito, di un bagno;
8.12. l'incremento della superficie utile del piano interrato;
8.13. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
terra;
8.14. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano terra
destinato a "Laboratorio" che risulta ancora indiviso e predisposto
per l'installazione di un camino;
8.15. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo piano
non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano in quanto non e' presente la separazione fisica tra
la zona residenziale e la zona produttiva;
8.16. l'incremento della superficie utile del primo piano;
8.17. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno del
volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
8.18. l'incremento della superficie residenziale del piano lastrico:
8.19. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a mc.
541,75 a fronte dei mc 322.00 assentiti come di seguito specificato:
Piano interrato mq 1,93
Piano 1° mq 161, 03×mt 2.90+0.25=mc 507,24+
Piano lastrico mq. 12,55×mt 2.50+025= mc 34,51 -
totale mc 507,24
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 <mc 507,24
9. A. M, B A e D A realizzavano:
sul lotto A84 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n. 50 del 23 febbraio 2009):
9.1. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani in
relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
9.2. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
seminterrato, l'accesso diretto alle intercapedini rendendole di
fatto utilizzabili e creazione di vani all'interno di un locale
destinato a deposito;
9.3. l'incremento della superficie utile del piano seminterrato;
9.4. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano terra;
9.5. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione che della
zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica tra
residenza e attivita' artigianale;
9.6. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo piano
non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano in quanto non e' presente la separazione fisica tra
la zona residenziale e la zona produttiva che risulta invece
predisposta per, essere destinata a pranzo/soggiorno, cucina e camere
da letto;
9.7. l'incremento della superficie utile del primo piano;
9.8. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno del
volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
9.9. l'incremento della superficie residenziale del piano lastrico;
9.10. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a mc.
459,03 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito specificato:
Piano l° mq 140,47×mt 2.80+0.25=mc 428,43+
Piano lastrico mq. 11,13×mt 2.50+0.25=mc 30,60 -
totale mc: 459,03
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 <mc
459,03, ed una maggiore volumetria per mc 160 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC).
sul lotto A85 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n. 54 del 26 febbraio 2009):
9.11. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani
in relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
9.12. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano seminterrato, l'accesso diretto alle intercapedini rendendole
di fatto utilizzabili e creazione di' vani all'interno di un locale
destinato a deposito;
9.13. l'incremento della superficie utile del piano
seminterrato,
9.14. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano rialzato non assentite idonee a consentire l'uso ai
fini residenziali con creazione di un locale destinato a cucina;
9.15. l'incremento della superficie utile del piano rialzato;
9.16. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
9.17. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano in quanto non e' presente la
separazione fisica fra la zona residenziale e la zona produttiva che
risulta invece predisposta per essere destinata a pranzo/soggiorno
cucina e camere da letto;
9.18. l'incremento della superficie utile del primo piano;
9.19. la realizzazione di due vani simmetrici al piano
lastrico dotati entrambi di attacchi sanitari;
9.20. l'incremento della superficie residenziale del piano
lastrico;
9.21. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 658,10 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito
specificato:
Piano rialzato mq 21,93×3.10+025=mc 73,46+
Piano l° mq 172,22×mt 2.90+0.25= mc 542,49+
Piano lastrico mq. 15,33×mt 2.50+0.25= me 42,15=
totale mc 658,10
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 <mc
658,10; ed una maggiore volumetria per mc 168 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
10. A M, B A e A A realizzavano:
sul lotto A90 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n. 44 del 23 febbraio 2009 e preavviso di
annullamento dia. n. 390/08 per infedele prospettazione dello stato
dei luoghi)
10.1. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani in
relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
10.2. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
seminterrato;
10.3. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
rialzato;
10.4. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione che
della zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
10.5. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo
piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano in quanto non e' presente la separazione fisica tra
la zona residenziale e la zona produttiva essendo il piano intero
suddiviso in due appartamenti di cui uno gia' abitato;
10.6. l'incremento della superficie utile del primo piano;
10.7. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno del
volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
10.8. l'incremento della superficie residenziale del piano
lastrico;
109. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a
mc. 568,84 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito
specificato:
Piano l° mq 176,04×mt 180+0.25= mc.536,92+
Piano lastrico mq. 11,61×mt 2,50+0.25= mc 31,92 -
totale mc 568,84
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 < mc
568,84; ed una maggiore volumetria per mc 140 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC).
11. A M, B A realizzavano:
sul lotto A94 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n. 21 del 26 gennaio 2009; diniego a d.i.a. prot.
1229 del 23 gennaio 2009):
11.1. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani
in relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
11.2. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano seminterrato, l'accesso diretto alle intercapedini rendendole
di fatto utilizzabili;
11.3. l'incremento della superficie utile del piano
seminterrato;
11.4. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano rialzato con locale predisposto ad essere utilizzato come
cucina;
11.5. l'incremento della superficie utile del piano rialzato;
11.6. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
11.7. variazioni della sistemazione intenta dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano in quanto non e' presente la
separazione fisica tra la zona residenziale e la zona produttiva;
11.8. l'incremento della superficie utile del primo piano;
11.9. la predisposizione degli attacchi sanitari all'interno
del volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
11.10. l'incremento della superficie residenziale del piano
lastrico;
11.11. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 559,31 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito
specificato:
Piano rialzato mq 21,69×mt 3.20+0.25 - mc 74,83+
Piano 1° mq 143,81×mt 2.90+0.25=mc 453,00+
Piano lastrico mq. 11,45×mt 2.50+0.25=mc 31,48=
totale mc 559,31
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 <mc
559,31; ed una maggiore volumetria per mc 150 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A95 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n. 28 del 02/02/09; diniego a p.d.c. 118/09 prot.
5058 dei 27/02/09):
11.12. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani
in relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
11.13. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano seminterrato dove, in luogo del parcheggio previsto, sono stati
realizzati spogliatoi e servizi igienici destinati alla palestra
allocata al piano superiore; l'accesso diretto alle intercapedini
rendendole di fatto utilizzabili;
11.14. l'incremento della superficie utile del piano
seminterrato;
11.15. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano rialzato non assentite idonee a consentirne l'uso quale
palestra in luogo del previsto "laboratorio";
11.16. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
11.17. variazioni della sistemazione interna, dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali della quasi totalita' della superficie disponibile in
quanto non e' presente la separazione fisica tra la zona residenziale
e la zona produttiva che risulta invece predisposta per essere
destinata a pranzo/cucina;
11.18. l'incremento della superficie utile del primo piano;
11.19. la realizzazione di due vani simmetrici al piano
lastrico dotati entrambi di attacchi sanitari;
11.20. l'incremento della superficie residenziale del piano
lastrico;
11.21. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc 454,84 a fronte dei mc 322,00 assentiti come di seguito
specificato:
Piano 1° mq 138,69×mt 180+025= mc 423,00+
Piano lastrico mq. 11,58×mt 2.50+0.25= mc 31,84=
totale mc 454,84
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 < mc
454,84 ed una maggiore volumetria per mc 152 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
12. A M, B A e P A, realizzavano:
sul lotto A104
12.1. difformita' rispetto al progetto assentito al 4 piani in
relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
122 variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
seminterrato;
12.3. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione che
della zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
12.4. variazioni della sistemazione interna, dei locali al primo
piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano in quanto non e' presente la separazione fisica tra
la zona residenziale e la zona produttiva con predisposizione di
asole per l'installazione di una scala interna di collegamento con il
piano sottostante al fine di consentire la suddivisione dell'immobile
in senso verticale;
12.5. l'incremento della superficie utile del primo piano;
12.6. la predisposizione degli attacchi sanitari all'inferno del
volume tecnico realizzato sul piano lastrico;
12.7. l'incremento della superficie residenziale del piano
lastrico;
12.8. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a
mc. 417,00 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito
specificato:
Piano 1° mq 112,37×mt 2.95+0.25= mc 359,58+
Piano lastrico mq. 20,88×mt 2.50+0.25= mc 57,42=
totale mc 417,00
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 < mc
417,00; ed una maggiore volumetria per mc 50 per il passaggio dai
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
13. P S, S M M R, S S e R N realizzavano:
sul lotto A107 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza
di sospensione lavori n. 31 del 10/02/09, diniego a p.d.c. 359/08
prot. 5057 del 26/02/09):
13.1. difformita' rispetto al progetto assentito a 3 piani in
relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
13.2. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano seminterrato con la realizzazione di una scala centrale e un
locale destinato a servizio igienico ricavato nel sottoscala;
13.3. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano rialzato non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali di parte del piano con predisposizione di un locale da
destinare a cucina;
13.4. l'incremento della superficie utile del piano rialzato;
13.5. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
13.6. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite sia nella zona residenziale che in quella
produttiva destinata ad uffici;
13.7. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 358,17 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito
specificato:
Piano seminterrato mq 2,16×mt 0,65+0,25 =mc 2,16+
Piano rialzato mq 16,34×mt 2,90+0,25= mc 51,47+
Piano 1° mq 96.68×mt 2.90+0.25= mc 304,54=
totale mc 358,17
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 <mc
358,17; ed una maggiore volumetria per mc 120 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
14. P S, S M M R e R N realizzavano:
sul lotto A108 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza
di sospensione lavori n. 187 del 22 dicembre 2008):
14.1. difformita' rispetto al progetto assentito a 3 piani in
relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
14.2. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
seminterrato con la realizzazione di una scala centrale e un locale
destinato a servizio igienico ricavato nel sottoscala;
14.3. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
rialzato non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
di parte del piano con realizzazione di due bagni e attacchi sanitari
nel locale destinato a "Laboratorio";
14.4. l'incremento della superficie utile del piano rialzato;
14.5. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione che
della zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
14.6 variazioni della sistemazione interna dei locali al primo piano
non assentite sia nella zona residenziale che in quella produttiva
destinata ad uffici;
14.7. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a mc.
367,58 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito specificato:
Piano seminterrato mq 2,41×mt 0,65+0,25=mc 2,16+
Piano rialzato mq 18,33×mt 2,90+0,25= mc 57,73+
Piano 1° mq 97,68×mt 2.90+0.25= mc 307,69 -
totale mc 367,58
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 < mc
358,17; ed una maggiore volumetria per mc 120 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
15. P S, S M M R e F V realizzavano:
sul lotto A109 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza
di sospensione lavori n. 23 del 26 gennaio 2009; diniego definitivo
al p.d.c. n, 364/08 prot. 5055 del 26 febbraio 2009):
15.1. difformita' rispetto al progetto assentito a 3 piani in
relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
15.2. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
seminterrato in totale difformita' da quanto assentito dove sono
stati realizzati un locale deposito e un bagno riducendo l'area del
parcheggio;
15.3. l'incremento della superficie utile del piano seminterrato;
15.4. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione che
della zona produttiva che di fatta non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
15.5. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo piano
non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano in quanto la separazione fisica tra la zona
residenziale e la zona produttiva, dove e' stata ricavata una cucina
abitabile (unica su tutto il piano), e' stata realizzata con pareti
in cartongesso, facilmente rimovibili;
15.6. l'incremento della superficie utile del primo piano;
15.7. il collegamento diretto tra il pianerottolo del vano scale,
volume tecnico e sottotetto del piatto lastrico;
15.8. l'incremento della superficie residenziale del piano lastrico;
15.9. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a mc
526,33 a fronte dei mc. 322,22 assentiti come di seguito specificato:
Piano seminterrato mq 16,54×mt 0,65+0,25=mc 14,88+
Piano l° mq 152,90×mt 2.90+0.25= mc 481,63+
Piano lastrico mq 19,24×mt 1.55= mc 29,82=
totale mc 526,33
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,22 < mc
526,33; ed una maggiore volumetria per mc 160 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A110 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n, 24 del 26 gennaio 2009, diniego definitivo al
p.d.c. n. 363/08 prot. 5054 del 26 febbraio 2009):
15.10. difformita' rispetto al progetto assentito a 3 piani
in relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
15.11. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano seminterrato in totale difformita' da quanto assentito dove
sono stati realizzati un locale deposito e un bagno riducendo l'area
del parcheggio;
15.12. l'incremento della superficie utile del piano
seminterrato;
15.13. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
1514 variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano in quanto la separazione fisica tra la
zona residenziale e la zona produttiva, dove e' stata ricavata una
cucina abitabile (unica su tutto il piano), e' stata realizzata con
pareti in cartongesso, facilmente rimovibili;
15.15. l'incremento della superficie utile del primo piano;
15.16. il collegamento diretto tra il pianerottolo del vano
scale, volume tecnico e sottotetto del piano lastrico;
15.17. l'incremento della superficie residenziale del piano
lastrico;
15.18. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc 531,39 a fronte dei mc 322,22 assentiti come di seguito
specificato:
Piano seminterrato mq 17,41×mt 0,65+0,25= mc 15,66+
Piano 1° mq 152,90×mt 2.90+0.25=mc 481,63+
Piano lastrico mq 22,00×mt 1.55= mc 34,10=
totale mc 531,39
Vr Volumetria residenziale massima assentata mc 322,22 < mc
531,39; ed una maggiore volumetria per mc 160 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
sul lotto A111 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n. 22 del 26 gennaio 2009; diniego definitivo al
p.d.c. n. 362/08 prot. 5056 del 26 febbraio 2009):
15.19. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani
in relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
15.20. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano seminterrato in totale difformita' da quanto assentito dove
sono stati realizzati un locale deposito e un bagno riducendo l'area
del parcheggio;
15.21. l'incremento della superficie utile del piano
seminterrato;
15.22. variazioni della sistemazione interna dei locali al
piano rialzato non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali di parte del piano in quanto il locale destinato a
"deposito" presenta attacchi sanitari e fori di areazione idonei a
trasformarlo in cucina;
15.23. l'incremento della superficie utile del piano
rialzato;
1524. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione
che della zona produttiva che di fatto non consente la separazione
fisica tra residenza e attivita' artigianale;
15.25. variazioni della sistemazione interna dei locali al
primo piano non assentite idonee a consentire l'uso a fini
residenziali dell'intero piano in quanto la separazione fisica fra la
zona residenziale e la zona produttiva, dove e' stata ricavata una
cucina abitabile (unica su tutto il piano), e' stata realizzata con
pareti in cartongesso, facilmente rimovibili;
15.26. l'incremento della superficie utile del primo piano;
15.27. il collegamento diretto tra il pianerottolo del vano
scale, volume tecnico e sottotetto del piano lastrico;
15.28. l'incremento della superficie residenziale del piano
lastrico;
15.29. l'incremento della volumetria totale del fabbricato
fino a mc. 599,73 a fronte dei mc. 322,22 assentiti come di seguito
specificato:
Piano seminterrato mq 17,92×mt 0,65+0,25= mc 16,12+
Piano rialzato mq 21,55×mt 2.90+0.25= mc 67,88+
Piano 1° mq 152,90×mt 2.90+0.25= mc 481,63+
Piano lastrico mq 22,00×mt 1.55= mc 34,10 -
totale mc 599,73
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,22 < mc
599,73; ed una maggiore volumetria per mc 160 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art 18 delle NTA del
PRGC)
16. P S, S M M R, S S realizzavano:
sul lotto CI (in merito al quale e intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n. 26 del 29 gennaio 2009; diniego definitivo al
p.d.c. n. 361/08 prot. 5052 del 26 febbraio 2009):
16.1. un'unica rampa di scale a servizio sia dell'abitazione che
della zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
16.2. variazioni della sistemazione interna dei locali al primo piano
non assentite;
16.3. l'incremento della superficie utile del primo piano;
16.4. l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a mc.
241,50 a fronte dei mc. 206,66 assentili come di seguito specificato:
Piano 1° mq 74,31×mt 3.00+0.25=mc 241,50=
totale mc 241,50
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 206,66 <mc
241,50; ed una maggiore volumetria per mc 120 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
17. P S, B V e M D realizzavano:
sul lotto A91 (in merito al quale e' intervenuta ordinanza di
sospensione lavori n. 40 del 18 febbraio 2009):
17.1. difformita' rispetto al progetto assentito ai 4 piani in
relazione alle tramezzature interne e destinazione dei vani;
17.2. variazioni della sistemazione interna dei locali al piano
seminterrato in difformita' da quanto assentito dove e' stato
ricavato un servizio igienico nell'intercapedine che non risultano
fisicamente separate dal resto del piano e quindi di fatto
utilizzabili;
17.3 l'incremento della superficie utile del piano seminterrato;
17.4. un'unica rampa di scale a servizio sia, dell'abitazione che
della zona produttiva che di fatto non consente la separazione fisica
tra residenza e attivita' artigianale;
175 variazioni della sistemazione interna dei locali al primo piano
non assentite idonee a consentire l'uso a fini residenziali
dell'intero piano;
17.6. l'incremento della superficie utile del primo piano;
17.7 l'ampliamento del volume tecnico al piano lastrico e la sua
destinazione a servizio igienico;
17.8 l'incremento della superficie residenziale del piano lastrico;
17.9 l'incremento della volumetria totale del fabbricato fino a mc
436,50 a fronte dei mc. 322,00 assentiti come di seguito specificato:
Piano interrato mq 3.01
Piano 1° mq 131,92×mt 2.80+025= mc 402,35+
Piano lastrico mq 12,42×mt 2.50+0.25= mc 34,15=
totale mc 436,50
Vr Volumetria residenziale massima assentita mc 322,00 < mc
436,50; ed una maggiore volumetria per mc 50 per il passaggio dal
piano terra al piano seminterrato ai sensi dell'art. 18 delle NTA del
PRGC)
concretizzando una lottizzazione abusiva "sostanziale" sia
materiale [per la realizzazione di opere che comportano la
trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio in violazione
della pianificazione e della disciplina di settore sopra richiamata]
che negoziale [per aver predisposto attraverso il frazionamento e la
vendita, o atti equivalenti, del terreno in lotti che, per le loro
caratteristiche quali la dimensione in relazione alla natura del
terreno e alla sua destinazioni, secondo gli strumenti urbanistici,
il numero, l'ubicazione o la eventuale previsione di opere di'
urbanizzazione ed in rapporto ad elementi riferiti agli acquirenti,
denuncino in modo non equivoco la destinazione a scopo edificatorio].
In Giovinazzo, con permanenza (opere in corso di realizzazione).
Con sentenza dell'11 febbraio 2015 il Tribunale monocratico di
Bari ha dichiarato:
- R G I colpevole del reato di cui all'art. 44 lett. c) del
DPR 380/2001 - in esso assorbite le contravvenzioni contenute nelle
lettere a) e b) del predetto articolo -, condannandolo alla pena di
anni uno e mesi sei di arresto ed € 35.000,00 di ammenda;
- T V colpevole del reato di cui all'art. 44 lett. c) del DPR
380/2001 - in esso assorbite le contravvenzioni contenute nelle
lettere a) e b) del predetto articolo -, condannandolo alla pena di
anni uno e mesi sei di arresto ed € 35.000,00 di ammenda;
- F C, A M, S P e B A colpevoli del reato di cui all'art. 44
lett. c) del DPR 380/2001 - in esso assorbite le contravvenzioni
contenute nelle lettere a) e b) del predetto articolo -, condannando
ciascuno alla pena di anni uno e mesi sei di arresto ed € 35.000,00;
- B V, S M M R colpevoli del reato di cui all'art. 44 lett. c)
del DPR 380/2001 - in esso assorbite le contravvenzioni contenute
nelle lettere a) e b) del predetto articolo - , condannando ciascuno
alla pena di anni uno e mesi due di arresto ed € 25.000,00 di
ammenda;
- B P, A M, S B, A M colpevoli del reato di cui all'art. 44
lett. c) del DPR 380/2001 - in esso assorbite le contravvenzioni
contenute nelle lettere a) e b) del predetto articolo -, condannando
ciascuno alla pena di anni uno e mesi sei di arresto ed € 35.000,00
di ammenda;
- B G M, D M C, M M, M A, C L, D N M M E, P N, D G A A N N, M
L, C M, P M, S A, S A, A G, B D, F A, D P C, P A n. a , B L,
L A, M R, C A D colpevoli del reato di cui all'art. 44 lett. c) del
DPR 380/2001 - in esso assorbite le contravvenzioni contenute nelle
lettere a) e b) del predetto articolo -, condannando ciascuno alla
pena di anni uno di arresto ed € 25.000,00 di ammenda;
- C M, S S, P G, V D, C V, A R A, M G colpevoli del reato di
cui all'art. 44 lett. c) del DPR 380/2001 - in esso assorbite le
contravvenzioni contenute nelle lettere a) e b) del predetto articolo
- , condannando ciascuno alla pena di mesi nove di arresto ed €
20.000,00 di ammenda;
C S, B D, M D, P A, R N, R P, G M, M G, M V, V M, A V, M G, A A,
D A L, D V A, P R, D P M L, S G, R F, D'E D, P L, F M colpevoli del
reato di cui all'art. 44 lett. c) del DPR 3.80/2001 - in esso
assorbite le contravvenzioni contenute nelle lettere a) e b) del
predetto articolo - , condannando ciascuno alla pena di mesi nove di
arresto ed € 20.000,00 di ammenda;
- S P, A L, F V colpevoli del reato di cui all'art. 44 lett. c)
del DPR 380/2001 - in esso assorbite le contravvenzioni contenute
nelle lettere a) e b) dei predetto articolo - , condannando ciascuno
alla pena di anni uno e mesi due di arresto ed € 25.000,00 di
ammenda;
- D G G, B D, F M, P A, A A J, C G, P L, C N, D P L, P M n.
il ..., F S, F D, F P, T V, D M, S M, F A, C, F M, P S, L G, M A, P
M, D M I, D M M D, D M F colpevoli del reato di cui all'art. 44
lett. c) del DPR 380/2001 - in esso assorbite le contravvenzioni
contenute nelle lettere a) e b) del predetto articolo - , condannando
ciascuno alla pena di mesi sei di arresto ed € 20.000,00 di ammenda;
- T D, R R, B A, G C M, R F, C P, D D P V D,V L, C C, B N, V V
e M C, A A, A G, P G, D S S, F C, S M, S A, V M, G M, P F, R S, I N,
I S, P C, A A, M M, M D, M A, L O, M A, L M, B F C C, T M, A O, D G
C, M F, S N e M L, G V, R G, A C, A A, G G, D V, D C colpevoli del
reato di cui all'art. 44 lett. c) del DPR 380/2001 - in esso
assorbite le contravvenzioni contenute nelle lettere a) e b) del
predetto articolo - e, riconosciute le circostanze attenuanti
generiche, ha condannato ciascuno alla pena di mesi due di arresto
ed € 12.000,00 di ammenda.
Per tutti gli imputati condannati il Tribunale ha concesso la
sospensione condizionale delle pene alle condizioni di legge, ha
provveduto sull'azione civile con condanna generica in favore del
Comune di ... ed ha disposto la confisca dei seguenti lotti in
giudiziale sequestro: A47, A52, A53, A116, A117, A6, A9, A10, A20,
A22, A23, A24, A29, A30, A31, A32, A33, A34, A35, A38, A48, A49, A
11, A12, A13, A14, A25, A26, A40, A54, A55, A56, A75, A76, A59, A69,
A3, A15, A43, A44, A45, A46, A94, A95, B l , D1, R1, R4, A18, A36,
A50, A7, A66, A67, A92, A93, A109, A110, A111, A39, A99, A19, A5,
A65, A88, A89, A77, A81, A82, A64, A105, A74, A79, A80, A85, A90,
A91, A 104, A107, Al, A2, A4, A16, A17, A51, A57, A60, A63, A86, A87,
A100, A102, A103, A106, A108, A113, A114, A115, A119, A122, Al23,
Al24, Al25, A126, A27,A28, A41, A42, A72, A73, A78, A61, A96, A97,
A98, A83,A84, A8, A70, A71, A59, A58, A121.
Per quanto rileva in questa sede, gli appellanti hanno contestato
la sussistenza del reato di lottizzazione e la decisione sulla
confisca.
Il reato ritenuto in sentenza e' ormai prescritto, ma
l'estinzione dell'addebito penale impone comunque la verifica della
possibilita' di addivenire ad un esito assolutorio ed il controllo
della ricorrenza o meno dei requisiti di legge per la conferma o per
la revoca della confisca.
Cio' posto, a giudizio della Corte gli appelli, pur sostenuti da
legittime doglianze per diversi profili, non sembrano meritevoli di
accoglimento in relazione alla violazione dei limiti previsti dalle
NTA del PRGC per gli aspetti che saranno di seguito evidenziati.
A questo punto la Corte, terminata la discussione delle parti,
dovendo pronunciarsi sulla disposta confisca, ritiene di sollevare la
questione di legittimita' costituzionale dell'art. 44 secondo comma
D.P.R. 380/01 nella parte in cui, qualora la confisca dei terreni
abusivamente lottizzati e delle opere abusivamente costruite sia
giudicata sproporzionata alla luce delle indicazioni della
giurisprudenza della C.E.D.U. espressa dalla Grande Camera nella
sentenza del 28 giugno 2018, Giem e altri c. Italia, non consente
l'applicazione in via principale di una sanzione meno grave, quale
quella dell'obbligo di procedere all'adeguamento parziale delle opere
eseguite per renderle integralmente conformi alle legittime
prescrizioni della generale pianificazione urbanistica, nei confronti
dei soggetti rimproveratili per aver tenuto solo una lieve condotta
colposa con riguardo alla lottizzazione abusiva.
Nella specie, la detta sanzione dell'ordine di adeguamento entro
un termine predeterminato, con applicazione della sanzione della
confisca unicamente in caso di mancato adeguamento, sarebbe del tutto
proporzionata alla solo parzialmente diversa destinazione d'uso
interna delle opere eseguite, all'accertato grado lieve della colpa
dei proprietari dei beni abusivamente lottizzati ed al ravvisato
contributo determinante della pubblica amministrazione comunale alla
realizzazione di quel risultato lottizzatorio illecito con l'adozione
di plurimi atti, deliberazioni e provvedimenti amministrativi
contrari alle prescrizioni del P.R.G..

Rilevanza della questione

Per la maglia D 1.1 le NTA del PRG comunale prevedevano all'art.
39, "Zone per attivita' secondarie relative all'artigianato di
servizio", quanto segue: "Le zone per attivita' secondarie relative
all'artigianato di servizio sono destinate alla concentrazione di
unita' locali operanti in stretto rapporto con la residenza,
Nell'ambito della volumetria prescritta e' consentito
l'insediamento di residenza nella misura massima di due alloggi, per
non piu' del 25% della volumetria. aventi le caratteristiche di legge
dell'edilizia economica e popolare".
Nella fattispecie in discussione, non vi furono violazioni delle
NTA del PRG nel piano di lottizzazione, ma in seguito si verificarono
molteplici anomalie documentali e materiali tali da rendere evidenti
le violazioni urbanistiche connesse al mancato rispetto della
richiesta proporzione tra area destinata alla residenza ed area
destinata all'attivita' artigianale.
Il piano di lottizzazione, privo di N.T.A., dapprima fu stravolto
in sostanza con il rilascio di permessi di costruire illegittimi,
deponenti per una palese collusione tra ufficio tecnico e
professionisti privati, e poi fu strategicamente rielaborato con una
variante atta a trasformare la zona in un'area a prevalente vocazione
residenziale in contrasto con le citate N.T.A. del P.R.G..
Dalla documentazione presente in atti emerge, con meridiana
evidenza, che l'ing. T, con il rilascio dei permessi di costruire per
la realizzazione delle opere edilizie all'interno dei singoli lotti e
poi con il rilascio di pareri favorevoli alle modifiche al piano di
lottizzazione richieste dai progettisti e lottizzanti, pose in essere
condotte causalmente orientate a realizzare una lottizzazione
abusiva.
L'imputato, consapevolmente falcidiando il limite del 25% fissato
dal PRG per l'insediamento residenziale consentito in ogni lotto,
elimino' ogni ostacolo frapposto al mutamento della destinazione
d'uso della maglia in questione, consentendo la realizzazione in
concreto di una zona a vocazione prevalentemente residenziale, come
voluto dai progettisti e costruttori.
Cio' fece esprimendo anche il parere favorevole all'approvazione
della c.d. "Variante", poi approvata definitivamente con delibera del
Consiglio comunale del 12 giugno 2006.
Le modifiche all'originario piano di lottizzazione costituivano
chiari indici della volonta' di perseguire prevalentemente una
destinazione residenziale della zona.
Cio' che rende palese una collusione tra settore pubblico e
settore privato e' rappresentato dalla circostanza che l'ing.
Turturro, ancora prima che fossero approvate le NTE che avrebbero
apportato le variazioni strutturali al P.d.L., gia' nel 2005 avesse
rilasciato ventuno permessi di costruire aventi una data di inizio
dei lavori precedente rispetto all'approvazione della variante e
contemplanti proprio le stesse modificazioni edilizie poi introdotte
dalla medesima "variante".
Le previste modifiche contenute nei permessi, altamente
significative, comportavano gia' una chiara trasformazione della
destinazione d'uso artigianale, imposta per quella zona dal piano
generale urbanistico; tuttavia, solo con nota del 28 settembre 2005
P. M. chiese formalmente che fossero apportate delle modifiche al
Piano di Lottizzazione.
Gli istanti, dunque, provvidero a trasmettere al Comune
di .... l'elaborato intitolato Norme Tecniche di Attuazione ed in
data 12 giugno 2006 il Consiglio Comunale di .... approvo' la
variante al piano di lottizzazione.
Dalla lettura delle "Norme Tecniche di Esecuzione" della Variante
si rileva che, rispetto alla Relazione Tecnica di approvazione
preliminare del Piano di Lottizzazione (anno 2000), furono introdotti
ulteriori aspetti alteranti, come la possibilita' di realizzare un
piano rialzato al posto del piano terra (modifica strutturalmente
piu' adeguata ad un uso abitativo perche' scarsamente compatibile con
le movimentazioni tipiche di una attivita' artigianale) ed un unico
collegamento verticale tra il laboratorio e l'abitazione e l'ufficio,
nonche' di dislocare la superficie a parcheggio in parte al piano
interrato (ovvero seminterrato, ed in parte al piano terra e di
realizzare volumi tecnici al piano lastrico solare.
Trattasi, in realta', di variazioni, rispetto all'originario
Piano di lottizzazione, che di fatto facilitarono in modo mirato la
realizzazione di soluzioni progettuali di tipo residenziale.
E' evidente che l'utilizzo di un unico collegamento verticale
avrebbe eliminato la netta separazione tra la zona residenziale e
quella destinata ad ufficio.
E' indubbio che un solo collegamento interno potesse giustificare
esclusivamente la destinazione residenziale dei vari piani, essendo
radicalmente impensabile sul piano logico che si potesse consentire
ai clienti di una attivita' artigianale di muoversi pure in ambienti
domestici, senza alcuna premura per la riservatezza propria e dei
familiari.
In ogni caso, sarebbe stato necessario quantomeno computare la
cubatura sviluppata, in ragione di una doppia funzionalita', per 50%
nella volumetria destinata alla "residenza" e per il restante 50%
nella volumetria destinata alla "produzione", con un diverso
risultato relativo alle cubature complessive e agli standard
urbanistici.
Altri dati fattuali lasciano comprendere che non vi fosse stata
alcuna assurda e scriteriata volonta' di creare spazi di una
condivisione del menage familiare con l'area dell'attivita'
artigianale da parte di lottizzanti, committenti, progettisti e
costruttori.
Infatti, come sottolineato dal giudice di primo grado, cio' che
affiora chiaramente dai risultati dei rilievi degli esami tecnici
compiuti dai consulenti e' che, in quasi tutti i casi, gli edifici
erano effettivamente adibiti all'uso residenziale, come evidenziato
da una serie di univoci indicatori esecutivi o da destinazioni
concretamente gia' impresse.
L'approvazione della variante, dunque, con le modifiche dalla
stessa apportate, ha determinato:
- un aumento della cubatura in ragione della destinazione
d'uso residenziale;
- un aumento dell'altezza utile dei corpi di fabbrica, in
quanto, mentre nella Relazione Tecnica per tutte le quattro le
tipologie dei lotti l'altezza era sempre mantenuta nella misura di
7,55 mt (<8 mt, come previsto dalle NTA del PRGC), con la Variante si
consentiva una nuova altezza che superava le prescrizioni di Piano
(almeno pari a 10,30 mt, per via del cosiddetto locale tecnico);
- un utilizzo diverso dei piani interrati, non piu'
qualificabili come aree a parcheggio in ragione della maggiorazione
delle altezze utili interne (che consentivano la trasformazione da
interrati a seminterrati) e della previsione di finestre alle pareti,
tali da offrire un livello di luminosita' accettabile e un'areazione
orientata ad altri usi.
Si continuo' a convergere verso la programmata funzione
residenziale di quegli immobili anche nel 2008, ancora una volta su
parere favorevole del dirigente dell'ufficio tecnico.
Si arrivera', infatti, ad approvare la possibilita' di vendere in
modo frazionato l'unita' produttiva e l'unita' residenziale,
annientando completamente la ragione stessa per la quale dovevano
essere previste delle residenze, in quanto in base alle prescrizioni
generali la parte produttiva doveva necessariamente essere connessa a
quella residenziale.
L'art. 39 delle NTA del PRG precisava che le unita' locali
dell'artigianato di servizio dovevano essere operanti in stretto
rapporto con la residenza.
Per la maglia in questione (D1.1) le NTA del PRG comunale
prevedevano che nell'ambito della volumetria prescritta era
consentito l'insediamento di residenza nella misura massima di due
alloggi, per non piu' del 25% della volumetria, aventi le
caratteristiche di legge dell'edilizia economica e popolare. Il
Comune di Giovinazzo era dotato di piano regolatore generale adottato
in via definitiva con delibera della giunta regionale del 31 maggio
1994 e gli elaborati coordinati redatti nel novembre 1996, in
esecuzione della delibera di giunta regionale del 27 dicembre 1991,
prescrivevano al punto 3 che "nella zona D 1 la percentuale di
volumetria destinabile a residenza va ridotta dal 50% al 25% del
volume totale. La parte residenziale deve essere realizzata insieme
alla parte produttiva ed essere a questa connessa."
E' stata fissata, nella programmazione generale da rispettare
necessariamente nei piani attuativi come quello in esame, un
funzionale legame, molto evidente, tra l'attivita' artigianale e
l'uso residenziale ed e' pure di palmare evidenza che tale vincolo
non potesse essere reciso.
Il Comune di Giovinazzo, dunque, su proposta ancora una volta
dell'ufficio tecnico, approvo' una delibera che consenti' ai
proprietari dei singoli lotti di vendere in modo frazionato l'unita'
(teoricamente) di servizio, scindendola dall'unita' residenziale ed
obliterando completamente lo scopo programmatico, cioe' quello di
realizzare, in un unico corpo di fabbrica, una parte produttiva e una
parte residenziale, inscindibili tra loro sul piano funzionale e con
il giusto rapporto di volumetrie (25% e 75%).
Il dato e' preoccupante se solo si consideri l'accertata ed
indiscutibile, perche' oggettivamente rilevata, destinazione
abitativa del piano rialzato o dell'intero primo piano (da dividere
tra ufficio e abitazione secondo il piano di lottizzazione) o del
lastrico solare in vari lotti.
Risulta allora conclamata la realizzazione di una lottizzazione
abusiva.
Le opere realizzate hanno comportato una trasformazione
urbanistica ed edilizia dei terreni in violazione delle prescrizioni
contenute nel piano regolatore generale.
La variante del piano di lottizzazione si poneva in palese ed
irreversibile contrasto con le prescrizioni del piano regolare
generale.
Nella specie, il mutamento della destinazione d'uso di una serie
di immobili da una vocazione assolutamente prevalente di tipo
artigianale ad una assolutamente prevalente di stampo residenziale ha
determinato indubbiamente l'alterazione del complessivo assetto del
territorio messo a punto con il principale strumento urbanistico di
pianificazione, in considerazione del fatto che l'organizzazione del
territorio comunale si attua con il coordinamento delle varie
destinazioni d'uso, in tutte le loro possibili relazioni, e con
l'assegnazione ad ogni singola destinazione d'uso di determinate
qualita' e quantita' di servizi.
La Suprema Corte, nella recente sentenza n. 8350/19 della terza
sezione penale, ha ribadito il principio secondo il quale il reato di
lottizzazione abusiva puo' configurarsi anche in presenza di
un'autorizzazione a lottizzare, quando l'esecuzione dell'intervento
edilizio sia eseguito in difformita' da quanto autorizzato ovvero
quando l'autorizzazione rilasciata sia illecita o illegittima per
contrasto con la normativa di settore e gli strumenti urbanistici.
Non va nemmeno ignorata quella giurisprudenza che si e' occupata
della questione della disapplicazione o meno degli atti
amministrativi illegittimi e che ricorda che il giudice penale non ha
il potere di disapplicare gli atti amministrativi illegittimi che non
comportano una lesione dei diritti soggettivi, a meno che tale potere
non trovi fondamento in una esplicita previsione legislativa oppure
qualora la legalita' dell'atto amministrativo si presenti, essa
stessa, come elemento essenziale della fattispecie criminosa (Cass.
pen. quarta sezione penale, n. 38610/17).
Ai fini della configurabilita' delle ipotesi di reato previste
nelle lettere b) e c) dell'art. 44 del d.P.R. n. 380 del 2001, si e'
chiarito che non possono ritenersi realizzate in "assenza" di
permesso di costruire le opere eseguite sulla base di un
provvedimento abilitativo meramente illegittimo, che non sia quindi
illecito o viziato da illegittimita' macroscopica tale da potersi
ritenere sostanzialmente mancante (Sez. 3, n. 7423 del 18 diceembre
2014 - dep. 19 febbraio 2015).
Con specifico riferimento alla questione della concessione
illegittima (oggi, del permesso di costruire illegittimo), si e' pure
chiarito che deve ritenersi inesistente la concessione edilizia non
riferibile oggettivamente alla sfera del lecito giuridico, in quanto
frutto dell'attivita' criminosa del soggetto pubblico che la rilascia
o del soggetto privato che la ottiene, e per la sua disapplicazione
non sono necessari la prova della collusione tra amministratore e
soggetti interessati o l'accertamento dell'avvenuto inizio
dell'azione penale a carico degli amministratori, sempre che risulti
evidente un contrasto con norme imperative talmente grave da
determinare non la mera illegittimita' dell'atto, ma la illiceita'
del medesimo e la sua nullita' (Sez. 3, n. 38735 del 11/07/2003).
La macroscopica illegittimita' degli atti amministrativi ricorre
nel caso di specie alla luce delle evidenze dianzi sottolineate.
E non vi e' alcun dubbio, nel solco di questo indirizzo
giurisprudenziale consolidato, sul fatto che l'attivita'
lottizzatoria si configuri mediante qualsiasi utilizzazione del suolo
che, indipendentemente dalla entita' del frazionamento fondiario e
dal numero dei proprietari, preveda la realizzazione, contemporanea o
successiva, di una pluralita' di edifici a scopo residenziale, che
postulino l'attuazione di opere di urbanizzazione primaria o
secondaria, occorrenti per le necessita' dell'insediamento ed anche
attraverso ogni intervento sul territorio tale da comportare una
nuova definizione dell'assetto preesistente, esistendo la necessita'
di attuare le previsioni dello strumento urbanistico generale
attraverso la redazione e la stipula di una convenzione lottizzatoria
adeguata alle caratteristiche dell'intervento di nuova realizzazione
e non in contrasto con previsioni di zonizzazione e/o localizzazione
dello strumento generale di pianificazione, che non possono essere
mai modificate da piani urbanistici attuativi.
Ricorre un'ipotesi di lottizzazione abusiva allorquando venga
posta in essere qualsiasi attivita' che oggettivamente comporti anche
solo il pericolo di una urbanizzazione non prevista o diversa da
quella programmata.
La Corte non ignora la necessita' di ravvisare almeno un profilo
colposo per la configurazione della lottizzazione.
La Corte di Cassazione, in numerose recentissime pronunce, ha
affermato il seguente principio: "deve ribadirsi, pertanto, che non
e' ravvisabile alcuna eccezione al principio generale stabilito per
le contravvenzioni dall'art. 42 c.p., comma 4, restando ovviamente
esclusi i casi di errore scusabile sulle norme integratrici del
precetto penale e quelli in cui possa trovare applicazione l'art. 5
c.p. secondo l'interpretazione fornita dalla Costituzionale nella
sentenza n. 364/1988".
Il reato si connette sempre e soltanto all'inosservanza delle
"prescrizioni" urbanistiche anzidette, sicche', da un lato, il
proprietario di un terreno non puo' predisporne una situazione
produttrice di alterazione o immutazione circa la programmata
destinazione della zona in cui esso e' situato e, dall'altro, il
soggetto che intende acquistare deve essere cauto e diligente
nell'acquisire conoscenza delle previsioni urbanistiche e
pianificatorie di zona riferite all'area che si accinge ad
acquistare.
Il compratore che omette di acquisire ogni prudente informazione
circa la legittimita' dell'acquisto si pone colposamente in una
situazione di inconsapevolezza che fornisce, comunque, un
determinante contributo causale all'attivita' illecita del venditore.
Il tardivo intervento repressivo dell'amministrazione comunale e'
inidoneo a configurare una incolpevole presunzione di legittimita'
(Cass. n. 34472/08).
Il reato di lottizzazione abusiva, come gia' detto, nella
molteplicita' di forme che esso puo' assumere in concreto, puo'
essere posto in essere da una pluralita' di soggetti, i quali, in
base ai principi che regolano il concorso di persone nel reato,
possono partecipare alla commissione del fatto con condotte anche
eterogenee e diverse da quella strettamente costruttiva, purche'
ciascuno di essi apporti un contributo causale alla verificazione
dell'illecito (sia pure svolgendo ruoli diversi ovvero intervenendo
in fasi circoscritte della condotta illecita complessiva) e senza che
vi sia alcuna necessita' di un accordo preventivo (Cass.n.
25968/2010; Cass. n. 48924/2009).
La condotta dell'acquirente, in particolare, non configura un
evento imprevisto ed imprevedibile per il venditore, perche' anzi
inserisce un determinante contributo causale alla concreta attuazione
del disegno criminoso di quel soggetto (Cass., Sez. Unite, 27.3.1992,
n. 4708) e, per la cooperazione dell'acquirente nel reato, non sono
necessari un previo concerto o un'azione concordata con il venditore,
essendo sufficiente, al contrario, una semplice adesione al disegno
criminoso concepito, posta in essere anche attraverso la violazione
(deliberatamente o per trascuratezza) di specifici doveri di
informazione e conoscenza che costituiscono diretta esplicazione dei
doveri di solidarieta' sociale di cui all'art. 2 della Costituzione
(vedi, sul punto, le argomentazioni svolte dalla Corte Costituzionale
nella sentenza n. 364/1988, ove viene evidenziato che la Costituzione
richiede dai singoli soggetti la massima costante tensione ai fini
del rispetto degli interessi dell'altrui persona umana ed e' per la
violazione di questo impegno di solidarieta' sociale che la stessa
Costituzione chiama a rispondere penalmente anche chi lede tali
interessi non conoscendone positivamente la tutela giuridica).
Quando risulti che l'acquirente sia consapevole dell'abusivita'
dell'intervento - o che avrebbe potuto esserlo spiegando la
normale diligenza - la sua condotta si lega con intimo nesso
causale a quella del venditore ed in tal modo le rispettive azioni,
apparentemente distinte, si collegano tra loro e determinano la
formazione di una fattispecie unitaria ed indivisibile, diretta in
modo convergente al conseguimento del risultato lottizzatorio.
Neppure l'acquisto del sub - acquirente puo' essere considerato
legittimo con valutazione aprioristica limitata alla sussistenza di
detta sola qualita', allorche' si consideri che l'utilizzazione delle
modalita' dell'acquisto successivo ben potrebbe costituire un sistema
elusivo, surrettiziamente finalizzato a vanificare le disposizioni
legislative in materia di lottizzazione negoziale.
I proprietari degli immobili, responsabili di una diretta
edificazione a seguito della partecipazione alla lottizzazione o
divenuti tali solo per effetto di un acquisto per cessione compiuta
dai lottizzanti, hanno invocato il precetto normativo contenuto
nell'art. 5 c.p. ed hanno infatti affermato che, nel caso di specie,
l'ignoranza della legge penale e' dovuta a fatto inevitabile; si
tratterebbe di soggetti dotati di una scarsa scolarizzazione e privi
di qualsiasi competenza in materia di urbanistica ed edilizia, i
quali si sono affidati a persone dotate di esperienza e
professionalita', quali organi comunali, tecnici progettisti,
ingegneri e notaio.
Non puo' essere invocato, in realta', nella specie, quel
principio di affidamento al fine di escludere l'elemento soggettivo.
Il piano culturale oggettivamente modesto, il livello non alto di
scolarizzazione e l'assoluta mancanza di competenze tecniche degli
imputati non sono elementi sufficienti, dato che gli stessi avrebbero
dovuto utilizzare una ordinaria diligenza e prudenza nella
partecipazione al progetto lottizzatorio o nell'acquisto della loro
proprieta'.
Gli elementi che inducono a ritenere che non possa essere affatto
ravvisata buona fede sono individuabili, innanzitutto, nella
circostanza che gli stessi fossero in grado di comprendere,
nonostante i limiti personali, l'importanza dell'intrapresa
operazione per la sua elevata portata economica e materiale.
Proprio la consapevolezza di tale rilevanza avrebbe dovuto
rendere gli imputati piu' cauti e prudenti nella partecipazione alla
lottizzazione o nella scelta dell'acquisto ed avrebbe dovuto indurli
ad utilizzare una adeguata diligenza nell'acquisire tutte le
informazioni necessarie sulla liceita' del progetto a cui stavano
partecipando.
E tale onere di diligenza o prudenza non puo' certo ritenersi
assolto di fronte all'evidenza della dominante realizzazione di
residenze in una zona etichettata come artigianale, univocamente e a
chiare lettere, dal piano regolatore generale ed indicata come tale
espressamente non solo negli atti della pianificazione esecutiva, ma
anche nei contratti preliminari ed in quelli definitivi di
compravendita.
Non occorreva un elevato grado di competenze tecniche specifiche
per comprendere quello che stava accadendo nella maglia D1.1, a cosa
si mirasse allorquando erano state apportate delle modifiche cosi'
sostanziali al piano di lottizzazione e per apprezzare la convergenza
delle volonta' di tutti ad attuare una plateale trasformazione
dell'originaria destinazione d'uso artigianale imposta a quella zona
dal principale piano urbanistico.
La mancanza di diligenza di tutti e' attestata anche da un
comportamento diverso tenuto da altri versanti nella medesima
condizione, sottraendosi all'acquisto per l'evidente contrasto tra il
dichiarato ed il realizzato.
Una diversa condotta era dunque esigibile.
Questo aspetto e' di non poco conto nella vicenda in esame, in
quanto gli imputati avevano un chiaro interesse personale a
partecipare alla lottizzazione per edificare a costi piu' vantaggiosi
su lotti di cui erano divenuti proprietari o per acquistare una
villetta a schiera ad esclusivi o comunque del tutto prevalenti scopi
abitativi, nonostante la vocazione artigianale della zona comunale.
A conferma del fatto che una minima prudenza avrebbe eliso
qualsivoglia responsabilita', vi e' pure il dato - valorizzato dal
primo giudicante - che alcuni lottizzanti o terzi acquirenti non
hanno edificato sul lotto, hanno avuto chiara percezione che
l'operazione lottizzatoria non presentasse dei profili regolari e si
sono astenuti dal porre in essere una attivita' edificatoria sul
suolo.
Ne' puo' scriminare la condotta degli imputati la circostanza di
aver stipulato alla presenza di un notaio. La Corte di Cassazione ha
enunciato il principio che "nell'illecito lottizzazione non puo'
ritenersi assiomaticamente sussistente la buona fede dell'acquirente
per il solo fatto che quegli si sia rivolto ad un notaio quale
pubblico ufficiale rogante".
L'intervento del notaio non garantisce una sorta di "ripulitura
giuridica" della originaria illegalita' dell'immobile abusivo,
permettendo che esso resti definitivamente radicato sul territorio,
ne' puo' consentire all'acquirente di godere di un acquisto
dolosamente o colposamente attuato in ordine ad un bene di
provenienza illecita ed al costruttore abusivo di conseguire comunque
il suo illecito fine di lucro. Argomentandosi in senso difforme (come
efficacemente rilevato in dottrina) lo scempio territoriale, che e'
intollerabile perche' perpetrato in violazione anche dei doveri di
solidarieta' sociale di cui all'art. 2 Cost., diventerebbe
praticamente intoccabile e la cultura dell'illegalita' diventerebbe
diritto acquisito (Cass. n. 15781/13).
Nella maglia in questione si stava realizzando una grande
operazione speculativa e, con l'assenso del dirigente dell'Ufficio
Tecnico del Comune di Giovinazzo e la copertura amministrativa del
Consiglio Comunale, si realizzavano villette a schiera, con costi
piu' bassi che in una zona residenziale per le imprese di
costruzioni, quindi con guadagni piu' elevati.
E' stato gia' ampliamente affrontato nella sentenza di primo
grado il discorso sui minori oneri di urbanizzazioni previsti in una
zona artigianale rispetto a quelli di una zona residenziale.
L'acquirente doveva almeno accorgersi dell'abusivita'
dell'intervento, spiegando la normale diligenza, e la sua condotta si
lega con intimo nesso causale a quella del venditore ed in tal modo
le rispettive azioni, apparentemente distinte, si collegano tra loro
e determinano la formazione di una fattispecie unitaria ed
indivisibile, diretta in modo convergente al conseguimento del
risultato della lottizzazione.
Si e' affermato che non e' necessario che l'acquirente del
terreno confiscato concorra nel reato di lottizzazione abusiva,
essendo sufficiente la mancanza di buona fede al momento
dell'acquisto stesso, che ben puo' essere desunto dalla realizzazione
delle opere le quali, anche a distanza di tempo, concretizzano la
finalita' dell'acquisto (e rendono manifesta la consapevolezza
dell'abusiva lottizzazione); ne' e' dirimente il fatto che il
pubblico ministero non abbia esercitato l'azione penale per il reato
di lottizzazione abusiva nei confronti degli acquirenti, non
potendosi desumere da cio' la loro estraneita', ai fini esecutivi,
dal reato di lottizzazione abusiva (Sez. 3, n.47729 dell'11 aprile
2018; v. anche Sez. 3, n. 130/18).
In realta', al di la' del fatto che un velo verbale potrebbe
essere stato anche usato nei contatti interpersonali dai soggetti
esperti del settore, il marchiano richiamo negli atti alla "zona
artigianale" avrebbe dovuto indurre subito, senza indugi, tutti i
privati non professionisti ad astenersi dal portare avanti
l'operazione di lottizzazione o compravendita.
L'alternativa e' chiara: sapevano anche loro che si trattasse di
una operazione illecita oppure, tenuto conto delle rassicurazioni
derivanti dal complesso delle circostanze, non prestarono,
colpevolmente, per mancanza di una minima diligenza esigibile,
attenzione al dato lampante della destinazione d'uso artigianale,
benche' presente anche negli atti preliminari o di compravendita, e
si cimentarono allora nell'affare con estrema superficialita'.
La sanzione per tali comportamenti e' quella della confisca ex
art. 44 secondo comma del dpr 380/01.

Non manifesta infondatezza

La prima questione da affrontare e' quella relativa alla
applicazione necessaria della confisca in caso di declaratoria di
prescrizione del reato di lottizzazione alla luce della
giurisprudenza della CEDU.
Va al riguardo precisato che, anche dopo la sentenza Varvara
della Cedu e prima della sentenza della Grande Camera del giugno
2018, nella giurisprudenza di legittimita' e' stato costantemente
sottolineato che e' legittima la confisca del bene lottizzato in
presenza di proscioglimento per intervenuta prescrizione quando sia
stata accertata, con adeguata motivazione, la sussistenza del reato
di lottizzazione abusiva nei suoi elementi, oggettivo e soggettivo
(Cass. Pen. sez. 3, n. 33051 del 10 maggio 2017).
In altra decisione (Cass. Pen. sez. 3, n. 53692 del 13 luglio
2017, ma si veda anche Cass. Pen. sez. 3, n. 18895 del 13 luglio
2017 - dep. 2018 - ) e' stata poi effettuata una approfondita
disamina dei principi espressi dalla Corte EDU alla luce della
giurisprudenza costituzionale, tenendo conto anche di quanto
evidenziato, in tema di confisca, dalle Sezioni Unite (segnatamente
da Cass. Pen. Sez. U, n. 31617 del 26 giugno 2015), ponendo in
evidenza, ancora una volta, come debba escludersi che l'accertamento
della responsabilita' debba essere necessariamente contenuto in una
statuizione di condanna per il reato in ordine al quale si procede.
Tale necessario epilogo e' escluso proprio dal tenore dell'art.
44, comma secondo, d.P.R. 380/ 2001, nonche' dalla ratio legis e
dalla natura dell'istituto, avente natura di sanzione amministrativa.
E' stata evidenziata l'antologica differenza tra confisca
urbanistica e confisca disciplinata nell'art. 240 cod. pen., essendo
la prima finalizzata ad una espropriazione a favore dell'autorita'
comunale, a differenza della confisca codicistica, la quale realizza
una espropriazione a favore dello Stato, con la conseguenza che la
confisca urbanistica, al pari dell'ordine di demolizione delle opere
edilizie abusive di cui all'articolo 31, comma 9, d.P.R. 380/2001, si
configura quale sanzione amministrativa applicata dal giudice penale
in via di supplenza rispetto al meccanismo amministrativo di
acquisizione dei terreni lottizzati al patrimonio disponibile del
comune (ai sensi dei commi 7 e 8 dell'articolo 30 d.P.R. 380/2001).
L'art. 578-bis cod. proc. pen., introdotto con il d.lgs. 1° marzo
2018, n. 21 ed in vigore dal 6 aprile 2018, dispone che "quando e'
stata ordinata la confisca in casi particolari prevista dal primo
comma dell'articolo 240 - bis del codice penale e da altre
disposizioni di legge, il giudice di appello o la corte di
cassazione, nel dichiarare il reato estinto per prescrizione o per
amnistia, decidono sull'impugnazione ai soli effetti della confisca,
previa accertamento della responsabilita' dell'imputato". Il
riferimento ad "altre disposizioni di legge", come osservato in
dottrina e nella recente giurisprudenza di legittimita' (v. da ultimo
Cass. Pen. SS.UU. n. 13539/2020), rende applicabile la disposizione
processuale anche alla confisca disposta ai sensi dell'art. 44 d.RR.
380/01.
Con la sentenza del 28.6.2018 la Grande Camera della CEDU,
prendendo le distanze dalle statuizioni della sentenza Varvara, ha
ritenuto che la constatazione della sussistenza di tutti gli elementi
del reato di lottizzazione abusiva, pur in presenza di una
declaratoria di improcedibilita' per prescrizione, costituisce in
sostanza una condanna nel senso inteso dall'art. 7 della CEDU.
La Corte, dopo aver premesso che, con decisioni generalmente
convergenti, ha sempre ritenuto, in precedenza, che l'imposizione
della confisca a seguito di condanna costituisce solo uno dei criteri
da considerare ai fini dell'applicazione dell'art. 7, ha qualificato
la confisca come "pena" nel senso indicato dall'art. 7, richiamando,
a tale proposito, la precedente sentenza Sud Fondi, anche in ragione
della natura e delle finalita' della confisca, indicata come
provvedimento eminentemente punitivo, nonche' avuto riguardo alla
gravita' degli effetti di tale provvedimento ed alle procedure di
adozione e di esecuzione dello stesso.
Nel concludere che le misure di confisca costituiscono «pene» ai
sensi dell'articolo 7 della Convenzione e che cio' comporta
l'applicabilita' di questa disposizione, anche in assenza di un
procedimento penale ai sensi dell'articolo 6, la Grande Camera ha
richiamato quanto evidenziato nella sentenza 49/2015 della Corte
Costituzionale, ove non si esclude la possibilita', per le autorita'
nazionali, di imporre «pene» mediante procedure diverse dai
procedimenti penali nel senso del diritto nazionale.
La Grande Camera ha riconosciuto anche che la giurisprudenza
interna si e' adeguata alle sue precedenti decisioni, dopo la
sentenza Sud Fondi, affermando che, anche in caso di non luogo a
procedere per intervenuta prescrizione, la confisca puo' essere
disposta solo se il reato risulta accertato quanto all'elemento
oggettivo e quello soggettivo, escludendone altresi' l'applicabilita'
nei confronti dei terzi in buona fede.
Nel richiamare, poi, la sentenza Varvara, ha osservato che tale
decisione non consente di ritenere che la confisca conseguente alla
lottizzazione abusiva debba necessariamente seguire ad una condanna
penale, dovendo la Corte EDU verificare soltanto che l'affermazione
di responsabilita' penale rispetti le garanzie stabilite all'articolo
7 della Convenzione e derivi da un procedimento che soddisfi le
esigenze dell'articolo 6.
La Corte ha affermato, poi, all'esito di varie considerazioni,
che, qualora i tribunali investiti accertino la sussistenza di tutti
gli elementi del reato di lottizzazione abusiva, pur pervenendo a un
non luogo a procedere soltanto a causa della prescrizione, tali
constatazioni, in sostanza, costituiscono una condanna nel senso
dell'articolo 7, che in questo caso non e' violato.
Assodato che, dunque, la confisca va disposta anche in caso di
proscioglimento per estinzione del reato per prescrizione ed
accertato che, essendo la prescrizione maturata dopo la sentenza di
primo grado tenuto conto della necessita' di riferirsi, per la
decorrenza del termine della consumazione, al completamento
dell'ultima opera realizzata in seno all'intera lottizzazione (senza
procedere ad una parcellizzazione delle condotte), occorre stabilire
se la detta misura sia o meno proporzionata al caso in esame.
Infatti, nella sentenza della Grande Camera del 28 giugno 2018 la
Corte EDU ha preso in considerazione l'aspetto della necessaria
proporzionalita' della misura, dato che l'art. 1 del Protocollo n. 1
richiede, per qualsiasi ingerenza, un ragionevole rapporto di
proporzionalita' tra i mezzi impiegati e lo scopo perseguito e tale
giusto equilibrio e' "rotto se la persona interessata deve sostenere
un onere eccessivo ed esagerato".
Conseguentemente, ha osservato (§301) che a tal fine possono
considerarsi ("may be taken") diversi parametri:
- la possibilita' di adottare misure meno restrittive, quali
ad esempio la demolizione di opere non conformi alle disposizioni
pertinenti o l'annullamento del progetto di lottizzazione;
- la natura illimitata della sanzione derivante dal fatto
che puo' comprendere indifferentemente aree edificate e non edificate
e anche aree appartenenti a terzi;
- il grado di colpa o di imprudenza dei ricorrenti o, quanto
meno, il rapporto tra la loro condotta e il reato in questione,
aggiungendo (§302) che deve essere offerta la possibilita', alla
persona interessata, di esporre adeguatamente le sue ragioni alle
autorita' competenti al fine di contestare efficacemente le misure
che violano i diritti garantiti dall'art. 1 del Protocollo n. 1.
Sull'ambito dell'estensione della confisca (tema centrale dei
casi esaminati nella sentenza del 28 giugno 2018) occorre adeguarsi
alla pronuncia della CEDU facendo leva su una interpretazione
convenzionalmente orientata, la quale del resto trova ampi agganci
nella giurisprudenza della Corte di Cassazione, che infatti impone di
limitare la sanzione ai beni effettivamente interessati dalla
lottizzazione e di non estenderla anche a quelli estranei alla
stessa.
Una assoluta novita' interpretativa e' rappresentata invece, in
seno alla valutazione della proporzionalita', dalla prospettata
possibilita' di applicare misure meno restrittive e di ponderare il
"grado di colpa o di imprudenza" (non l'assenza di colpa o prudenza)
ed il rapporto tra la condotta ed il reato, atteso che la confisca
delineata dall'art. 44 non poggia affatto su questi parametri e si
applica in maniera sostanzialmente incondizionata (a parte i limiti
derivanti dagli interventi diretti di confisca dell'autorita'
amministrativa, dall'intervenuta revoca dell'autorizzazione a
lottizzare o dalle decisioni ostative del giudice amministrativo
passate in giudicato).
All'esito di tali premesse, la sentenza ha affermato che
l'applicazione automatica della confisca in caso di lottizzazione
abusiva prevista - salvo che per i terzi in buona fede - dalla
legge italiana e' ritenuta in contrasto con i principi ricordati, in
quanto non consente al giudice di valutare quali siano gli strumenti
piu' adatti alle circostanze specifiche del caso di specie e, piu' in
generale, di bilanciare lo scopo legittimo soggiacente e i diritti
degli interessati colpiti dalla sanzione.
Sul punto, al fine di evidenziare la sproporzione della sanzione
nel caso in esame, vanno rimarcati alcuni aspetti:
- la lottizzazione assume rilevanza penale essenzialmente
per il mancato rispetto del parametro fissato dal PRG, che, definendo
l'area in questione come artigianale, consente la diversa
destinazione d'uso residenziale solo nella misura massima del 25%, ed
in stretta connessione operativa con l'attivita' artigianale; ne
consegue che una quota del 25% degli immobili realizzati ad uso
residenziale e' legittima e che, quindi, la lottizzazione abusiva
concerne astrattamente solo la quota immobiliare restante non
destinata ad uso artigianale, giacche' modificata per l'uso abitativo
non consentito dalla programmazione generale comunale; cio' gia'
porrebbe problemi di esecuzione della confisca;
- i proprietari che hanno partecipato alla lottizzazione o
hanno acquistato dai lottizzanti sono certamente quantomeno in colpa,
dato che, facendo leva su una dovuta minima diligenza, si sarebbero
dovuti astenere dal partecipare alla lottizzazione o dall'addivenire
all'acquisto immobiliare alla luce dell'impressa destinazione
prevalentemente artigianale della zona, ripresa del resto
espressamente negli atti pubblici e privati e quindi del tutto
agevolmente conoscibile da parte loro, ed avrebbero dovuto evitare di
trasformare o acquisire gli immobili per esclusivi o assolutamente
prevalenti usi abitativi senza essere del tutto certi di tale
possibilita'; non e' scusabile l'omesso controllo di un simile
elemento essenziale sul piano urbanistico per chi si cimenta in una
operazione edilizia o in un acquisto immobiliare, anche perche' tale
dato era agevolmente verificabile in quanto riportato in tutti gli
atti; si tratta di una regola basilare, quella del controllo
documentale dell'uso consentito per gli immobili in una determinata
zona territoriale, anche se la colpa di quei soggetti appare
contenuta e circoscritta e concorre infatti con profili marcatamente
dolosi di altri, visto che l'attivita' di lottizzazione svolta e'
deliberatamente nata dall'iniziativa e dal sostegno di numerosi
operatori del settore edilizio, tecnici, diversi professionisti e
plurimi soggetti incardinati anche nell'operativita' dell'ente
comunale chiamato al controllo, tutti con specifiche competenze e
ampie conoscenze della materia urbanistica;
- l'amministrazione, nonostante le nettamente diverse linee
programmatiche tracciate dal piano regolatore, ha contribuito
grandemente a creare quel risultato lottizzatorio, omettendo di dar
corso alla procedura imposta per i comparti in relazione al piano di
lottizzazione approvato nel 2000, approvando la variante illegittima
nel 2006 e la possibilita' di vendita frazionata della proprieta' nel
2008, nonche' rilasciando permessi di costruire palesemente
illegittimi in quanto in contrasto con quello strumento urbanistico
primario ed in diversi casi addirittura diretti ad anticipare
modifiche di piano solo in seguito introdotte dal consiglio comunale;
- i proprietari dei beni sono stati affiancati da esperti
del settore (progettisti, direttori dei lavori, costruttori, imprese
edili, agenti immobiliari, notaio) che hanno curato gli atti della
lottizzazione e delle vendite e reso possibile il complessivo
risultato finale illecito, per cui, pur non essendo esenti dalla
responsabilita' colposa per l'approccio estremamente superficiale al
tema della palese destinazione d'uso artigianale dell'area sulla
quale insistevano i loro immobili, si sono dimostrati solo molto
ingenui nel procedere egualmente, come emerso nell'esame di diverse
posizioni, all'investimento immobiliare piu' importante della loro
vita senza quella adeguata attenzione che, come accertato, aveva
indotto invece altri nelle medesime condizioni di estrazione sociale
e culturale ad astenersi dall'aderire ad una situazione vistosamente
opaca;
- la confisca, incidente sulla proprieta', determinerebbe
il risultato paradossale della destinazione finale degli immobili al
patrimonio del Comune di ... , che proprio con i suoi amministratori
pubblici, tecnici degli uffici preposti ai controlli e' dirigente del
settore urbanistico ha contribuito, con una incidenza causale
altamente significativa, a realizzare l'illecito con le marchiane
violazioni della normativa urbanistica primaria locale.
Vista questa lunga catena di responsabilita', che ha coinvolto
figure pubbliche e professionisti privati, tutti dolosamente
impegnati a raggiungere il risultato vietato, la Corte ritiene che
non meriti la sanzione della confisca l'anello debole e finale del
meccanismo, rappresentato dai proprietari che, per una negligenza non
scusabile sul piano giuridico ma comunque limitata, subirebbero un
danno enorme dalla perdita della proprieta' acquistata con grandi
sacrifici familiari e vedrebbero destinata la proprieta' lottizzata,
per giunta, proprio al Comune, i cui principali esponenti sono stati
i protagonisti negativi della creazione della situazione fondatamente
riscontrata dagli inquirenti.
Si ritiene che, in seno ad un doveroso bilanciamento delle
opposte esigenze, dunque alla ricerca di un equilibrio tra
l'ingerenza nel diritto del singolo e le esigenze di salvaguardia
dell'interesse generale, gli imputati ed i terzi che devono essere
chiamati a rispondere delle loro azioni solo per colpa debbano essere
messi in condizione di adeguare la destinazione d'uso, mediante
apposite opere, alle prescrizioni allo stato ineludibili del piano
regolatore generale.
Come evidenziato dalla terza sezione della Corte di Cassazione
nella sentenza n. 47280/19, e' rilevabile d'ufficio la questione
relativa alla violazione dell'art. 1 del protocollo n. l della CEDU,
cosi' come interpretato dalla sentenza della Corte Europea dei
diritti dell'uomo del 28 giugno 2018, nel caso G.I.E.M. s.r.l. e
altri c. Italia, in quanto le decisioni della Corte EDU, quando
evidenziano una situazione di oggettivo contrasto della normativa
interna con la Convenzione europea, assumono rilevanza anche nei
processi diversi da quello nel cui ambito sono state pronunciate.
La Corte ritiene che alla stregua dell'indirizzo della Grande
Camera sarebbe inutilmente vessatoria ed eccessivamente gravosa la
misura della confisca senza passare da quella rappresentata
possibilita' di adeguamento sostanziale.
Nondimeno, deve prendere atto della circostanza che l'art. 44
secondo comma dpr 380/01 non ammette in alcun modo sanzioni diverse
dalla confisca sul piano letterale e che una diversa interpretazione
della norma cosi' strutturata condurrebbe nella specie ad una
inammissibile operazione creativa, certamente preclusa dai canoni
generali dell' interpretazione.
Non e' possibile interpretare l'art. 44 cit. in maniera
convenzionalmente orientata, ovvero conforme alli pronuncia della
Grande Camera della CEDU, e, quindi, la norma va sottoposta ad un
vaglio d costituzionalita' in relazione all'art. 117 primo comma
Cost. nella parte in cui e' previsto che la potesta' legislativa
debba essere esercitata dallo Stato nei rispetto dei vincoli
derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi
internazionali.
E' noto che le sentenze della Corte Costituzionale nn. 348 e 349
del 2007 hanno segnalato che le norme della CEDU, ancorche'
direttamente vincolanti nell'interpretazione offerta dalla Corte di
Strasburgo, non possono comportare la disapplicazione delle norme
interne con esse contrastanti, se ed in quanto queste ultime siano
attuative di principi affermati dalla Costituzione, cui anche le
norme convenzionali debbono ritenersi subordinate quali fonte
interposte ai sensi dell'art. 117 Cost. (norma che distingue i
vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario da quelli
riconducibili agli obblighi internazionali come la CEDU); quindi in
tal caso la legge nazionale in contrasto irreversibile con la CEDU va
sottoposta allo scrutinio del giudice delle leggi per la verifica
della fondatezza del sospetto di incostituzionalita' per contrasto
con gli obblighi internazionali previsti dall'art. 117; con
riferimento alla CEDU, infatti, non puo' operare, secondo la
Consulta, il meccanismo di adattamento automatico di cui all'art. 10
comma primo Cost., in quanto tale norma costituzionale, afferente ai
principi consuetudinari, non e' applicabile alle norme internazionali
pattizie; ne' puo' essere esteso il meccanismo di adattamento delle
norme comunitarie di cui all'art. 11 Cost., perche' quelle della CEDU
non sono norme emanate nell'ambito dell'ordinamento sopranazionale e
non rientrano nell'ambito di una rinuncia da parte dello Stato ad una
parte della sovranita' nazionale.
Il primo controllo cui tenuto il giudice nazionale e'
rappresentato dall'accertamento di compatibilita' della norma interna
con la Costituzione e con la CEDU, al fine di offrire una lettura
ermeneutica che sia nel contempo costituzionalmente e
convenzionalmente orientata, avuto riguardo alle indicazioni offerte
dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Strasburgo.
Illuminante e' la sentenza n. 196 del 2010 della Consulta nel
tracciare il percorso da seguire in tal caso. La Corte
Costituzionale, qualora sia sollevata una questione di legittimita'
costituzionale di una norma nazionale rispetto all'art. 117, primo
comma, Cost. per contrasto - insanabile in via interpretativa -
con una o piu' norme della CEDU», deve preliminarmente accertare
l'esistenza del contrasto «e, in caso affermativo, verificare se le
stesse norme CEDU, nell'interpretazione data dalla Corte di
Strasburgo, garantiscono una tutela dei diritti fondamentali almeno
equivalente al livello garantito dalla Costituzione italiana» (cosi
gia' la sentenza n. 349 del 2007); «in presenza di un apparente
contrasto fra disposizioni legislative interne ed una disposizione
della CEDU, anche quale interpretata dalla Corte di Strasburgo, puo'
porsi un dubbio di costituzionalita', ai sensi del primo comma
dell'art. 117 Cost., solo se non si possa anzitutto risolvere il
problema in via interpretativa», giacche' soltanto «ove l'adeguamento
interpretativo, che appaia necessitato, risulti impossibile o
l'eventuale diritto vivente che si formi in materia faccia sorgere
dubbi sulla sua legittimita' costituzionale, la Corte potra' essere
chiamata ad affrontare il problema della asserita incostituzionalita'
della disposizione di legge» (sentenza n. 239 del 2009).
Nella sentenza n. 93 del 2010 la Consulta ha precisato che, nel
caso in cui si profili un eventuale contrasto tra una norma interna e
una norma della CEDU, il giudice nazionale comune deve, quindi,
preventivamente verificare la praticabilita' di una interpretazione
della prima conforme alla norma convenzionale, ricorrendo a tutti i
normali strumenti di ermeneutica giuridica (sentenza n. 239 del
2009), e, ove tale soluzione risulti impercorribile (non potendo egli
disapplicare la norma interna contrastante), deve denunciare la
rilevata incompatibilita' proponendo questione di legittimita'
costituzionale in riferimento al parametro dianzi indicato (v. anche
la sentenza n. 311/09).
Da un lato, la CEDU, in linea con l'art. l del Protocollo n. 1
della Convenzione, ritiene che la confisca non sia sempre
proporzionata nel reato di lottizzazione, elenca le situazioni in cui
potrebbe verificarsi tale sproporzione e va opportunamente adottata
una sanzione meno grave, tra le quali rientra senza dubbio il caso in
discussione nel presente procedimento in forza delle esposte
argomentazioni; dall'altro lato, l'art. 44 cit. non ammette soluzioni
sanzionatorie meno gravi della confisca in caso di accertamento della
ricorrenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi del reato di
lottizzazione abusiva e di comprovata colpa anche dei terzi
acquirenti.
Una confisca disposta nel presente procedimento esporrebbe la
decisione giudiziaria che la contiene, e di conseguenza lo Stato,
alle censure della CEDU, per cui s'impone la necessita' di sottoporre
al giudizio della Corte Costituzionale la valutazione di una
fondatezza della questione di legittimita' costituzionale dell'art.
44 per contrasto con l'art. 117 Cost., con la conseguenza
dell'introduzione di forme meno severe di sanzione nell'art. 44
(mutuando, ad esempio, il sistema di prescrizioni previsto per
rendere le opere conformi alle disposizioni tecniche sostanziali in
materiale antisismica, come previsto dall'art. 98 terzo comma del dpr
380/01).
Alcune indicazioni presenti nelle sentenze n. 49/2015 e 348 e
349/2007 della Corte Costituzionale devono guidare l'interprete in
queste situazioni:
- sarebbe errato ritenere che la CEDU abbia reso gli
operatori giuridici nazionali, e in primo luogo i giudici comuni,
passivi ricettori di un comando esegetico impartito altrove nelle
forme della pronuncia giurisdizionale, quali che siano le condizioni
che lo hanno determinato;
- giudice nazionale non puo' spogliarsi della funzione che
gli e' assegnata dall'art. 101, secondo comma, Cost, con il quale si
«esprime l'esigenza che il giudice non riceva se non dalla legge
l'indicazione delle regole da applicare nel giudizio, e che
nessun'altra autorita' possa quindi dare al giudice ordini o
suggerimenti circa il modo di giudicare in concreto» (sentenza n. 40
del 1964; in seguito, sentenza n. 234 del 1976), e cio' vale anche
per le norme della CEDU, che hanno ricevuto ingresso nell'ordinamento
giuridico interno grazie a una legge ordinaria di adattamento;
- certamente, il giudice comune non potra' negare di dar
corso alla decisione promanante dalla Corte di Strasburgo che abbia
definito la causa di cui tale giudice torna ad occuparsi, quando
necessario, perche' cessino, doverosamente, gli effetti lesivi della
violazione accertata (sentenza n. 210 del 2013); in tale ipotesi «la
pronunzia giudiziaria si mantiene sotto l'imperio della legge anche
se questa dispone che il giudice formi il suo convincimento avendo
riguardo a cio' che ha deciso altra sentenza emessa nella stessa
causa» (sentenza n. 50 del 1970); quando, invece, si tratta di
operare al di fuori di un simile presupposto, resta fermo che
«l'applicazione e l'interpretazione del sistema di norme e'
attribuito beninteso in prima battuta ai giudici degli Stati membri»
(sentenza n. 349 del 2007); cio' non vuol dire, pero', che questi
ultimi possano ignorare l'interpretazione della Corte EDU, una volta
che essa si sia consolidata in una certa direzione;
- corrisponde infatti a una primaria esigenza di diritto
costituzionale che sia raggiunto uno stabile assetto interpretativo
sui diritti fondamentali, cui e' funzionale, quanto alla CEDU, il
ruolo di ultima istanza riconosciuto alla Corte di Strasburgo;
- quest'ultimo, poggiando sull'art. 117, primo comma,
Cost., e comunque sull'interesse di dignita' costituzionale appena
rammentato, deve coordinarsi con l'art. 101, secondo comma, Cost, nel
punto di sintesi tra autonomia interpretativa del giudice comune e
dovere di quest'ultimo di prestare collaborazione, affinche' il
significato del diritto fondamentale cessi di essere controverso; e'
in quest' ottica che si spiega il ruolo della Corte EDU, in quanto
permette di soddisfare l'obiettivo di certezza e stabilita' del
diritto;
- il primo dovere dell'interprete e' di verificare se e'
effettivamente riscontrabile un contrasto tra norme interne delle
quali debba farsi applicazione nel caso concreto e norme CEDU, o se,
invece, la disciplina nazionale sia in linea, anche attraverso una
interpretazione adeguatrice, con quella convenzionale; in
quest'ultima ipotesi non puo' evidentemente sorgere alcun problema
dall'applicazione della norma interna, mentre, nel caso di accertato
insanabile contrasto, tale norma e' soggetta al sindacato di
costituzionalita' ex art. 117 Cost, per violazione della norma
convenzionale interposta, essendo escluso che possa direttamente
farsi applicazione di quest'ultima obliterando il contrario disposto
di una norma interna (si vedano ad esempio, per tale evenienza, due
recenti casi di incidente di costituzionalita' promosso dalle Sezioni
Unite penali con le ordinanze n. 41694 del 18 ottobre 2012 Nicosia, e
n. 34472 del 19/04/2012, Ercolano);
- altro aspetto, anch'esso definitivamente esplorato, e'
quello della forza vincolante della giurisprudenza della Corte EDU
nei confronti del giudice nazionale; data la natura eminentemente
casistica di tali sentenze, che per di piu' si riferiscono a una
pluralita' di ordinamenti, il vincolo per il giudice nazionale
sussiste esclusivamente con riguardo a un orientamento convenzionale
"consolidato" ovvero a una decisione "pilota" in senso stretto, la
quale, cioe', con riferimento a un determinato ordinamento nazionale,
ne evidenzi lacune o contrasti strutturali con la CEDU (per tutte, da
ultimo, Corte Cost. sent. n. 49 del 2015).
Nella sentenza della Grande Camera del 28 giugno 2018 si afferma:
"la Corte sottolinea che le sue sentenze hanno tutte lo stesso valore
giuridico. Il loro carattere vincolante e le loro autorita'
interpretativa non possono pertanto dipendere dal collegio giudicante
che le ha pronunciate".
In ogni caso, senza entrare in un approfondimento del tema del
consolidamento dell'orientamento o della sentenza pilota, resta il
dato che la questione della necessaria proporzionalita' della
confisca per evitare violazioni del Protocollo n. 1 e' stata posta
comunque dalla Grande Camera, ovvero dal massimo consesso della CEDU,
e che la Corte costituzionale ha definito le pronunce della Grande
Camera della Corte di Strasburgo come espressione del diritto vivente
europeo (sentenza n. 43/2018).
Inoltre, in quella pronuncia, la Grande Camera ha affrontato casi
sorti nel panorama giudiziario italiano, per cui i principi affermati
attengono strettamente ai tratti peculiari del nostro ordinamento
giuridico nazionale.
Cio' stabilito, il Collegio ritiene che quell'interpretazione
della Grande Camera sia da reputare un dato fermo e vincolante con
riguardo alla CEDU, non possa essere recepita nel nostro ordinamento
per effetto di una operazione ermeneutica convenzionalmente
orientata, essendo una simile esegesi vietata radicalmente dal dato
letterale insormontabile dell'art. 44 secondo comma DPR 380/01, che
contempla unicamente in via obbligatoria la confisca, e quindi si
ponga come non manifestamente infondata la questione di legittimita'
costituzionale dello stesso art. 44 secondo comma dpr 380/01 nella
parte in cui non consente una sanzione meno grave della confisca per
i casi di lieve responsabilita' colposa dei singoli soggetti
nell'alveo del reato di lottizzazione.



 

 


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